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Full text of "Accademia Militare Di Modena Armi 1949"

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ACCADEMIA MILITARE 

- UFFICIO ADDESTRAMENTO E STUDI • 



ARMI 


I ANNO 


Lezioni tenute dal Capitane f. Emilio Bernardini 


- 1960 - 


"edizione fuori commercio 




CAPITOLO I 


ARMA è, in genere, qualunque mezzo atto ad accrescere le possi 
bilità fisiche dell'uomo per offendere o per difendersi. 

CLASSIFICAZIONE . - Le armi vengono classificate in: 

- armi bianche, 

- armi da fuoco. 

ARMI BIANCHE. - Sono cosi chiamate per distinguerle dalle armi da 
fuoco e, probabilmente, per la lucentezza del metallo. Esse si divi¬ 
dono in: 

- offensive , destinate a produrre lesioni per mezzo della forza 
muscolare dell'uomo (es. : sciabola baionetta, pugnali, ecc.), 

- difensive, destinate a proteggere le parti più vulnerabili del cor 
po, annullando o diminuendo gli effetti d'urto delle armi offensi 
ve (es. : scudi, elmetti, ecc.). 

ARMI DA FUOCO . - Le armi da fuoco sono macchine termo-balisti ¬ 
che capaci di lanciare un corpo pesante - proietto - destinato ad of¬ 
fendere un bersaglio posto a distanza, utilizzando la forza espansi¬ 
va dei gas prodotti dalla trasformazione di una sostanza esplosiva - 
carica di lancio - fatta esplodere nell'interno di un tubo resistente - 
canna o bocca da fuoco, ; 

Se ne deduce che gli elementi fondamentali di un'arma da fuoco 

✓ 

sono: 

- la canna (apparecchiatura meccanica); 

- il proietto (utensile); 

- la carica (energia motrice). 


ARMI- Parte 1* 


Disp. r - ACCAD. MILIT. - MODENA. 



SUDDIVISIONE. 


Le armi da fuoco si dividono in: 

- armi portatili; 

- artiglierie. 

Le armi portatili h anno come caratteristica precipua il piccolo ca 
libro e la leggerezza; possono essere trasportate ed efficacemente 
impiegate da un solo uomo (eccezionalmente due o tre uomini) ; lan¬ 
ciano proietti pieni, sono adoperate nella lotta ravvicinata. 

Le artiglierie sono armi di maggior potenza (di calibro superiore 
ai 20 mm. ) che, a causa del loro peso e dell'ingombro, richiedono 
per il trasporto appositi mezzi (animali o meccanici) e, per il tiro, 
stabile appoggio sul terreno ed il servizio di più uomini. 

Usano proietti scoppianti e sono impiegate per la lotta a distanza. 

DENOMINAZIONE. 

Le armi da fuoco sono denominate specificando: 

- tipo e modello (es. : mitragliatrice "Breda" mod. 37); 

- calibro, espresso in mm. ; 

- lunghezza dell'anima, solo per le artiglierie, usando come uni 
tà di misura il calibro dell'arma stessa (es. : 57/50 - 75/22 s. r. 
57/21 - ecc. ). 


o 




- 3 - 


CAPITOLO II 


LA CANNA 


La canna è un tubo metallico di conveniente calibro, lunghezza e 
spessore, destinata a contenere la cartuccia ed avente il compito di 
consentire l'utilizzazione dei gas della carica per la propulsione del 
proietto. 

La canna può essere: 

- semplice, quando è costituita da un unico pezzo di metallo omo¬ 
geneo; 

- composta, quando è costituita da uno o più tubi o strati sovrap¬ 
posti. 

Le canne delle armi portatili sono sempre a pareti semplici. 

ELEMENTI STRUTTURALI. 

Gli elementi strutturali di una canna sono (fig. 1): 

- l'anima; 

- la camera di cartuccia; 

- la rigatura; 

- la volata con il vivo di volata; 

- la culatta con il vivo di culatta. 



(fig. 1) 

RESISTENZA DI UNA CANNA A PARETI SEMPLICI. 

La canna, per la pressione dei gas prodotti dalla deflagrazione 
della carica, è sollecitata a dilatarsi trasversalmente e ad allunga_r 
si longitudinalmente. A dette sollecitazioni essa deve opporre una re- 







sistenza che le consenta non solo di non rompersi, ma anche di non 
deformarsi permanentemente. Questa resistenza dipende: 

- dalla natura del metallo (qualità molecolare); 

- dallo spessore delle pareti della canna (quantità molecolare); 

- dal valore della pressione dei gas. 

I primi due fattori sono tra loro interdipendenti e sono in funzio¬ 
ne del terzo. 

Noi esamineremo separatamente le due resistenze: quella trasve_r 
sale e quella longitudinale. 

Al fine di vedere più chiaro l'argomento facciamo qualche richia¬ 
mo di fisica relativo alla elasticità dei corpi. 

Tutti i corpi sollecitati da forze esterne si deformano o tendono 
a deformarsi. Detta deformazione può essere: 

- elastica , quando scompare al cessare dell'azione determinante; 

- permanente, quando permane in parte anche dopo che la forza ha 
cessato di agire (fig. 2). 

Chiamasi carico al limite di elasticità lo sforzo, per unità di su¬ 
perficie, corrispondente alla massima deformazione elastica; cari¬ 
co di rottura lo sforzo unitario necessario per rompere un corpo. 

Ogni metallo o lega è caratterizzato da determinati valori del ca¬ 
rico al limite di elasticità e del carico al limite di rottura. In pratica 
al fine di garantire che le deformazioni rimangano certamente al di 
sotto del limite di elasticità, si pone un limite al valore massimo del 
carico unitario, molto al di sotto del carico al limite di elasticità; ta 



le carico si chiama carico di sicurezza . I vari carichi si esprimono 
o 

in Kg. per mm di azione sulla superficie del corpo sollecitato. 



- 5 - 


Resistenza trasversale. 

Consideriamo la canna come costituita da infinite fibre circolari 
concentriche. Sotto l'azione della pressione dei gas dette fibre si di 
latano e tendono ad aumentare di diametro in quanto le loro molecole 
sono sottoposte ad uno sforzo tangenziale che tende ad allontanare le 
une dalle altre. 

Sottoponendo le fibre più interne al carico al limite di elasticità, 
cioè al massimo sforzo possibile senza deformarle permanentemen¬ 
te, le altre fibre più esterne sono tanto meno sollecitate quanto più 
lontane dal centro. Ciò perchè: 

- la pressione che esse sopportano è già diminuita per aver defor 
mato le fibre più interne; 

- aumentando la superficie sulla quale la pressione agisce, dimi¬ 
nuisce la pressione unitaria. 

Chiariamo quanto sopra, rappresentando graficamente la resistevi 
za elastica di una canna in corrispondenza di una determinata sezio¬ 
ne trasversale (fig. 3). 


r 



(fig. 3) 

Supponiamo che essa abbia, in corrispondenza ad un punto stabi¬ 
lito dell'anima, un certo spessore ed ivi sia soggetta ad una pressio 
ne massima tale che le fibre dello strato dell'anima lavorino al limi 
te dell'elasticità. Riportiamo in iscala e tangenzialmente ad ogni stra 


to, in corrispondenza ad uno stesso raggio OX, il valore della ten¬ 
sione unitaria (1) di quello strato (2). 

L'andamento delle tensioni risulta rappresentato dalla curva T , 

Tj.T n , convessa verso l'asse OX al quale si avvicina. Tale 

andamento è dovuto al fatto che mentre la fibra più interna lavora al 
carico limite di elasticità, e concorre quindi al massimo della resi¬ 
stenza, le fibre successive, procedendo verso l'esterno, lavorano e 
concorrono alla resistenza in misura minore. 

E' facile adesso osservare come, aumentando lo spessore, aumen 
ta la resistenza complessiva (cioè il lavoro resistente alla deforma¬ 
zione), ma diminuisce sempre più il lavoro delle fibre esterne. Il 
diagramma della curva risulterà perciò un prolungamento di quello 
già disegnato e si avvicinerà di più all'asse OX. Ne risulta che per 
un certo valore dello spessore degli strati aggiunti si può considera¬ 
re che il diagramma incontra l'asse delle x e quindi le fibre oltre 
il punto M non intervengono più nella resistenza. Perciò, se la pre_s 
sione interna diviene tale che gli strati interni sorpassano il limite 
elastico, questi si deformano perchè non trovano alcun concorso da 
parte degli strati esterni oltre il punto M. In pratica non conviene 
giungere allo spessore OM, perchè il peso della canna risulterebbe 
troppo elevato. 

La balistica interna dimostra che: 

- allo spessore di mezzo calibro corrisponde la resistenza di 
0, 500 6 (carico limite di elasticità). 


(1) - Tensioni che in fisica sono dette forze interne e forze elastiche 

dei corpi. Le pressioni e le tensioni si misurano in atmosfere 
o nell'equivalente valore in Kg. sull'unità di superficie prescel 
ta; una atmosfera, equivale a Kg. 1, 033 per cm^. 

Trattandosi di armi portatili si usa prendere per unità di supe_r 
ficie il mm^ e perciò a tale superficie occorre riferirsi allorché 
si parla di pressioni, tensioni, carichi di sicurezza, di elastici 
tà o di rottura. 

Per esempio: dire che una canna lavora normalmente alla pres¬ 
sione di 300 atmosfere, vuol dire che la pressione massima sul 
le pareti dell'anima è di Kg. 30, 990 per mm^. 

(2) - Si fa il solo diagramma delle tensioni trasversali. 




- 7 - 

- allo spessore di 1 calibro corrisponde la resistenza di 0, 632 0 ; 

- allo spessore di 1, 5 " " " " " 0, 682 0 ; 

- allo spessore di oo " " " " " 0, 750 0 . 

Dunque, superando lo spessore di un calibro, un piccolo aumento 
di resistenza sarebbe ottenuto a spese di un notevole aumento di pe¬ 
so (il peso cresce in ragione del calibro). 

In pratica lo spessore è ancora più limitato. Per le armi portati 
li il massimo spessore che non conviene oltrepassare è pari ad un 
calibro e mezzo. 

Resistenza longitudinale. 

La canna delle armi da fuoco è sottoposta a sollecitazione longitu 
dinaie per effetto della pressione che si esercita sulla faccia anterio 
re del congegno di chiusura. Essa, infatti, per l’azione di detta prejs 
sione, è costretta a rinculare con una certa velocità. A tale suo mo¬ 
vimento si oppone l'inerzia della massa antistante e la resistenza op 
posta dal sostegno al quale è fissata. A causa di queste resistenze 
ogni sezione del tubo antistante alla faccia anteriore del congegno di 
chiusura è sottoposto ad uno sforzo di trazione diretto parallelamen¬ 
te all’asse della canna, sforzo che determina una deformazione lon¬ 
gitudinale, di grandezza decrescente dal fondo dell'anima alla bocca 
(fig. 4). 








(fig. 4) 


1 - azione dei gas 

2 - azione dei gas 

3 - reazione del sostegno 

4 - inerzia 

► 5 - sollecitazioni longitudinali 



Metallo. 


Con il sistema di costruzione a pareti semplici la resistenza del 
la bocca da fuoco è quella conferitale principalmente dalla qualità 
del metallo impiegato. 

I requisiti che si richiedono a quest’ultimo sono: 

- elevato carico al limite di elasticità; 

- grande tenacia, possibilità cioè di subire grandi deformazioni 
permanenti prima di rompersi (la tenacità di un metallo è misurata 
dal suo coefficiente o carico di rottura); 

- grande durezza per resistere agli attriti dovuti al movimento 
del proietto nell'anima; 

- resistenza al potere erosivo della polvere; 

- essere facilmente lavorabile. 

Dette qualità sono possedute in maniera particolare dall'acciaio 
il quale è perciò, il metallo universalmente impiegato nella fabbri¬ 
cazione delle canne. 

L'acciaio è una lega del ferro con carbonio in percentuali dal 
0, 25 % all'l, 7 %. L'aggiunta di uno o più elementi, come nichel, ero 
mo, manganese, vanadio, tungsteno, conferisce ad esso particolari 
qualità esaltandone, in genere, l'elasticità. L'acciaio è suscettibile 
di tempera: trattamento termico che consiste nel fissare nella mas¬ 
sa del metallo, a freddo, strutture interne caratteristiche che si ve 
rificano solo quando il metallo è portato a determinate temperature. 
L'acciaio così trattato acquista proprietà di durezza, tenacità, ela¬ 
sticità. 

Nelle armi di minor potenza normalmente è impiegato l'acciaio 
semplice . Nei fucili mitragliatori e mitragliatrici viene invece us_a 
to acciaio legato . 

PROFILO ESTERNO . 

TI profilo esterno deve assicurare in ogni punto della canna uno 
spessore conveniente per resistere alla pressione massima che in 
tal punto si può verificare. 



- 9 - 


Nel calcolo dello spessore da dare alle pareti, si tiene conto del 
diagramma delle pressioni. Di solito è sufficiente conoscere (fig. 5): 

- la pressione massima misurata dall'ordinata mM ed il percor 
so Om, che le corrisponde, compiuto dal proietto; 

- la pressione misurata dall'ordinata tT che si verifica nell'i¬ 
stante in cui termina la combustione della carica e dopo il percorso 
Ot del proietto; 

- le pressioni in altri due o tre punti verso la volata. 

Dal punto di pressione massima al fondo dell'anima, compresa 
quindi la camera di cartuccia, tutte le sezioni debbono sopportare 
la pressione massima ed, in conseguenza, lo spessore sarà massi¬ 
mo. Dal punto di pressione massima alla volata le pressioni vanno 
decrescendo per cui lo spessore diminuirà gradatamente. 



(fig. 5) 

Se la resistenza in ogni tratto fosse calcolata sulla base del cari 
co al limite di elasticità del metallo, avremo un profilo il quale non 
offrirebbe sicurezza nel caso si verificasse un anormale comporta¬ 
mento della carica, che può produrre: 

. un aumento della pressione massima; 

. lo spostamento, verso la volata, del punto di pressione massima; 

. le due cause predette concomitanti. 








Pertanto, al profilo teorico si sostituisce un profilo pratico che 
prevede, nel calcolo degli spessori: 

. l'aumento di 1/4 dello spessore teorico; 

. lo spostamento per un certo tratto, verso la volata, dello spesso¬ 
re massimo. 

LUNGHEZZA. 

La lunghezza è elemento che influisce direttamente sulle qualità 
balistiche e tattiche dell'arma. 

La lunghezza totale della canna , misurata dal vivo di culatta al vi 
vo di volata, è determinata soprattutto da esigenze pratiche relative 
alla maneggevolezza ed all'impiego (peso, ingombro). 

La lunghezza dell'anima (parte rigata), ossia lo spazio percorso 
dal proietto, è indice della capacità dell'arma ad imprimere al pro¬ 
ietto velocità più o meno grandi. 

PESO E RINCULO . 

In relazione alle caratteristiche dell'arma che si vuole costruire 
vengono determinate le dimensioni della canna (calibro, lunghezza, 
spessore); viene, cioè, stabilito indirettamente il peso che dovrà a- 
vere la canna. 

Tenendo presente che il peso della canna influisce direttamente 
sulla costituzione e sul peso del sostegno, si può senz'altro afferma 
re che esso è l'elemento determinante il peso totale dell'arma. 

Vediamo adesso da quale relazione sono legati il peso dell'arma 
ed il rinculo. 

All'atto della deflagrazione della carica di lancio si generano dei 
gas che tendono ad espandersi in tutti i sensi e le cui forze sono sin 
tetizzate dalle freccie riportate nella figura 6. 

Si stabilisce una forza interna che agisce sul complesso canna- 
proietto e mentre il proietto si sposta in avanti la canna tende a spo 
starsi indietro. 

Sia P il peso dell'arma, p il peso del proietto, v la velocità di 
rinculo dell'arma e V la velocità del proietto. In virtù di una nota 


- 11 - 


legge di fisica - ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e 
contraria - i prodotti Pv e pV, che sono quantità di moto, saranno 
uguali. Si avrà cioè Pv = pV da cui si ricava la velocità di rinculo: 


v 




a-a - forza dilaniatrice (fig. 6) 

b - forza propulsiva 
c - forza di rinculo 

Detta espressione sta a dimostrare che per avere una velocità di 
rinculo piccola è necessario che il peso dell'arma sia grande. 

Nelle armi moderne si tende a diminuire la prima senza, per al¬ 
tro, aumentare il peso dell'arma. Si usano, a tal fine, particolari 
accorgimenti costruttivi (conveniente angolo di calcio) oppure dispo 
sitivi speciali (ammortizzatori del rinculo, freni di bocca). 

RIGATURA . 

La rigatura è l'insieme dei solchi che sono praticati nell'interno 
della canna e nei quali si impegnano altrettante sporgenze del pro¬ 
ietto dette parti conduttrici. 

Essa ha il compito d'imprimere al proietto la velocità di rotazio 
ne necessaria per assicurarne la stabilità lungo la traiettoria. 

- Riga è il solco. 

- Pieno è la nervatura risultante tra riga e riga. 

In una rigatura le righe sono tra loro eguali e così pure i pieni. 

- Calibro dell'arma è il diametro dell'anima misurato tra due pieni 
opposti. Si misura generalmente in millimetri. 



ELEMENTI DELLA RIGATURA. 


Gli elementi di una rigatura sono: 

- il profilo; 

- il senso; 

- il tracciato. 


Profilo . - Il profilo (fig. 7) è la figura geometrica che si ottiene se¬ 
zionando l'anima rigata di una canna con un piano normale all'asse 
di essa. 



(fig. 7) 

Ogni riga è costituita da (fig. 8): 

- un fondo, coassiale con l'anima; 

- due fianchi che la limitano lateralmente. Di essi uno si chiama 
direttore o fianco di sparo ed è quello contro cui si appoggia, duran 
te il movimento, la corrispondente parte conduttrice del proietto, 
l'altro è detto contro-fianco. 



(fig. 8) 

Elementi caratteristici di un profilo sono: 

- il numero delle righe; 

- la forma dei fianchi e del fondo di ogni riga; 




- 13 - 


- la larghezza e la profondità della riga. 

I fianchi possono essere: 

- convergenti al centro; 

- paralleli al raggio nel punto medio del fondo della riga (profilo 
italiano); 

- divergenti. 

I fianchi sono raccordati con il fondo mediante piccoli archi di 
cerchio. 

Gli spigoli, invece, sono vivi onde facilitare il lavoro d'intaglio 
delle parti conduttrici. 

La profondità è normalmente costante. Vi sono righe a profondi¬ 
tà decrescente, righe cioè nelle quali la profondità diminuisce dal¬ 
l'origine alla bocca. 


NOTA. - Il profilo praticato in molte armi è quello italiano (fig. 7) 
nel quale la riga presenta: un fondo concentrico all'anima, due fian¬ 
chi rettilinei paralleli al raggio condotto per il punto medio del fon¬ 
do e raccordati a questo mediante breve arco di circolo. I fianchi 
per tutta la lunghezza dell'anima, hanno andamento parallelo fra lo 
ro, cioè la riga è di lunghezza costante, generalmente anche la prò 
fondità è costante. 

Altri sistemi sono: 

- il profilo prussiano i cui fianchi convergenti sono diretti secon 
do il raggio; 



Profilo prussiano Profilo Lench 

- il profilo austriaco , tipo Lench, in cui il fianco direttore è di¬ 
retto secondo il raggio ed il controfianco forma col fondo un solo a_r 
co di cerchio eccentrico rispetto all'asse dell'anima od un arco di 
spirale. 



La larghezza può essere costante oppure decrescente con il pro¬ 
cedere verso la bocca (il fianco direttore è più inclinato del contro¬ 
fianco). 

Il numero delle righe è vario. Una sola riga non assicura la rego 
larità del movimento rotatorio del proietto. Sarebbero sufficienti due 
righe diametralmente opposte; esse, però, dovrebbero essere molto 
profonde per cui verrebbe compromessa la resistenza della canna. 

Si impiega, pertanto, un numero di righe tale che la pressione delle 
parti conduttrici del proietto sul fianco direttore si ripartisca mag¬ 
giormente e con uniformità, in modo da poter ridurre di molto la prò 
fondità delle righe e l'altezza delle parti conduttrici del proietto. 

Se"N"è il numero delle righe,"lp"la larghezza del pieno,"ir" 
quella della riga,"a "il calibro si ha: 

Tt . a 

N -- 

1 p + 1 r 

Senso della rigatura . - Il senso è la parte verso cui volge la rigatu¬ 
ra, considerando la parte superiore dell'anima osservata dalla cu¬ 
latta verso la volata (1). 

La rigatura può essere: 

- destrorsa, quando le righe volgono da sinistra a destra; 

- sinistrorsa, quando le righe volgono da destra a sinistra. 

La maggior parte delle armi portatili hanno rigatura che volge 
da sinistra a destra. 

Stabilito il senso della rigatura, il fianco direttore di una riga è 
quello opposto alla direzione del movimento rotatorio. 

Tracciato. - Sviluppando su di un piano la superficie interna dell'ani 
ma, la linea determinata dallo spigolo del fianco di sparo di una ri¬ 
ga, costituisce il tracciato. Questo è l'elemento più importante di 

(1)- La rigatura si può considerare generata da uno stabilito profi¬ 
lo che si sposti lungo l'asse dell'anima e contemporaneamente 
ruoti con un moto angolare determinato da una linea direttrice 
tracciata sulla superficie cilindrica dell'anima. 




- 15 - 


una rigatura in quanto, con il suo andamento, determina: 

- la velocità di rotazione del proietto, la quale deve essere tale 
da assicurare a quest'ultimo la stabilità lungo la traiettoria e quindi 
adeguata all'entità delle cause perturbatrici; 

- la pressione tra fianco di sparo della riga e corrispondente fian 
co della parte conduttrice, la quale deve essere limitata e regolare 
onde non generare eccessivo lavoro di attrito delle parti conduttrici. 

Dato fondamentale di un tracciato è la sua inclinazione rispetto ad 
una generatrice. 

L'inclinazione in un punto .qualsiasi della riga è misurata dal vaio 
re dell'angolo acuto 0 formato dalla tangente allo sviluppo nel pun¬ 
to considerato con la generatrice (fig. 9). 



Se l'inclinazione della riga è costante lungo tutta la lunghezza del 
l'anima, la rigatura si dice elicoidale (ogni riga ha un andamento ad 
elica cilindrica). 

Se l'inclinazione cresce dalla culatta verso la volata, la rigatura 
si dice progressiva. In questo caso la velocità di rotazione, assunta 
dal proietto, è quella corrispondente alla inclinazione del tracciato 
alla bocca. 




- 16 - 


Nel primo caso (inclinazione costante) il tracciato è rappresenta 
to da una retta (fig. 9); nel secondo da una curva (fig. 10). 

Praticamente viene assunto quale dato caratteristico della rigatu 
ra il passo : cioè la distanza tra due punti di una riga misurata sulla 
medesima generatrice (fig. 11). 

Indicando con p il passo e con Tt a 
la lunghezza della circonferenza si ha: 

TC a 
P tg 0 

Considerando una rigatura elicoidale, 
cioè ad inclinazione costante, il vaio 
re di p non varia mai ed il passo è 
costante per tutta la lunghezza della 
canna. 

Nel caso invece di rigatura progressi 
va il passo decresce verso la volata 
(fig. 11) cambiando ad ogni istante. 

In un punto qualsiasi dell'anima il suo valore è rappresentato dal 
la lunghezza del tratto di cui dovrebbe avanzare il proietto per com 
piere un giro completo se da quel punto in poi la rigatura divenisse 
elicoidale. 

Una.rigatura progressiva è sempre indicata con il passo iniziale 
e quello finale. 



o 





- 17 - 


CAPITOLO III 

IL PROIETTO 


Il proietto è lo strumento destinato a produrre sul bersaglio l'of 
fesa voluta, consistente in un lavoro di perforazione e deformazione^ 
ottenuto dalla trasformazione della forza viva residua di cui è anima 
to quando colpisce il bersaglio. 

Se le dimensioni lo consentono (oltre 20 mm. ) il proietto può es¬ 
sere anche scoppiante (artiglieria) e l'effetto sul bersaglio è cosi a_c 
cresciuto dall'azione esplosiva della carica di scoppio innescata al 
momento opportuno dalla spoletta. 

La costituzione e la forma del proietto influiscono notevolmente 
sulle qualità balistiche dell'arma; il proietto deve rispondere alle se 
guente condizioni: 

- essere costituito in modo da ridurre al massimo le cause di ir¬ 
regolarità durante il movimento nell'interno dell'anima e nell'aria, 
al fine di diminuire la dispersione; 

- sfruttare nel miglior modo l'energia sviluppata dai gas portando 
alla maggiore distanza possibile la massima forza viva residua. 

METALLO DEI PROIETTI. 

I metalli da impiegare per la costruzione dei proietti per armi 
portatili devono rispondere ai seguenti requisiti: 

- consentire di ottenere una forte densità trasversale (1); 

- presentare sufficiente resistenza e tenacità per ottenere la vo¬ 
luta efficacia contro bersagli resistenti (perforazione). 


(1)- La densità trasversale è data dal rapporto tra il peso del pro¬ 
ietto e l'area della sua sezione normale: 

_ P_ 

7 T a 2 
~4 


ARMI - Parte 1 


Disp. 2~ - ACCAD. MILIT. - MODENA. 




- 18 - 


Tali requisiti sono contrastanti. Ad esempio, il piombo mentre 
soddisfa pienamente il primo per il suo forte peso specifico, non pe_r 
mette di ottenere la seconda condizione per le sue deficienti qualità 
meccaniche. Esso, infatti, è usato per la costruzione dei proietti da 
impiegare contro bersagli animati, sempre però con un rivestimento 
di metallo più tenace e resistente per evitare l'impiombatura della 
canna. 

FORMA DEI PROIETTI . 

I proietti sferici impiegati nelle prime armi da fuòco possedeva¬ 
no piccola densità trasversale ed offrivano molta resistenza al movi 
mento nell'aria. La forma attuale dei proietti - oblunga - consente 
di ottenere una maggiore densità trasversale e di poter dare al pro¬ 
ietto un profilo più penetrante. 

La forma migliore per ottenere la minima resistenza dell'aria è 
data dal proietto (teorico) ideato da Piobert: un paraboloide di rivolu 
zione lungo 5 calibri con la sezione massima distante 1/3 di lunghez 
za dalla punta (fig. 12). Questo proietto, di grande densità trasversa 
le e senza alcuna superficie cilindrica, rende impossibile il forza¬ 
mento nella canna ed in conseguenza provoca irregolarità durante il 
suo movimento nell'interno della canna stessa. 



a = calibro 

(fig. 12) 

La forma oggi adottata è quella cilindro-ogivale. In un proietto 
siffatto si nota: 

- l'ogiva; 

- la parte cilindrica; 

- il fondello. 


L'ogiva è ottenuta dalla superficie generata a mezzo della rotazio 
ne di un arco di cerchio tangente alla generatrice della parte cilindri 



- 19 - 


ca intorno all'asse del proietto. Il raggio dell'arco di cerchio dicesi 
raggio ogivale. Viene espresso in calibri del proietto e può essere 
da un minimo di 1 calibro ad un massimo di 10 calibri (fig. 13). 



Dicesi angolo di ogiva l'angolo formato dalla tangente all'arco di 
cerchio che ha generato l'ogiva nel punto d'intersezione con l'asse 
del proietto stesso (fig. 14). 




(fig. 15) 


Dicesi altezza dell'ogiva (o lunghezza) la distanza fra la punta del 
l'ogiva ed il piano che separa la parte cilindrica dall'ogiva (fig. 15). 




- 20 - 


Il coefficiente di forma, che viene ricavato sperimentalmente, è 
migliore quanto minore è l’angolo di ogiva. Esso dipende inoltre dal 
la lunghezza complessiva del proietto, dal rapporto tra la lunghezza 
della parte ogivale e della parte cilindrica. Prendendo come unità di 
misura il cilindro, per proietti moderni le misure correnti sono le 
seguenti: 

- lunghezza totale: oltre i 4 calibri; 

- lunghezza dell'ogiva: 2-3 calibri; 

- raggio ogivale: fino a 10 calibri. 

Si stanno oggi affermando le ogive coniche, la cui generatrice è 
una retta. 

Il coefficiente di forma che per una sfera è 2, per i proietti mo¬ 
derni può scendere fino a quasi 0, 5. I valori correnti vanno da 0, 70 
a 0, 90. 

Allo scopo di migliorare la forma del proietto si sono costruiti 
proietti rastremati al fondello (cioè di forma tronco-conica) (fig. 16). 
Con questa forma i filetti d'aria, che tendono a creare dietro al fon 
dello dei vortici ed esercitano, perciò, un'azione frenante, vengono 
meglio guidati e condotti a riunirsi dietro il proietto con maggiore 
regolarità riducendo l'intensità del moto vorticoso. Inoltre, con la 
rastrematura, viene ridotta la superficie su cui si esercita quest'a¬ 
zione frenante. Recenti esperienze hanno dimostrato che, alle mag- 



(fig. 16) 

giori velocità, l'effetto della rastrematura sul coefficiente di forma 
è trascurabile, mentre è dannoso nel movimento del proietto nella 

^ -- J 4l v_». CL V'- -n. - — otfj'AQ''* t^cC v Jfc. v/ 

All [ ' Wv ' Q-d ^ 4/i J.jj ’ Wl 



- 21 - 


canna per le irregolarità che si hanno a causa della turbolenza dei 
gas della carica che agiscono sul fondello del proietto. 

CENNI SUL MOVIMENTO DEL PROIETTO NELLA CANNA. 

Nel trattare il moto del proietto nell'anima della canna consideria 
mo separatamente: 

- la pressione che i gas esercitano sul proietto; 

- le resistenze che si oppongono al moto del proietto. 

- il lavoro complessivo compiuto dalla pressione dei gas; 

- la velocità che il proietto acquista in virtù della detta pressione. 

Pressioni. - La pressione che si verifica nell'anima in un dato istan¬ 
te dipende: 

- dalla quantità dei gas sviluppata fino all'istante considerato; 

- dal volume compreso tra il fondello del proietto ed il fondo del¬ 
l'anima; 

- dalla temperatura dei gas. 

L'andamento della pressione, dal momento in cui s'inizia l'infiam 
mazione della carica, è rappresentato dalla figura 17 (curva delle 
pressioni). Lungo l'asse delle ordinate sono indicati i valori "p„ del¬ 
la pressione, lungo l'asse delle ascisse sono indicati gli spazi "s„pe_r 
corsi dal proietto. 

Il proietto incomincia a muoversi solo quando la pressione ha rag 
giunto un valore tale da vincere le resistenze che si oppongono al mo 
to del proietto stesso. Tale valore si chiama pressione di forzamen - 
to (Po). 

Mentre la pressione sale da 0 a P Q il proietto non si muove 
(S = 0) ; successivamente, mentre il proietto comincia a muoversi e 
mentre il volume interno cresce con relativa lentezza, si ha un for¬ 
te sviluppo dei gas. In conseguenza la pressione cresce rapidamente 
e raggiunge il suo valore massimo P max. Dopo di chè, i gas conti 
nuano a svolgersi fino a quando la carica non è completamente co_m 
busta. In questo tratto però l'aumento di volume è più rapido dello 
sviluppo dei gas, quindi la pressione diminuisce. Diminuirebbe fino 




a raggiungere la pressione atmosferica se la canna fosse sufficiente 
mente lunga. 



(fig. 17) 

Resistenze . - Al moto del proietto si oppongono le seguenti resiste^ 
ze: 

- l'inerzia del proietto al moto di traslazione ed al moto rotatorio; 

- il forzamento del proietto per la formazione delle parti condut¬ 
trici; 

- la resistenza dell'aria contenuta nell'interno dell'anima; 

- il peso del proietto quando la bocca è inclinata positivamente. 

Dette resistenze sono nel loro complesso di valore relativamente 
piccolo. Il loro valore in ogni punto della canna è rappresentato gra 
ficamente nella figura 17. 

Lavoro . -La forza e intensità della pressione dei gas in un punto qual 
siasi del percorso del proietto è data dal prodotto del valore p del- 

Tt a z 

la pressione per l'area del fondello---(a = calibro). Fr p * 

Poiché lavoro di una forza è il prodotto della sua intensità per lo 
spostamento del suo punto di applicazione L = FS, il lavoro compiji 
to dai gas per un tratto qualsiasi di lunghezza S è rappresentato dal 






- 23 - 


prodotto dell'ordinata media p m del diagramma delle pressioni nel 
tratto considerato, per l'area del fondello, per lo spostamento S : 


L = Pm * 


71 a 2 
4 


S 


ossia, la porzione di area del diagramma relativa al tratto S(p • s), 
rappresenta il lavoro compiuto dai gas in quel tratto. 

Estendendo il ragionamento a tutto il percorso del proietto nell'_a 
nima, si può affermare che l'area del diagramma delle pressioni, 
compresa tra l'asse delle ordinate, l'asse delle ascisse, il diagram 
ma e l'ordinata relativa alla bocca dell'arma, rappresenta il lavoro 
totale compiuto dai gas (fig. 18). Sottraendo da tale area quella cor¬ 
rispondente al diagramma delle resistenze - lavoro passivo - l'area 
rimanente rappresenta il lavoro utile compiuto dai gas ossia la for- 
1 2 

za viva, —mv , posseduta dal proietto alla volata. Detta forza vi¬ 
va rappresenta l'effetto utile. 







aU; 


- A 
% 

£ e fct o oT t I f 




(fig. 18) 

In pratica, per le pressioni si hanno valori massimi che giungo¬ 
no fino a 3500, 3800 atmosfere. La pressione alla bocca, che dà idea 
di quanto sia stata sfruttata la carica, giunge sempre a qualche cen¬ 
tinaio di atmosfere e talvolta anche a 1000. 








Velocità . - La velocità del proietto cresce continuamente dall'inizio 
del movimento ed il suo incremento (accelerazione) è tanto più for¬ 
te, quanto maggiore è la forza che sollecita il proietto ad avanzare 
(fig. 17); questa forza (il cui valore è pari al prodotto della pressio¬ 
ne per l'area del fondello) è più grande quando la pressione raggiun¬ 
ge il suo valore massimo e va decrescebdo man mano che la pressio 
ne si abbassa. Se si costruisse una canna lunga fino al punto in cui 
le pressioni sono pari alle resistenze, la velocità raggiungerebbe il 
suo valore massimo (lunghezza teorica). • 

In pratica, però, pur di realizzare una canna che meglio rispon¬ 
da ai requisiti tattici di maneggevolezza e mobilità, si preferisce ri 
nunciare agl'incrementi di velocità che riceve il proietto nell'ultimo 
tratto, creando canne di lunghezza pratica inferiore a quella teorica. 

-o-- 


LA CARICA 


Sarà trattata nel Capitolo: "Munizioni per armi portatili" 


o 







- 25 - 


CAPITOLO IV 


CLASSIFICAZIONE DELLE ARMI PORTATILI 


Le armi da fuoco portatili vengono classificate in relazione al: 

- trasporto ed impiego; 

- tiro, 

- caricamento; 

- funzionamento. 

Trasporto ed impiego . 

Per il trasporto e l'impiego le armi portatili vengono classifica¬ 
te in: 

- armi individuali, quelle che possono essere trasportate ed impie 
gate da un solo uomo. Esempio: pistole, fucili, moschetti automati¬ 
ci, ecc. ; 

- armi collettive o di reparto, quelle che richiedono l'ausilio di 
due o al massimo di tre uomini per il trasporto e l'impiego. 

Esempio: mitragliatrici, mortai, cannoni s. r., ecc.. 

Tiro. 

In relazione alla forma della traiettoria descritta dal proietto che 
lanciano, le armi portatili vengono classificate in: 

- armi a tiro teso, quelle il cui proiettile descrive una traiettoria 
molto tesa, avente cioè ordinate piccole rispetto alla linea di sito. 
Esempio: fucili, fucili mitragliatori, mitragliatrici; 

- armi a tiro curvo, quelle il cui proietto descrive una traiettoria 
curva, avente cioè ordinate con valori molto forti. Esempio: mortai. 

Caricamento . 

In relazione al caricamento le armi portatili vengono classificate 
in armi: 

- a caricamento successivo, quelle in cui le cartucce sono intro¬ 
dotte, successivamente, una per volta; 




- 26 - 


- a caricamento multiplo, quelle che hanno un serbatoio contenen¬ 
te più cartucce; 

- a retrocarica, quelle in cui il caricamento è eseguito dalla culat 
ta; 

- ad avancarica, quelle in cui il caricamento è eseguito dalla vo¬ 
lata. Queste ultime sono sprovviste di congegno di chiusura. 


Funzionamento . 

In relazione al funzionamento le armi portatili vengono classifica 
te in: 

- armi a ripetizione ordinaria , quelle in cui le fasi del ciclo fun¬ 
zionale (1) relative all'alimentazione, all'armamento del percussore, 
sparo ed estrazione del bossolo, sono effettuate ad opera del tiratore; 

- armi a ripetizione automatica , quelle in cui le dette fasi del ci¬ 
clo funzionale sono effettuate sfruttando, direttamente od indiretta¬ 
mente, l'azione dei gas prodotti dalla carica di lancio. 

Le armi automatiche, in virtù di particolari organizzazioni del 
congegno di scatto, possono consentire: il tiro continuo se, disposta 
l'arma per il primo colpo, il tiratore, agendo con continuità sullo 
scatto, determina una successione ininterrotta di colpi; il tiro inter¬ 
mittente (o colpo per colpo) se si richiede ad ogni colpo una nuova a- 
zione del tiratore sul congegno di scatto. Queste ultime sono dette 
anche armi semiautomatiche. 


t I- 

(1)- Dicesi ciclo funzionale di un'arma il complesso delle operazioni 
necessarie e successive eseguite dai/meccanismi dell'arma per 
ottenere la continuità del tiro. Ciascuna operazione costituisce 
una fase del ciclo. 

Schematicamente un ciclo ha le seguenti fasi: 

- armamento, ottenuto con la compressione di una molla o di un 
sistema di molle; 

- caricamento; 

- chiusura della culatta; 

- scatto e percussione; 

- apertura della culatta, 

- estrazione ed espulsione. 


o 






- 27 - 


CAPITOLO V 

QUALITÀ 1 TATTICHE E BALISTICHE DELLE ARMI PORTATILI 

Le armi portatili sono destinate all'impiego contro bersagli ani¬ 
mati: nell'azione individuale (pistole, fucili e moschetti a ripetizione 
automatica) per mettere fuori combattimento uomini isolati anche con 
un solo colpo, nell'azione collettiva (fucili mitragliatori e mitraglia¬ 
trici) contro gruppi o masse più o meno estese e defilate di uomini, 
che si cerca di investire con un fascio di traiettorie della massima 
densità possibile. Sono impiegate anche contro bersagli consistenti 
fissi e mobili. 

L'azione di queste armi si svolge dalle brevi distanze fino a distaci 
ze relativamente grandi, ed occorre, quindi, che il proiettile abbia 
sufficiente forza viva residua anche a queste ultime. Poiché l'azione 
si effettua contro bersagli mobili e facilmente occultabili, dev'esse¬ 
re consentito di agire a puntamento diretto per realizzare azione pron 
ta e facile. 

Inoltre, considerando i movimenti che le armi ed il nemico, azio¬ 
ne durante, effettuano sul campo di battaglia, dev'essere insita nelle 
caratteristiche dell'arma la possibilità di un'azione efficace, senza 
dover procedere a continua stima delle distanze per apportare le con 
seguenti variazioni di alzo. 

In sintesi; nella realizzazione di un'arma portatile sono richieste 
determinate caratteristiche balistiche, oltre a massima potenza, fa¬ 
cilità di trasporto ed impiego, il tutto ottenuto con semplicità di co¬ 
struzione e funzionamento ed offrendo massima garanzia al persona¬ 
le nell'impiego delle armi stesse. 

QUALITÀ' TATTICHE . 

Le qualità tattiche di un'arma portatile sono: 
a)- Potenza . - S'intende potenza di un'arma l'efficacia del colpo sin- 
golo; quanto più grande è la distanza alla quale questo effetto si fa 
sentire tanto maggiore è la potenza dell'arma. 


Sono, inoltre, fattori di potenza: 

- la celerità di tiro, cioè il numero dei colpi che l'arma può spa¬ 
rare nell'unità di tempo (1'); 

- la capacità di fuoco, intesa come possibilità di azione prolunga¬ 
ta senza compromettere le qualità meccaniche e balistiche dell'arma. 
Questa caratteristica è particolarmente richiesta nelle mitragliatri¬ 
ci, 

- la facilità ed esattezza di puntamento, che si può ottenere con 
congegni di puntamento semplici, di facile e rapido impiego, in mo¬ 
do da permettere ima maggiore esattezza del tiro. 

b) - Mobilità e maneggevolezza. - La mobilità è in funzione diretta del 
peso dell'arma e permette un facile e comodo trasporto di essa sul 
campo di battaglia. 

La maneggevolezza s'intende la capacità dell'arma di consentire ra¬ 
pidi cambiamenti nell'azione di fuoco da un'obiettivo ad un altro. 

c) - Semplicità e sicurezza . - La semplicità è un requisito tattico im¬ 
portantissimo delle armi, che rende possibile l'impiego di esse an¬ 
che da parte di personale poco addestrato. Richiede studio accurato 
nella costruzione ed organizzazione delle parti costitutive dell'arma. 
La sicurezza si ottiene con l'applicazione di dispositivi che garanti¬ 
scono dal pericolo di spari prematuri e accidentali. 

d) - Robustezza e rusticità . - Sono qualità necessarie per assicurare 
il funzionamento dell'arma, anche in condizioni sfavorevoli. Per ro¬ 
bustezza s'intende la resistenza delle singole parti e dei congegni nel 
compiere il lavoro ad essi richiesto. Per rusticità vuol intendersi la 
caratteristica dell'arma di assicurare il funzionamento anche nelle 
condizioni sfavorevoli che si verificano in combattimento: urti, per¬ 
cosse, imbrattamento con fango, terra, sabbia, deficienza o mancan 
za assoluta di manutenzione. 



- 29 - 


QUALITÀ 1 BALISTICHE . 

Le qualità balistiche ci forniscono elementi circa il rendimento di 
un'arma sul campo di battaglia. 

Gli elementi dai quali dipende il valore balistico di un'arma a ti¬ 
ro teso sono: 

a)- Precisione. - E' una proprietà balistica che risulta dal grado di 
esattezza ed armonia raggiunto nella costituzione ed organizzazione 
dell'arma, per cui sparando più colpi in condizioni praticamente u- 
guali si ottiene un cono di dispersione, quindi una rosa di tiro, mol¬ 
to ristretto. E' una caratteristica intimamente legata all'arma, che 
non può essere migliorata dall'abilità del tiratore; da essa dipende 
la possibilità di colpire un determinato bersaglio. 

La definizione giusta dal punto di vista balistico, poco o nulla ci 
dice dal punto di vista pratico, che è quello che interessi l'impiego 
delle armi, dove altri ed importantissimi fattori esercitano influen¬ 
za sulla dispersione del tiro; fra questi fattori hanno importanza mol 
to rilevante quelli che si riferiscono al tiratore e ad alcune caratteri 
stiche meccaniche dell'arma. 

spersione può essere fortemente influenzata dal puntamento e dalle 
diverse reazioni del tiratore all'atto dello sparo. 

Nel tiro con i fucili mitragliatori e con le mitragliatrici avranno 
invece prevalente influenza alcuni fattori meccanici, cioè le vibra¬ 
zioni del complesso arma-sostegno e le oscillazioni dell'arma sul 
sostegno, nonché l'intensità delle reazioni di cui il tiratore è capa¬ 
ce e che dovrebbero neutralizzare al massimo tali vibrazioni ed o- 
scillazioni. 

La probabilità pratica di colpire un bersaglio in combattimento 
si ritiene, in genere, la metà di quella teorica; per conseguenza , 
volendo avere la probabilità del 50% di colpire un bersaglio di date 
dimensioni, occorre averne la certezza teorica; ossia la rosa di ti 
ro, ammesso esatto il puntamento, deve essere tutta compresa nel 
bersaglio. Le distanze a cui si può utilmente tirare individualmente 
su un uomo in piedi, in ginocchio o a terra, sono quelle per le qua¬ 
li le rose di tiro non hanno alcuna delle dimensioni superiori a quel 



- 30 - 


la corrispondente del bersaglio, e sono quindi maggiori quanto più 
l'arma è precisa. 

Una grande precisione è quindi della massima importanza per il 
tiro individuale, mirato contro uomini isolati o piccoli gruppi. 

Nel tiro con i fucili mitragliatori e le mitragliatrici, esattamente 
centrato, la precisione ci dà un grande addensamento di colpi e quia 
di molte probabilità di colpire il bersaglio che sia investito dal fascio; 
a tiro non centrato, è ovvio che sarebbe più vantaggioso disporre di 
una rosa più ampia perchè in questo caso la maggiore dispersione ser¬ 
virebbe a compensare l'errore. 

Ma questa considerazione non potrebbe in alcun modo giustificare 
la rinuncia al massimo di precisione in quanto, in pratica, a secon¬ 
da delle esigenze, possiamo a nostra volontà aumentare la dispersi^ 
ne, specie con le mitragliatrici (falciamento), mentre non potremo 
in alcun modo migliorare la precisione. 

b)- Tensione della traiettoria . - E' questo fra .gli elementi balistici 
quello che ha maggiore influenza sul rendimento dell'arma in combat 
timento. 

Quando le condizioni del momento (terreno umido, erboso, coperto 
da fitta vegetazione, scarse condizioni di visibilità) non è possibile 
l'osservazione del tiro per conseguire l'aggiustamento, quando per 
errata stima delle distanze non s'impiega l'alzo corrispondente, o 
quando pur avendo ben stimata la distanza per emotività si commet¬ 
te un errore nella graduazione dell'alzo, è. proprio la tensione della 
traiettoria che ci consente di colpire il bersaglio anche se la distan¬ 
za non corrisponde alla graduazione dell'alzo e, fino a certi limiti, 
anche a tiro non aggiustato. 

I vantaggi della tensione della traiettoria derivano dalla entità de¬ 
gli errori battuti o tolleranza nella stima della distanza e dello spa¬ 
zio ininterrottamente battuto dall'origine. 

Ne consegue possibilità di: 

- efficacia anche con errori nella stima della distanza (errori che 
per buoni estimatori giungono fino al 10%), e quindi anche con discor 




- 31 - 


danza fra la distanza effettiva del bersaglio e la graduazione di alzo 
impiegata; 

- avere un alzo con poche graduazioni sufficienti per battere con 
efficacia tutta la profondità della zona in cui si svolge il combattimen 
to. Ciò semplifica il congegno di puntamento ed il suo impiego. 

Sarebbe desiderabile una tensione tale da poter impiegare un al¬ 
zo unico di combattimento , valevole per tutte le distanze comprese 
nella zona di azione efficace delle armi portatili. Se un tale risulta¬ 
to massimo non è stato raggiunto, ragguardevoli sono quelli conse¬ 
guiti per le minime ordinate che hanno le traiettorie delle attuali ar¬ 
mi a tiro teso. 

Dalla grande tensione derivano, però, grandi zone defilate e pro¬ 
tette da ostacoli anche di piccola altezza; ciò costituisce il lato nega 
tivo delle armi a grande tensione di traiettoria, a cui si può ripara¬ 
re con l'azione di fuoco delle armi a tiro curvo. 

c)- Penetrazione del proiettile . - Una forte penetrazione è necessaria 
non soltanto perchè da essa dipende il potere vulnerante sul corpo u- 
mano, ma anche perchè il proiettile conservi sufficiente capacità di 
penetrazione dopo aver oltrepassato eventuali mezzi di protezione che 
defilano gli uomini, che oggi hanno una particolare efficacia. 

La penetrazione di un proietto in un determinato mezzo resistente 
dipende da qualità statiche e dinamiche ed è in relazione alla materia 
del mezzo colpito. 

Sono qualità statiche quelle proprie del proietto: calibro, forma, 
lunghezza, peso, metallo costitutivo. 

Sono qualità dinamiche quelle che provengono al proietto dal movi 
mento al momeiito dell'urto: forza viva d'urto, direzione dell'urto ri 
spetto all'asse del proietto e alla superficie colpita, movimento diro 
tazione. 

P 

La forza viva d'urto è fattore preminente, essa è uguale a —- 

" § 

in cui: p = peso del proietto espresso in Kg. ; U = velocità residua; 
g = accelerazione che alla nostra latitudine è circa 9, 8. 




- 32 - 


Da questa relazione risulta evidente che la forza viva sarà tanto 
maggiore quanto più j£rand£-è Q peso-del pirohetto e quanto maggiore 
è la velocità residua; auest'ultima influisce in ragione del quadrato. 

Considerando le qualità dinamiche in relazione a quelle statiche 
si rileva che; 

- la penetrazione è tanto maggiore quanto maggiore è il rapporto 
fra forza viva d'urto e area del bersaglio colpito, che può ritenersi 
uguale all'area della sezione retta del proietto; tale rapporto è detto 
coefficiente di pressione e, a parità di forza viva d'urto, cresce col 
diminuire del calibro; 

- per ottenere la massima penetrazione il proietto deve colpire 
di punta e in direzione del proprio asse; quindi necessità di una gran 
de stabilità sulla traiettoria, 

- è conveniente che il proietto urti il bersaglio normalmente alla 
superficie di questo; ciò dipende da tante circostanze accidentali di 
cui non si può tener conto. 


- Q- 



- 33 - 


CAPITOLO VI 

COSTITUZIONE DELLE ARMI PORTATILI (1) 

Prima di iniziare una particolareggiata trattazione delle parti e 
dei congegni costitutivi delle armi automatiche, diamo un cenno sui 
criteri che improntano la loro ideazione e conseguente progettazione. 

Viene stabilito anzitutto, in base ad esigenze d'impiego, il tipo del 
l'arma - pistola, fucile o moschetto automatico, carabina, fucile mi¬ 
tragliatore o mitragliatrice - e si determina successivamente, in re¬ 
lazione alle necessità pratiche, la celerità di tiro la quale dipende da_l 
la celerità di funzionamento (2). 

Concretati questi elementi, vengono risolti i seguenti problemi co 
struttivi: 

- sistema di funzionamento, scelto opportunamente per realizzare 
la voluta celerità di funzionamento; 

- massa e forma dell'otturatore per ottenere un determinato tem¬ 
po di chiusura; 

- congegno di ricupero con lo scopo di immagazzinare l'energia 
cinetica delle parti rinculanti, necessaria per realizzare l'inversio¬ 
ne del moto; 

- mezzo di raffreddamento opportuno in base al tipo di arma, al- 


(1) - La trattazione è riferita alle armi a funzionamento automatico, 

tralasciando quelle a ripetizione ordinaria ormai non più usate. 

(2) - Per celerità di funzionamento intendesi il numero dei colpi che 

l'arma può sparare nell'unità di tempo (minuto primo) senza te 
ner conto del puntamento e dell'alimentazione. 

Per celerità di tiro intendesi il numero dei colpi che l'arma può 
sparare nell'unità di tempo, tenendo conto del tempo occorrente 
per l'alimentazione ed il puntamento ( celerità teorica che in pra 
tica viene ridotta da eventuali irregolarità di funzionamento). 






la celerità di funzionamento e ad esigenze d'impiego (peso dell'arma), 
- ammortizzatore del rinculo per assorbire l'eccesso di energia 
delle parti rinculanti, per ridurre al minimo l'effetto dell'urto tra le 
parti mobili e le fisse. 

Altri problemi di natura meccanica si presentano nella costruzio¬ 
ne di un'arma automatica, però, sono tutti conseguenti a quelli sopra 
accennati. 

A ciascuna fase del ciclo funzionale di un'arma è preposta una par¬ 
te od un congegno (1). Il loro numero varia in relazione alle caratte¬ 
ristiche meccaniche che si vogliono realizzare nell'arma stessa. 

Non basta, però, assicurare il ciclo funzionale, con un apposito 
sistema, bisogna anche attuare tutta una serie di provvidenze tenden 
ti a consentire un agevole puntamento, a dare uno stabile appoggio du 
rante il tiro, a facilitare il trasporto ed a garantire i serventi dallo 
sparo accidentale e prematuro. 

Pertanto i meccanismi, i congegni e le parti comuni a tutte le armi a ripe¬ 
tizione automatica sono : 

— canna; 

— culatta o castello; 

— meccanismo di chiusura • 

. otturatore ; 

. congegno per la tenuta ermetica; 

. congegno per la manovra ; 

— meccanismo di sparo : 

. congegno di scatto; 

. congegno di percussione; 

— congegno di estrazione ed espulsione ; 

— meccanismo di caricamento : 

. elemento introduttore ; 

. congegno di alimentazione; 

— meccanismo di puntamento; 

— congegni di sicurezza ; 


( 1 ) Parte di un'arma : è un’elemento di essa, a sè stante o funzionante assieme 
ad altre parti. 

Congegno : è l’insieme di due o più parti unite o collegate in maniera da co¬ 
stituire un complesso organico avente nell’arma una ben definita funzione. 
Meccanismo : è il complesso ordinato di più congegni, 



- 35 - 


- cassàTT^ostegno; affusto 

- fornimenti ed accessori. 

Nelle armi, oltre le parti e i congegni suddetti, si possono avere 
ammortizzatori del rinculo; 

'mezzi di raffreddamento; 
congegni regolatori di cadenzai 

congegni di arresto dell'otturatore a cartucce esaurite; 

congegni di lubrificazione; 

parti accessorie. 

SISTEMI DI FUNZIONAMENTO 

L’energia fornita dalla carica può essere utilizzata sotto forme diverse — 
rinculo — pressione dei gas — forzamento del proietto nell’anima — di conse¬ 
guenza si hanno vari sistemi di funzionamento (tendenti, ciascuno a risolvere 
questo essenziale problema : tenere la culatta chiusa fintantoché il nroietto non 
abbia abbandonato la. volatg. della canna), ed in particolare : 

— sistemi ad utilizzazione del rinculo: 

. del solo otturatore ; 

. di tutta la bocca da fuoco: 

.. a corto rinculo ; 

.. a lungo rinculo ; 

— sistemi ad utilizzazione della pressione : 

. da un punto deH’anima; 

. alla volata ; 

. dallo spazio di caricamento ( non usato ) ; 

sistemi ad utilizzazione del forzamento del proietto nell’anima, (teoricamente 
possibile non realizzabile in pratica), 
sistemi misti. 

Sistemi ad utilizzazione del rinculo: 

. del solo otturatore. 

E’ sistema usato nelle armi a canna corta (pistole, moschétti automatici). 

Esse sono organizzate in maniera tale che la forza di rinculo dei gas (agente mo¬ 
tore), agendo sul fondello del bossolo, (dispositivo motore), fa retrocedere l'ottura¬ 
tore. Questo venendo indietro comprime la molla ricuperatrice, prò 
voca l'espulsione del bossolo, produce (eventualmente) rarmamento 


del percussore, indi sotto l'azione della molla ricuperatrice ritorna 
in avanti, introduce una cartuccia nella camera, produce (sempre 
che non si sia già verificato nel movimento di apertura) l'armamento 
del percussore e chiude infine la culatta (fig. 19). 


mo/ia ricuperatrice 



cv/atta motti e 


(fig. 19) 

Nelle armi con percussore fisso all'otturatore richiede particola¬ 
re studio la lunghezza del percussore; essa, infatti, influisce notevol 
mente sulla celerità di funzionamento dell'arma. 

Questo sistema di funzionamento può presentare l'inconveniente 
dell'apertura prematura della culatta quando il congegno perde il suo 

normale carico di elasticità. 

Sistemi ad utilizzazione della pressione dei gas : 

. da un punto dell’anima. 

E' un sistema di funzionamento largamente sfruttato nella realiz¬ 
zazione dei fucili automatici a tiro intermittente, delle carabine, dei 
fucili mitragliatori, delle mitragliatrici. 

Le^rmi che adottano questo sistema sono dette anche a sottrazio - 
ne dei gas ^jG&'anima di canna (fig. 20). 



(fig. 20) 

In un punto determinato della canna è praticato un foro di studia¬ 
te dimensioni, foro di presa, attraverso il quale i gas vengono con- 








- 37 - 


vogliati per agire su di un pistone che, in vario modo, è collegato 
con l'otturatore. 

Il foro di presa viene ricavato in un solco della rigatura per evi¬ 
tare che il forzamento del rivestimento del proietto contro i pieni 
formi dei trucioli metallici. 

La posizione del foro di presa gas lungo la canna è determinata da 
due necessità: 

dare prima sufficiente velocità al proietto; 

realizzare l'apertura della camera di cartuccia un tempuscolo 
dopo che il proietto abbia abbandonato la volata. Ciò è ottenuto cal¬ 
colando il tempo che il proietto impiega a percorrere il tratto di can 
na compreso tra il foro di presa ed il vivo di volata; tempo che deve 
essere largamente inferiore a quello occorrente ai gas per vincere 
l'inerzia delle masse mobili e la resistenza del congegno di ricupero. 

Le armi che realizzano tale sistema di funzionamento richiedono 
un particolare dispositivo (dispositivo di presa gas) i cui elementi e_s 
senziali sono: 

la camera di espansione, ambiente di forma e dimensioni oppor¬ 
tune nel quale affluiscono i gas per essere poi utilizzati. In alcune 
a rmi il volume della camera viene opportunamente variato al fine di 
regolare l'impulso dei gas sul pistone a seconda dello stato d'uso del 
l'arma e del ritmo di sparo che si vuole ottenere; 

, ’- il cilindro , di dimensioni variabili a secondo della sezione del 
pistone che scorre in esso; 

* il pistone o stantuffo , asta metallica di sezione e lunghezza prò 
porzionate alle masse da azionare; presenta nella parte anteriore de 
gli anelli di tenuta gas (fig. 21). 


foro {//presa 


cu/aé/a 


. vo/a éa 


ZZZZZ ZZZZZZZZZZZZZZZ7ZZZ ZZZ ZZZZZZ2ZZZ22Z Z 

zzz zzzzzzz zzzz zzzzzzzzzq gzzz z zzzzzz / zz / z 



1 


■'Camera t// espansione 


Astore 


Fmòa/o 


(fig. 21) 







I dispositivi costituiti solo dagli elementi precedentemente citati 
sono detti invariabili. In tal caso, il .foro di presa deve essere rica¬ 
vato in prossimità della volata, cioè nel punto in cui i gas sono più 
stabilizzati ed in conseguenza si hanno minori probabilità di aritmie 
nel funzionamento dell'arma. I dispositivi invariabili sono usati nel¬ 
le armi a tiro intermittente. 

Generalmente nelle armi automatiche a tiro continuo vengono usa 
ti dispositivi provvisti di organi regolatori. Questi elementi regola¬ 
tori possono sfruttare tre sistemi: 

variare le dimensioni del foro di presa; 
variare il volume della camera di espansione; 
regolare lo scarico di una certa quantità di gas sottratta attra¬ 
verso il foro di presa. 


Dispositivi con regolatori del foro di presa. 

Ve ne sono diversi; ne riportiamo due tipi: 

£)- il regolatore è formato da un disco forato con luci di dimensio 
ni diverse (fig. 22). 

Facendo corrispondere, a mezzo della rotazione del disco, i det¬ 
ti fori con il foro di presa, si ottiene una maggiore o minore sottra¬ 
zione di gas dall'anima della canna. 



£/jco forato 
per rego/'a re i/ 
foro f/presa 


canna 




,d/seo fora/o per 



' rego/are i/ foro di presa 


(fig. 22) 

b)- Il regolatore è formato da un corpo cilindrico attraversato da 
alcuni condotti di diversa grandezza (fig. 23). Facendo coincidere uno 
dei condotti con il foro di presa si ottiene la voluta variazione nella 
sottrazione dei gas. 



- 39 - 


Questo sistema offre il vantaggio di poter effettuare una frequen¬ 
te pulizia del regolatore, in quanto quest'ultimo può facilmente esse 
re rimosso dalla sua sede. (Fucile mitragliatore "Bren"). 

-w 

e>R sn 



(fig. 23) 

Dispositivi con regolatori del volume della camera di espansione (fi¬ 
gura 24). 

Il volume della camera può essere regolato avvitando o svitando 
opportunamente il tappo di chiusura della camera stessa. Variando 
il volume muta il valore della pressione dei gas ed in conseguenza 
l'impulso sul pistone (mitragliatrice "Hotchkiss" cal. 8). 


'do/ata 


foro di presa 


tappo rego/a /ore 
de/ volume de/fa camera 




camera d'espansione 


Pistone 


(fig. 24) ^ JU-w 

Dispositivi con regolatori dello scarico . 

Anche questi dispositivi possono avere varia costituzione. Ne de¬ 


scriviamo alcuni. 









a)- Il regolatore è formato da un tappo cilindrico (fig. 25) su cui 
sono ricavati dei fori per lo scarico dei gas ed unlappendice tronco- 
conica la quale si alloggia a giusta misura nella apertura della carne 
ra. Il tappo è avvitato ad un'appendice del manicotto, sicché svitan¬ 
dolo od avvitandolo opportunamente è possibile regolare la luce per il 
deflusso dei gas. Una numerazione esterna consente di conoscere la 
graduazione del tappo, che può essere fissato nella posizione voluta 
mediante ritegno elastico (Mitragliatrice "Breda 37"). 


Tappo repo/a io re c/e/io scarico 



'foro c// presa gas 



tappo regolatore 


manicotto pitone 


(fig. 25) 


b)- Il regolatore è costituito da un anello forato (fig. 26) con fori 
di varia grandezza, che è investito sulla canna e su essa può ruota¬ 
re. Un canale di derivazione ricavato nello spessore della canna con 
sente di eliminare una parte dei gas sottratti. 



(fig. 26 







- 41 - 


Facendo coincidere opportunamente i diversi fori del disco con il 
canale è possibile regolare la quantità di gas che debbono essere eli 
minati. (Mitragliatrice "S. Etienne"). 

I dispositivi di presa gas richiedono frequente e minuziosa puli¬ 
zia, I residui carboniosi dei gas creano incrostazioni nei condotti e 
sul pistone variando il comportamento di essi e, quindi, il rendimen 
to dell'arma. 

Sistema ad utilizzazione della pressione dei gas: alla volata 

Alla volata della canna è investito un manicotto cilindrico fisso o 
mobile (avvitato alla canna) entro cui può scorrere una coppa collega 
ta all'otturatore a mezzo di leve e tiranti. I gas che seguono il pro¬ 
ietto, espandendosi nel manicotto, producono il movimento della cop 
pa ed in conseguenza l'apertura della culatta. Quando l'arma va in 
chiusura, per distensione della molla ricuperatrice, l'anello embolo 
ritorna nella posizione primitiva. 



rnoZ/Q ricupera t^/ce 


(fig. 27) 

Sistemi ad utilizzazione del rinculo: della bocca da fuoco: 

. a corto rinculo. 

E' sistema a canna scorrevole indietro. Alla deflagrazione della 
carica di lancio la pressione dei gas, agendo sul fondello del bosso¬ 
lo e quindi sulla faccia dell'otturatore, costringe canna eo otturato¬ 
re a retrocedere uniti fino a che la canna non contrasta con un tallo¬ 
ne limitatore. A questo punto l'otturatore sempre sotto l'azione dei 
gas completa la sua corsa all'indietro, mentre la canna ritorna nella 
posizione originaria in virtù della sua molla. 







L'otturatore, ultimata la corsa retrograda, viene nuovamente 
spinto in avanti dal congegno di ricupero. 

In alcune armi l'unione tra canna ed otturatore è ottenuta a mezzo 
di ghiere o blocchi che con movimenti rotatori disimpegnano al mo¬ 
mento opportuno l'otturatore. La canna può anche ritornare nella po¬ 
sizione normale quando l'otturatore, in fase di chiusura, urta contro 
l'elemento di unione spingendolo avanti e facendolo contemporanea¬ 
mente ruotare. 



(fig. 28) 

Sistemi ad utilizzazione del rinculo: della bocca da fuoco: 

. a lungo rinculo. 

Anche questo è sistema a canna scorrevole indietro. Canna ed ot 
turatore retrocedendo uniti fino al limite della corsa all'indietro del 
l'otturatore. Mentre questo viene trattenuto dal dente di scatto, la 
canna spinta dalla sua molla ricuperatrice viene portata in avanti prò 
vocando l'estrazione del bossolo e l'espulsione. Ad un determinato 
punto di tale corsa in avanti la canna provoca l'abbassamento del deji 
te di scatto. L'otturatore libero e sollecitato dalla molla di ricupero 
va avanti effettuando l'alimentazione e la chiusura. 

E' questa un'organizzazione meccanica complessa e perciò poco 


sfruttata. 


tallone limitatore 
motta ricupero canna 


r ' 

i 



motta ricupero 
otturatore 

IH^,, 

| Pente arrest o 
otturatore 

mo//a (tetto scatto 


ta itone e dente dt su/n ceto c/ett 'ottor. 
ai termine deit avanzata detta canna 


(fig. 29) 




Sistemi misti 


- 43 - 


- Armi ad utilizzazione dei gas alla bocca per rinforzo del rinculo - 

E' un sistema sussidiario che integra quello principale di alcune 
armi a corto rinculo di canna (fig. 30). Il castello dell'arma prese_n 
ta alla volata un manicotto cilindrico (camera di espansione) nel qua 
le affluiscono parte dei gas che seguono il proietto. La canna, scor¬ 
revole indietro, porta a sua volta alla volata un risalto anulare che 
aderisce alle pareti del manicotto. I gas che si espandono nel mani¬ 
cotto, agendo sul risalto, determinano la retrocessione della canna 
facilitando il movimento di rinculo del complesso mobile. 


M <?> 



risalto anulare risalto /imitatore 


<VI 3 * «Oo - 

(fig. 30) ( faCCO- 


Oltre ai sistemi sopra considerati ne esistono altri. Essi sonop_e 
rò abbandonati in quanto il loro rendimento è assolutamente inadegua 
to alle difficoltà di realizzazione ed all'alto costo di produzione. 


CANNA (Vedi Capitolo II). 

CULATTA (o castello). 

Ha la funzione di collegare le varie parti e di contenere il mecca 
nismo dell'arma. E' un pezzo cavo variamente sagomato a seconda 
della forma delle parti e congegni che deve contenere. Per la sua 
speciale costituzione - normalmente di ferro temprato a pacchetto o 
di acciaio dolce cementato - è possibile lavorarla agevolmente, fa¬ 
cendole acquistare la necessaria durezza a lavoro ultimato. Essa co 
stituisce il prolungamento della canna nella parte posteriore ed è ad 
essa unita mediante avvitatura od incastri. 

La culatta si trova in tutte le armi a ripetizione automatica (a ti¬ 
ro continuo ed intermittente). 



- 44 - 


Il castello , molto più complesso e pesante, si ha solo nelle armi 
a funzionamento automatico di una certa potenza (fucili mitragliatori 

e mitragliatrici). Fanno eccezione le pistole. 

MECCANISMO DI CHIUSURA 

Congegno per la manovra : dispositivo di ricupero. 

gAa. hw 

Il conn ato di ricupero, elemento caratteristico delle armi auto¬ 
matiche, è costituito da una molla (o da un sistema di molle) che, d_e 
formata elasticamente (compressa o distesa) durante il rinculo, ri¬ 
prende, a rinculo ultimato, la forma primitiva, consentendo l'inver¬ 
sione del moto delle parti mobili.- ^- ,4*'*'***- ^ 

Il diametro del filo, il raggio della molla e il numero delle spire, 
debbono essere opportunamente calcolati per soddisfare a due condi¬ 
zioni essenziali, specie quando l'arma assume forte elevazione: 

- assorbire, durante il rinculo, sufficiente energia per riportare 
agevolmente le masse mobili in chiusura; 

- mantenere la massa rinculante in chiusura completa. 

, Nel calcolo delle caratteristiche da dare alla molla (o al sistema 
di molle), occorre tener conto-del peso della massa rinculante, del¬ 
la lunghezza del tratto da percorrere, dell'attrito per la intera cor¬ 
sa di ritorno dell'otturatore e dello sforzo per estrarre la nuova car 
tuccia dal serbatoio o per azionare il congegno di alimentazione. 

La molla o le molle che costituiscono il congegno sono ordinaria¬ 
mente ad elica cilindrica, talvolta investite su aste di guida. 

Generalmente la massa rinculante comprime la molla o le molle 
contro un sostegno fisso; le molle possono venire anche distese nel¬ 
la fase apertura e ciò risulta teoricamente equivalente. 

Rispetto all'arma, il congegno può essere: 

- anteriore; 

- posteriore. 

MECCANISMO DI CHIUSURA 

Il meccanismo di chiusura consente la chiusura temporanea meccanica 
(completa) ed ermetica della bocca da fuoco e presiede alle fasi di apertura e di 
chiusura della bocca da fuoco. 

Il meccanismo di chiusura risulta composto da: 

otturatore ; 

congegno per la tenuta ermetica; 

congegno per la manovra 



- 45 - 


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03 i 


Otturatore 

L’otturatore è la parte essenziale del meccanismo, compie il movimento di 
retrocessione sfruttando l’energia dei gas prodotti ' dalla 

carica di lancio e l'inversione del moto ad opera del congegno di ri¬ 
cupero, ad eccezione dell'armamento iniziale per cui è richiesta la 
manovra a mano. 

Nella progettazione dell'arma, l'otturatore richiede uno studiopa_r 
ticolare per stabilirne la forma, le dimensioni, il peso e l'appoggio, 
variabili a seconda del tipo di arma e del sistema di funzionamento. 

Per resistere al notevole attrito che si genera durante il suo mo¬ 
vimento, ed a causa dell'elevata celerità di funzionamento che si ha 
nelle armi a ripetizione automatica, l'otturatore è di acciaio varia¬ 
mente legato. In esso sono ricavati alloggiamenti, fori, incavi, sgu¬ 
sci, risalti che gli consentono di compiere, oltre la particolare fun¬ 
zione di chiusura quelle relative all'alimentazione, estrazione, espul 
sione ed altre meno importanti. 

Negli otturatori prendiamo in esame le dimensioni, la forma e 
1'. a ppoggio. 

a)- Forma e dimensioni . 

A seconda delle dimensioni gli otturatori possono essere classi¬ 
ficati in: 

- otturatori cilindrici; 

— otturatori prismatici; 

- ouuracori a ciocco. 

Gli otturatori cilindrici hanno le dimensioni longitudinali almeno 
quattro o cinque volte quelle trasversali (fig. 31). 





(fig. 31) 

Agli otturatori cilindrici di forma cilindrica può essere consenti¬ 
to il movimento di scorrimento e di rotazione nella culatta o nel ca¬ 
stello, mentre a quelli di forma prismatica il solo movimento di scor 
rimento. 


46A 


Gli otturatori a blocco hanno le dimensioni longitudinali e trasver 
sali pressoché uguali. Ad essi è consentito, generalmente, il solo 
movimento di traslazione o di scorrimento verticale (fig. 32). 



(fig. 32) 



A seconda della loro figura geometrica gli otturatori si dicono di 
forma cilindrica, prismatica, ecc.. 




b)- Appoggio . 

L'appoggio impedisce che l'otturatore, in c v 
troceda all'azione dei gas, prodotti dalla 
di lancio, culla parte anteriore (ape»'' 
cartuccia) (1). 

L'otturatore può essere 
un punto qual unque oe 1 
asimmetrico. 


y y 

y'y .stello) in 

^Asimmetrico o 


L'appogg’ 

sistere 

in 




SP 


.A 0** \^ V 

/// , 

5.e> / /.nette all'otturatore di re- 


<t? 






pévera allatto dello sparo, perchè 




& 




& 

^ .^ripartito su tutta la massa. 


<0!°' -0' 
*" V 








^“.ato per la posizione e la forma. 

... y y 

^ 

«*** Seriore. 


(1)- Non hanno un appoggio per contrasto di parte le armi a canna 
fissa ed otturatore rinculante (bloccaggio labile). In queste a_r 
mi l'otturatore viene tenuto in chiusura dosando opportuname_n 
te la sua massa e la resistenza del congegno di ricupero. 



— 4 6- B 


L’appoggio impedisce, pertanto, che l’otturatore, in chiusura completa, re¬ 
troceda all’azione dei gas, prodotti dalla deflagrazione della carica di lancio, sul¬ 
la parte anteriore (apertura prematura della camera di cartuccia). 

Appoggio assoluto. 

L’appoggio è assoluto quando : 

. tutta o parte della superficie posteriore dell’otturatore prende appoggio contro 
la culatta; 

. appositi vincoli - organi di appoggio - collegano stabilmente l’otturatore alla 
culatta. 

Gli organi di appoggio possono essere portati dall’una o dall’altra delle parti 
da collegare ed hanno forme diverse, ma tutti possono rientrare in una delle se¬ 
guenti categorie : 

. organi di appoggioi.fissi) all'otturatore o alla bocca da fuoco - rìsala - 
. organi di appoggio {portati dall’otturatore, dalla bocca da fuoco o da parti ad 
essi collegate - blocchi - 

. organi di appoggio {articolati all’otturatore o alla bocca da fuoco - biette art 
colate 

L’otturatore può essere appoggiato alla culatta (o al castello) in un punto 
qualunque della sua lunghezza, pertanto per la posizione l’appoggio può essere : 
V anteriore; 

© centrale ; 
q posteriore; 
ed in tutti i casi : 
simmetrico o asimmetrico. 

L’appoggio anteriore simmetrico permette all’otturatore di resistere meglio 
al tormento che si genera all’atto dello sparo, si evitano, infatti, le flessioni late¬ 
rali dovute al carico di punta, si ottiene una uniforme ripartizione delle solleci¬ 
tazioni. 

La forma e il sistema di appoggio può permettere, anche, una classificazione 
dei meccanismi di chiusura : 

— Meccanismi di chiusura con otturatore ad alette : 

• appoggio ad alette fisse al cilindro; ^ 1 > T *" WI ^ 

. appoggio ad alette su testa mobile girevole; ò'VX^/u CH6R 
. appoggio a ghiera girevole. !" ò 4 




— Meccanismo di chiusura con otturatore oscillante: ( v - L ‘ ' \ V ) 

. appoggio a tallone; 

. appoggio a gradino ; 

— Meccanismi di chiusura con blocchi esterni all’otturatore: 

. appoggio a blocco girevole; 

. appoggio a blocco scorrevole; 

— Meccanismi di chiusura con otturatori a blocchi oscillanti : 

. appoggio a puntello articolato. # w’o- 

— Meccanismi di chiusura con appoggio a bielle articolate: (non trova impiego). 
Appoggio ad alette fisse al cilindro . - Il cilindro (otturatore) è muni¬ 
to all'estremità anteriore di due o tre alette che fanno corpo con il 
cilindro o sono ricavate su una testa fissata con viti al cilindro ste_s 
so. Tali alette possono scorrere e ruotare nella culatta a mezzo di 
scanalature longitudinali e trasversali. Compiuto il percorso in sen 
so longitudinale, esse, per il movimento di rotazione dell'otturato¬ 
re, si adattano nelle scanalature elicoidali prendendo appoggio sui 
tratti terminali di esse. 

Appoggio ad alette su testa mobile girevole. - L'otturatore porta al¬ 
la sua estremità anteriore una testa munita di alette e scorrevole a 
mezzo di un gambo nel cilindro. Sul gambo è ricavato un dentino che 
può scorrere lungo una scanalatura elicoidale a largo passo pratica¬ 
ta nel cilindro stesso. A mezzo di tale dentino il movimento longitu 
dinaie del cilindro produce, ad un certo punto della sua corsa in avan 
ti, un movimento rotatorio della testa. E' con tale rotazione che le 
alette si allogano negli incavi della culatta dando appoggio all'ottura 
tore. 

Appoggio a tallone . - Si riscontra negli otturatori oscillanti; il tallo¬ 
ne, ricavato nella parte posteriore dell'otturatore, in appoggio si in 
serisce in un incavo della culatta o del castello (fig. 33). 

Appoggio a puntello articolato. - E' realizzato in qualche arma a sot 
trazione dei gas dall'anima di canna. L'articolazione è ottenuta me¬ 
diante una biella ed una controbiella che collegano l'otturatore con 
la massa mobile. Quando si determina il movimento di chiusura del 
l'arma l'otturatore viene fermato dalla culatta, mentre l'ulteriore 
corsa in avanti della massa mobile aziona la biella e la controbiella 



- 48 - 



in modo che quest'ultima, sollevandosi, vada a puntellarsi contro il 
castello. All'inizio del movimento di apertura la massa mobile arti 
cola biella e controbiella cosicché la controbiella si abbassa, perde 
l'appoggio dal castello, consentendo la ulteriore corsa all'indietro 
della massa mobile e dell'otturatore (fig. 34). 


punte (/appoggio a/castello 



(fig. 34) 

Appoggio a blocco girevole . - E' centrale, asimmetrico. Il blocco, 
organizzato elasticamente mediante ima molla a lamina, è impernia 
to alla culatta e può ruotare. Quando l'otturatore è in chiusura com 
pietà, .il blocco risulta alloggiato in un incavo esistente nella parte 
inferiore dell'otturatore, contribuendo con la molla del congegno di 
ricupero a mantenere l'arma in chiusura. Al rinculo, il blocco ruo 
ta disimpegnando l'otturatore che può continuare la sua corsa retro 
grada (fig. 35). E' un appoggio poco stabile. 







- 49 


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(fig. 35) 

Appoggio a blocco scorrevole. - Il blocco è scorrevole lungo guide in 
clinate del castello. E 1 reso elastico mediante molla a lamina (od a 
spirale) situata alla sua base. Quando la massa mobile avanza, il 
blocco, sollevandosi, va ad incastrarsi negli incavi dell’otturatore. 
Al verificarsi del rinculo il blocco si abbassa per scorrimento sui 
piani inclinati, disimpegnando l'otturatore (fig. 36). 



(fig. 36) 



ARMI- Parte 1~ 


Dian. 4~ - AC.CAD. MIEIT. - MODENA. 

















Appoggio a ghiera girevole . - E' un sistema analogo a quello delle 
alette fisse al cilindro con la sola differenza che, invece della rota¬ 
zione dell'otturatore per disimpegnare le alette dalla culatta mobile, 
si ha la rotazione della ghiera per scorrimento su piani inclinati al¬ 
l'atto del rinculo della canna. L'otturatore ha quindi solo movimento 
di scorrimento. Generalmente, anziché avere due sole alette se ne 
hanno tre o più disposte secondo varie generatrici, in modo da otte¬ 
nere lo svincolo dell'otturatore con una frazione di giro della ghiera 
inferiore ai 90°. Ciò allo scopo di accelerare il movimento di retro 
cessione delle masse mobili (fig. 37). 




Oltre gli appoggi considerati ne esistono altri che presentano or 
ganizzazione molto più complessa e sono poco usati. 

Maneggio dell'otturatore. - Nelle armi a ripetizione automatica la 
manovra dell'otturatore, per l'armamento iniziale, si effettua me¬ 
diante un carrello di armamento (esterno) che è collegato all'ottura 
tore. 











- 51 - 


^ L fi M *** * 

- Sistemi di bloccaggio - 

Appoggio labile. 

Nei meccanismi di chiusura con otturatore ad appoggio labile, l’otturatore, 
cilindrico o prismatico, non si vincola alla culatta, ma si limita ad appoggiarsi 
al vivo di culatta opponendo alla pressione dei gas la sua massa e la resistenza 
del dispositivo di ricupero. 

Questi meccanismi hanno, quindi, manovra semplicissima, in quanto limi¬ 
tata al movimento di avvicinamento e di allontanamento, realizzato per trasla¬ 
zione assiale dell’otturatore sollecitato dal dispositivo motore - bossolo -. 

XUl^AJ.W » 

L’appoggio labile trova larga applicazione nelle anni a canna corta e con 
non elevate pressioni massime, ma il suo impiego è precluso alle armi nelle quali 
la deflagrazione genera elevate pressioni. 

Ciò ha dato origine agli studi per la realizzazione di sistemi di ritardo della 
apertura che però lasciano inalterate le caratteristiche di semplicità della ma¬ 
novra. 

I sistemi di ritardo più impiegati sono : 

. a lanciata, quando si fa avvenire la percussione qualche istante prima della 
chiusura in modo da opporre alla pressione dei gas anche l’energia residua del 
dispositivo di ricupero; 

. a bielle articolate, quando si collega l’otturatore al castello tramite bielle arti¬ 
colate il cui snodamento richiede un certo tempo; 

. per contrasto di piani inclinati, quando l’otturatore è collegato al castello da 
blocchi scorrevoli lungo piani inclinati il cui movimento richiede un rallenta¬ 
mento dell’apertura. 

I sistemi anzidetti non hanno del tutto soddisfatto, ma recentemente alcuni 
prototipi ripropongono e risolvono il problema suddividendo l’otturatore in due 
parti. Ciò consente di ritardare l’apertura in quanto la parte anteriore dopo un 
breve arretramento libero è costretta a rallentare il suo movimento per reinse- 
rirsì tutta o in parte nel corpo dell’otturatore. 



Congegno per In tenuta ermetica 

Il congegno per la tenuta ermetica ha il compito di evitare, nel modo più 
assoluto, la fuoriuscita dei gas dalla culatta ,i suoi requisiti debbono essere: 

. elevata elasticità; 

. istantaneità e sicurezza di funzionamento. 

Il congegno è costituito, nelle armi portatili, dallo stesso contenitore della 
carica - bossolo - le cui pareti, per azione dei gas, aderiscono a quelle dello spazio 
di caricamento con una pressione pari a quella esistente nell’anima. 

Congegno per la manovra 

Il congegno per la manovra è costituito da: 

. dispositivo motore ; 

. dispositivo di ricupero; 

. carrello di armamento, (o manubrio, maniglie di manovra, leve di manovra). 

La seconda, ueterminando la esatta posizione del foro di presa lun 

go la canna, in relazione al tempo occorrente: 

.. al proietto, per percorrere il tratto di canna tra il foro di presa 
ed il vivo di volata; 

.. ai gas, per vincere l'inerzia delle masse mobili e la resistenza 
del congegno di ricupero; 

.. all'otturatore per compiere determinati movimenti prima di per¬ 
dere l'appoggio. 

MITCCAWI.SM 0 
gQMEl&gjje-DI SPARO . 

Ha la funzione di far partire il colpo o i colpi a volontà del tirato 

re. Consta deite~paMi preposte allo scatto editila percussione . 

0(nv‘U&v''<A & 
a) Scatto . 

Lo scatto permette al tiratore di far partire il colpo o i colpi nel 
momento voluto. Risulta, normalmente, costituito dalle seguenti pa_r 
ti* 

oU 0 c—, ‘ ^ k ^ s --«• <C. 

- un grilletto, leva a fulcro centrale, avente un braccio a forma se¬ 
milunare, detto coda su cui agisce il tiratore ed un braccio con cui 
trasmette il movimento allo scatto (fig, 38). 


una leva di scatto, recante all'estremità di uno dei bracci il dente 



- 53 - 


di scatto che ha il compito di trattenere 
le masse mobili©jfi^^<-^ dX 

- una o più molle che hanno la funzione di 
riportare in posizione ordinaria le leve 
quando cessa l'azione del tiratore. Esse 
possono essere a lamina od a spirale. 

Alcuni congegni, per conferire una maggiore precisione all'arma, 
hanno una speciale costituzione ed organizzazione delle parti per cui 
il tiratore ha la possibilità di avvertire l'istante immediatamente pre 
cedente lo scatto. Tale sensibilità è ottenuta disponendo opportuna¬ 
mente i punti di applicazione delle leve che compongono il congegno, 
oppure sdoppiando il movimento di scatto in due tempi a mezzo di op 
portuna sagomatura (gobbe) di uno dei due bracci del grilletto. 

Nelle mitragliatrici al posto del grilletto si ha una leva con uno o 
due bottoni su cui agisce il tiratore; in tal caso ha la denominazione 
di leva di sparo (fig. 39). 



(fig. 38) 




(fig. 39) 


(fig. 40) 


Talvolta al posto della leva di scatto si trova un blocco di scatto 
su cui è ricavato egualmente a mezzo di opportuna sagomatura il den 
te di scatto (moschetto automatico "Beretta") (fig. 40). 



In qualche congegno la leva di scatto può anche mancare ed allo¬ 
ra il dente di scatto è portato direttamente dal grilletto o dalla leva 
di sparo (fucile semiautomatico "Garantì") (fig. 38). 

In taluni congegni, oltre i suddetti elementi costitutivi essenzia¬ 
li, vi possono essere aggiunte altre parti: controleva di scatto, leva 
di trasmissione dello scatto, nottolini, aste, ecc. che tendono a mi 
gliorare il funzionamento dei congegni stessi. 

L'organizzazione del congegno è in relazione al funzionamento del 
l'arma di cui esso fa parte. Essa deve poter consentire: 

nelle armi automatiche a tiro continuo, che gli organi del con 

gegno, sotto la pressione del tiratore, vengano esclusi dal funziona- 

+ - 

mento delle masse mobili e tali rimangano fino a che cessa detta a- 
zione; 


b)- nelle armi automatiche a tiro intermittente , che le masse mo 
bili, pur perdurando l'azione del tiratore, siano fermate ad ogni col 
po. Quest'ultima possibilità è ottenuta disponendo le parti del conge 
gno in maniera tale che, avvenuto lo scatto, esse possano disimpe¬ 
gnarsi tra loro e riacquistare indipendentemente la loro posizione or¬ 
dinaria . ^ 

Una certa complessità presenta l'organizzazione del congegno nel 
le armi a doppio funzionamento , dovendo essa permettere nella mede 
sima arma e il tiro continuo e il tiro intermittente. Detto funziona¬ 
mento è, di norma, ottenuto: 

©a mezzo di due grilletti agenti ciascuno su parti distinte del con 
gegno (moschetti automatici "Beretta") (fig. 41); 



grilletto per it tiro 
corrtini/o 





- 55 - 


a mezzo di indici di tiro che, opportunamente sagomati e dispo 
sti, permettono di variare la posizione o il movimento di uno degli 
elementi del congegno (carabina "Winchester" M2 - fucile mitraglia 
tore "Bren"). 

Il congegno di scatto può agire sui seguenti elementi: 

. massa battente (mitragliatrice "Breda 37", fucile mitragliatore 
"Bren" e "B. A. R. "); 

. otturatore (moschetto automatico "Beretta"); 

. percussore (mitragliatrice "Browning" cal. 12, 7); 

. cane (pistola "Beretta", fucile semiautomatico "Garand" e cara 
bina Winchester"). 

b) Percussione . 

La percussione provoca, a mezzo d'urto, la detonazione della ca_s 
sula per accendere la carica di lancio. Essa può avvenire: 

- per lancio , quando si ha la proiezione in avanti del percussore 
da parte di una molla, o per azione di una leva; 

- per battuta, quando si ha la battuta di un cane o di un tallone con 
tro la parie posteriore del percussore. 

5 pec i a 1 1 

Oltre le dette organizzazioni ve ne sono altre particolari , come 

M b 

quelle dei congegni con percussori fissi all'otturatore o alla massa 
battente oppure al congegno motore in cui la percussione avviene per 
azione diretta di detti elementi. 

La costituzione del congegno varia in relazione alla sua organiz¬ 
zazione. 

I congegni con la percussione organizzata per lancio sono costi¬ 
tuiti: 

- da un percussore del tipo a stelo, che presenta: 

. una punta acciaiata, talune volte ricambiabile, che per compie¬ 
re la battuta della cassula, sporge da un foro praticato sulla fac 
eia anteriore dell'otturatore; 

. una testa o collare; 

. un gambo o corpo, nella cui parte posteriore è ricavato, in posi 

t 

zione conveniente, il dente di arresto (fig. 42; 


COngSgtt 0 
cl » 

D6Y CuSS ‘One 


oeccitò rv\ O 

di 




dente dì arresto gambo testa a cotta re 


(fig. 42) 

* da una molla , la quale avvolge il gambo e trova appoggio sulla te¬ 
sta del percussore e sull'otturatore. 

In alcuni di detti congegni il lancio è ottenuto a mezzo di una leva 
che, imperniata alla massa mobile, con un braccio agisce sul per¬ 
cussore (moschetto automatico "Beretta" 38/A). 

I congegni con la percussione organizzata per battuta sono costi¬ 
tuiti: 

* da un percussore di forma quasi simile a quella dei percussori a 
stelo ma di dimensioni inferiori (fig. 43); 



(fig. 43) 

& da ima molla che ha il compito di riportare il percussore in posi¬ 
zione primitiva dopo avvenuta la percussione. Talvolta la molla 
può mancare e l’armamento del percussore è ottenuto con_oppor- 
tuni piani inclinati esistenti nella culatta o portati da altri elemeji 
ti (carabina "Winchester" - fucile semiautomatico "Garantì" - fu¬ 
cile mitragliatore "B. A. R. "); 




(fig. 44) 


(fig. 45) 




57 


- da un cane o da un tallone . Di questi il primo è imperniato alle par 
ti fisse dell'arma; il tallone è invece portato dalla massa mobile 
(figure 44 - 45 - 46). 



(fig. 46) 


CONGEGNO DI ESTRAZIONE ED ESPULSIONE. 


Il congegno di estrazione ed espulsione ha il compito di estrarre 
il bossolo dalla camera di cartuccia dopo la partenza del colpo e di 
espellerlo dall'arma. 

Il congegno è costituito: 

* da un estrattore; 
e da un espulsore; 

«> da molle per l'organizzazione elastica dei due elementi. 


Estrattore . - L'estrattore è normalmente disposto in una scanala 
tura od alloggiamento dell'otturatore e sporge davanti a questo con 
una estremità opportunamente foggiata, in maniera da poter aggan¬ 
ciare l'orlo del bossolo. Detta estremità - unghia - deve avere di¬ 
mensioni tali da non lasciare sfuggire il fondello del bossolo, indi- 
derlo o addirittura tranciarlo. 

Non presentano detta conformazione alcuni estrattori non fissati 
sull'otturatore ma portati da astucci scorrevoli lungo guide ricavate 


ui 


U 




-mi 


_ co- 4 




a/* j • 







nella parte anteriore dell'otturatore stesso (mitragliatrice "Breda" 
37) (fig. 47). 



(fig. 47) 

Nelle armi con otturatore scorrevole e testa girevole l'estrattore, 
al fine di ridurre gl'intagli da praticare nel vivo di culatta, è appli¬ 
cato sul cilindro che è dotato di solo movimento di scorrimento. ct-u-n ) 

Se l'elemento di presa dell'estrattore costituisce una parte della 
estremità anteriore del cilindro, la testa dell'otturatore è incavata 
in modo che vi possa alloggiare perfettamente il fondello del bossolo. 

L'estrattore, nelle armi ad utilizzazione diretta del rinculo, fun¬ 
ziona solo da trattenitore del bossolo . 

Infatti, la estrazione del bossolo dalla camera di cartuccia awie 
ne per la pressione che i gas esercitano sul suo fondello, per cui 
l'estrattore ha solo la funzione di assicurare la giusta posizione del 
bossolo fino all'urto contro l'espulsore. 

Espulsore. - L'espulore è costituito da una sporgenza (dente, pio 
lo, ecc. ) riportata nella culatta o nel castello disposta dalla parte op 
posta dell'estrattore. Può essere rigido od elastico. E' reso elasti¬ 
co qualche volta per consentire il passaggio delle masse mobili. 

L'espulsione è ottenuta con un movimento rotatorio impresso al 
bossolo in seguito all'urto violento contro l'espulsore. Essa può av¬ 
venire nel senso verticale ovvero in quello orizzontale attraverso una 
apertura praticata nella culatta o nel castello. Comunque essa si veri 




- 59 - 


fichi deve essere tale che il bossolo espulso non arrechi danno al ti 
ratore ed ai suoi vicini. 

L'espulsione si ha in fase di apertura e sempre prima che l'ottu¬ 
ratore abbia terminata la sua corsa retrograda. Ciò al fine di per¬ 
mettere la presentazione di una nuova cartuccia all'otturatore senza 
inceppamenti. 

Talvolta si notano delle eccezioni rispetto alla costituzione clas¬ 
sica precedentemente citata. 

In alcune armi l'espulsore, costituito da un piolo elastico, è appU 
cato sull'otturatore (fucile semiautomatico "Garantì" e carabina "Win 
Chester"). 

In altre l'espulsore manca: 

. l'espulsione si ha per caduta del bossolo (mitragl. "Browning"); 

. il bossolo non viene espulso, ma riportato, dallo stesso estrat¬ 
tore, nell'alveo della lastrina (mitragliatrice "Breda" 37). 


Molle. - Le molle possono essere a lamina od a spirale. Esse han 
no il compito di rendere elastici: 

- l’estrattore affinchè possa scavalcare l'orlo del bossolo ed ag¬ 
ganciarlo; 

- l'espulsore quando questo deve scorrere in una scanalatura del¬ 
le masse mobili. 


Mancano di molla gli estrattori, così detti a lamina, in quanto la 


elasticità viene ad essi assicurata dalla loro stessa lunghezza e spe_s 
sore. 


MECCANISMO DI CARICAMENTO 

CONGEGNO DI ALIMENTAZIONE . pis^SiTitfO sPpsTATSRf-tnsrfci&oro^s ( f * 

s ' 


RjfMENTO WtR0DUtt«<?£ 
CtWGsfcw/0 €>* AliM£wts^ionF 


4J- 


II congegno di alimentazione permette la esecuzione del ciclo fun 
zionale di un'arma senza doverla caricare ad ogni colpo. 

Il congegno può essere con sistemal a serbatoio , afnastro o d| jk la¬ 
strina . Questi due ultimi sistemi richiedono un complesso di parti 
per effettuare il movimento del nastro o della lastrina e per assicu¬ 
rare la giusta posizione della cartuccia affinchè questa possa essere 
sfilata dal nastro o dalla lastrina ed introdotta in camera di cartuccia. 


V olii .|*o^vuU uuè 

001 <k*JÌ a l u za 

vacali v»v . 


60 


SERBATOI. 


I serbatoi possono essere così classificati: 


> a secondo se possono essere rimossi c meno dall'arma; 
- fissi <U*AoV\ b v Vi 


- anteriori A u 






- centrali } a secondo della loro posizione rispetto all'arma; 

- posteriori 


- a caricamento multiplo, quando le cartucce possono essere intro¬ 
dotte tutte in una volta (serbatoi prontamente ricaricabili); 

- a caricamento successivo , quando le cartucce devono essere intro 
dotte successivamente una per volta (serbatoi non prontamente ri- 
caricabili). 



Noi tratte remo solo i serbatoi central i , a caricamento multiplo e 
successivo - fissi e mobtti - tralasciando gli altri in quanto apparte 
nenti a sistemi poco adoperati. 


Serbatoi fissi . Sono costituiti da: 

- una scatola metallica applicata alla culatta; 

- da un elevatore a molla che ha il compito di spingere in alto le car¬ 
tucce. Esso può essere costituito da una suola lunga quanto le car¬ 
tucce sollecitata in alto da una molla a spirale o a lamina (fig. 48); 


- oppure da un semplice braccio imperniato all'estremità anteriore 
del serbatoio e sollecitato da una molla a lamina (fig. 49). h 1 
Quando, per aumentare la capacità del serbatoio, le cartucce sono 
disposte in esso sfalsate, la suola dell'elevatore presenta un gra- 
dino longitudinale (fig. 50); 


- da un arresta cartucce che permette l'introduzione delle cartucce 
dall'alto in basso, ma non l'uscita dal basso in alto. La cartuccia 
superiore sporge con l'orlo del bossolo in modo da poter essere 
sfilata dall'otturatore nel movimento di chiusura (fig. 50). 





elevatore 



(fig. 48) (fig. 49) 

La capacità di detti serbatoi non può essere grande: varia da 6 a 
8 cartucce disponendo generalmente le cartucce sfalsate. 

I serbatoi fissi sono adoperati in alcune armi semiautomatiche 
(fucile "Garantì"). 

arresta cartacce 

e/evatore a gradi no 

(fig. 50) 

Serbatoi mobili. Hanno la medesima costituzione dei serbatoi fissi. 
Si differenziano da questi per la forma - possono essere a dorso drit 
to o curvo (fig. 51) - e per capacità, potendo essi contenere un mag¬ 
gior numero di cartucce, disposte su una o due file. 

^serbatoi mobili possono essere applicati all'arma tanto vertical 
...ante - superiormente od inferiormente - quanto orizzontalmente 
- a destra o a sinistra - e ad essa fissati a mezzo di un gancio di ri¬ 
tegno (fig. 51). 




Serbatoi mobili 
(fig. 51) 

Particolare forma e costituzione hanno i serbatoi mobili a tambu- 
rofttipo Lewis) ed a cassetta^c^ 

((Ly> ) 

Caricamento dei serbatoi . Il caricamento dei serbatoi può essere e- 
seguito: 

- introducendo (a mano) le cartucce una per volta; 

- ovvero introducendo simultaneamente più cartucce a mezzo di 
un caricatore. 

CARICATORE . - Il caricatore è un involucro, generalmente in lamie 
rino, atto a tenere riunite un certo numero di cartucce ed a rendere 
possibile il rifornimento del serbatoio con una sola operazione. Il ca 
ricatore può essere semplice od a pacchetto. 

àJ) Caricatore semplice . Serve soltanto per effettuare il caricamento 
del serbatoio, dopo di che viene estratto. Può essere formato da: 

- una lastrina (fig. 52); 

- una lamina avente i bordi ripiegati in dentro in modo da poter af 
ferrare i bossoli all'orlo del fondello. Una molla a lamina, fissata in 
ternamente al dorso, ha il compito d'impedire che le cartucce possa¬ 
no scivolare (fig. 53). 





Caricatore a lastrina 
(fig. 52) 


Il caricamento del serbatoio si effettua premendo con il pollice le 
cartucce in modo da farle uscire dal caricatore ed entrare nel serba 
toio, finché l'ultima cartuccia è afferrata dall'arresta cartucce. 



Caricatore a lamina 
(fig. 53) 

b) Caricatore a pacchetto (fig. 54). E' parte integrante del serbato¬ 
io perchè rimane in esso finché l'ultima cartuccia non è stata intro¬ 
dotta nella camera di cartuccia. Generalmente è ad involucro , cioè 
costituito da un lamierino ripiegato ad "U". I fianchi o guance hanno, 
immediatamente dopo la ripiegatura, un risalto verso l'interno nel 
quale fanno presa gli orli o scanalature del fondello dei bossoli, i 
fianchi sono anche leggermente ripiegati ai lati per trattenere le cajr 
tucce; i risalti di presa sono interrotti verso le estremità per per¬ 
mettere alle cartucce di sfilarsi. Il pacchetto viene introdotto nel 
serbatoio comprimendo l'elevatore ed è trattenuto, quando è compie 














- 64 - 


tamente entrato, da un gancio a molla che è applicato nel serbatoio 
stesso e che fa presa in un risalto del dorso o dei fianchi del pacchet 
to (non sono necessari gli arresta cartucce). L'elevatore agisce con¬ 
tro la cartuccia inferiore, ma le cartucce non possono uscire perchè 
trattenute dai bordi ripiegati dei fianchi del pacchetto; qundo l'ultima 
cartuccia è stata sfilata, l'involucro, non più trattenuto, cade attra¬ 
verso apposita apertura oppure viene espulso per una particolare or¬ 
ganizzazione del congegno di alimentazione (fucile mitragliatore "Ga 

H. i ~~ 

rand"). 



Caricatore a pacchetto 
(fig. 54) 

I caricatori a pacchetti possono essere: 

simmetrici, quando possono essere introdotti nel serbatoio indif¬ 
ferentemente da una parte o dall'altra (fig. 55); 



Caricatore simmetrico a dorso curvo 
(fig. 55) 



- 65 - 


- asimmetrici , quando, per poter essere introdotti nel serbatoio, ri 
chiedono che si osservi qual*è la parte alta e la parte bassa (fig. 56). 



Caricatore asimmetrico 
(fig. 56) 

NASTRI . - I nastri possono essere di tela o metallici. 

Nastro di tela . E' costituito da due bande di tela forte, unite una al¬ 
l'altra ad intervalli di circa due centimetri da punti metallici. Ogni 
cartuccia trova alloggio in un tratto libero tra due punti contigui e vi 
resta trattenuta per attrito. Ogni nastro di tela è lungo tanto da con¬ 
tenere 200 o 300 cartucce (fig. 57). *£■>.: 

E' sistema leggero e poco ingombrante; ma il nastro di tela si de 
teriora facilmente con l'uso e risente troppo dell'umidità dando luo¬ 
go a frequenti inceppamenti. 



ARMI- Parte 1~ 

Disp. 5~ - ACCAD. MILIT. - MODENA. 


- 66 - 


Nastro metallico . E' costituito da una catena di elementi metallici, 
maglioni, uniti a snodo l'uno all'altro, ognuno dei quali contiene una 
cartuccia che vi resta trattenuta per attrito (fig. 58). 



L'unione di un maglione al successivo può essere ottenuta per mez 
zo di una linguetta, facente parte di ogni maglione, che si incastra 
nell'elemento contiguo in modo da impedire una separazione accide_n 
tale, ma consentendo la rotazione reciproca. 

Tipi caratteristici di nastro metallico sono: 

a) il nastro "Prideau" , in cui ogni cartuccia fa da perno tra due ma¬ 
glioni; quando la cartuccia viene sfilata per essere introdotta in ca¬ 
mera di cartuccia, uno dei maglioni da essa uniti si stacca; il nastro 
quindi si scompone mano a mano che i colpi vengono sparati; 

b) il nastro "Hotchkiss" , in cui ogni maglione (rigido) contiene due o 
tre cartucce; i vari maglioni sono uniti mediante perni longitudinali. 

Il nastro metallico è a grande capacità e generalmente può avere 
lunghezza indefinita, specie quelli tipo "Prideau", poiché gli elemen 
ti si possono unire con grande facilità. Di norma, durante il funzio¬ 
namento dell'arma, esso va contenuto in una cassetta che resta fissa 
ta sul fianco dell'arma stessa. 

Il nastro, sia di tela che metallico, viene introdotto nell'arma at¬ 
traverso una apertura trasversale del castello ed in posizione tale 
che a mezzo di uno spostatore, azionato dalle masse mobili dell'ar¬ 
ma, il nastro può, ad ogni colpo, scorrere di una lunghezza pari al¬ 
la distanza tra una cartuccia e l'altra. Detto spostatore può essere: 
a tamburo o a leva. 





- 67 - 


Lo spostatore a tamburo è dotato di un movimento rotatorio intor 
no ad asse longitudinale. Esso è munito di denti con i quali afferra 
una cartuccia e, ruotando, obbliga il nastro a scorrere (fig, 59). 

Lo spostatore a leva è a forma di squadra ed è imperniato nel go 
mito. Ad un braccio di esso agisce un'apposita trasmissione coman 
data dall'otturatore, mentre l'altro braccio comanda un carrello scor 
revole, con denti a molla, che obbliga il nastro a scorrere (fig. 60). 

Una volta effettuato lo spostamento laterale del nastro viene sfila, 
ta una cartuccia dal nastro e successivamente sollevata od abbassa¬ 
ta per essere posta in direzione della camera di cartuccia. 

Parti del congegno impediscono al nastro, durante lo sparo, di 
compiere movimenti. 


cartuccia 




Spostatore a tamburo 
(fig. 59) 


Spostatore a leva 
(fig. 60) 


LASTRINE. La lastrina è formata da una banda metallica, sulla qua 
le sono ricavati gli alloggiamenti della cartucce (alveoli) e, per stam 
paggio, i risalti per dare presa agli organi che provvedono al suo mo 
vimento (fig. 61). 










- 68 - 


La lstrina può contenere poche cartucce, tuttavia, questa limitata 
capacità non incide sulla celerità di tiro dell'arma, poiché le lastri¬ 
ne possono essere introdotte nell'arma una dopo l'altra senza che si 
abbia alcuna interruzione nel tiro, 1 'V> 


Cl> Cl> CU CL> Cl> CO <_l> CU CU CU 


(j> CJ <j) ù) (i> Ui (t> (t) u (J (J (J (j> <J lì <J Q W 



alveolo 


Lastrina 
(fig. 61) 


Lo scorrimento della lastrina, analogamente a quello del nastro, 
è ottenuto a mezzo di uno spostatore comandato da una piastra di ali 
mentazione con scanalatura a "z" che la massa mobile trascina nel 
suo movimento longitudinale. Un dente dello spostatore, impegnato 
nella scanalatura a "Z" consente di ottenere dal movimento longitu¬ 
dinale della piastra un movimento trasversale dello spostatore stes¬ 
so; questo, a mezzo di una leva, obbliga la lastrina a spostarsi (figu 
ra 62). 

Arresta la lastrina durante lo sparo una seconda leva che viene 
azionata dallo spostatore. 

Con il sistema di alimentazione a lastrina i bossoli, anziché esse 
re espulsi, sono rimessi nei loro alveoli. 



yì > v 


Spostatore con piastra di alimentazione 
(fig. 62) 









- 69 - 


CONCnCftt'IO SECONDARIO 

)T7i AfAcSTO pft 'OTfyt? -9 A CARrJrtP fSAiJKtTt 

Avviso di serbatoio-vuoto. - L'avviso di serbatoio vuoto ha lo scopo 
di fermare l'otturatore in posizione di apertura, dopo la partenza del 
l'ultimo colpo, consentendo così tempestivamente la ripresa del fuo¬ 


co. 

E* ottenuto generalmente con l'elevatore del serbatoio o con una 
sporgenza di esso che contrasta, a cartucce esaurite, con l'otturato 
re fermandolo all'inizio della fase di chiusura. 


MECCANISMO 

. PUNTAMENTO . 

Il eengegno di puntamento permette di materializzare la linea di 
mira, per disporre l'arma nella giusta direzione e con la necessaria 
inclinazione affinchè la traiettoria descritta dal proietto passi per il 

punto mirato. struménti Pfr matfk \f\u ìz a rc iA i .<*; m - Usuale 
La linea di mira è materializzata da due punti: mirino e tacca di 

mira opportunamente distanziati. Detti punti sono generalmente di¬ 
sposti nella parte superiore dell'arma; possono essere anche siste¬ 
mati lateralmente/^. 

Il mirino può avere forme svariate: in generale ha sezione trian¬ 
golare o trapezoidale o rettangolare; con profilo di altezza decrescen 
te verso la bocca, in maniera che, per qualsiasi inclinazione della 
canna, l'occhio percepisca solo la faccia posteriore del mirino che 
deve essere piana e normale all'asse della canna (figg. 63-64-65). 


Vi sono anche mirini a sezione circolare. 

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Mirino a sezione triangolare 

. (fig. 63) 

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- 70 - 



Mirino a sezione trapezoidale 
(fig. 64) 



Mirino a sezione rettangolare 
(fig. 65) 


NOTA 

La linea di mira è la retta determinata dalla tacca di mira e dal 
mirino. Dicesi linea di mira naturale la linea di mira corrisponden¬ 
te alla posizione più bassa che può assumere la tacca; l'alzo relati- 
vo alzo naturale . La linea di mira naturale può essere parallela o no 
all'asse della canna. 

L'angolo di mira è l'angolo formato dalla linea di mira e dall'asse 
della canna. 

Lunghezza della linea di mira è la distanza del mirino dalla tacca, 
misurata parallelamente all'asse della canna. 

Origine degli alzi è la posizione della tacca riferita a due assi or¬ 
togonali, contenuti in un piano normale all'asse della canna (uno oriz 
zontale e l'altro normale al primo), aventi l'origine nel punto in cui 
si troverebbe la tacca quando la linea di mira fosse parallela all'as¬ 
se della canna. 









- 71 - 


La tacca di mira è data da un intaglio di varia forma (a secondo 
della sezione del mirino), praticato al margine superiore di una pia 
strina fissata all'arma. La tacca di mira può essere anche portata 
da una parte mobile ed allora si ha un alzo , che consente di far assju 
mere diverse elevazioni all'arma variando la distanza del bersaglio. 

Gli alzi hanno forme e disposizioni svariate e sono applicati sul¬ 
l'arma alla massima distanza possibile dal mirino per aumentare la 
lunghezza della linea di mira. 

Gli alzi possono avere una tacca di mira unica e mobile oppure 
possono averne diverse corrispondenti ad alcune distanze opportuna 
mente intervallate. 

Gli alzi che hanno la tacca di mira unica e mobile sono caratteriz 
zati dal sistema adottato per far assumere alla tacca le diverse al¬ 


tezze relative alle varie linee di mira. 
Èssi si distinguono in alzi 




JL* 


,n. . - ' f < -G^. oA* , f 




a ritto con cursore; 
a quadrante; 

I- a tangente. 


tk. V**' - r*-- ' 


I sjA J 
«- 

j 0. ^ 


jfV- 


(seguito nota di pagina precedente) 


Una qualsiasi posizione della linea di mira rispetto all'asse della 
canna è rappresentata da un valore H dell'ordinata ed una valore S 
dell'ascissa relativa alla posizione della tacca di mira. 

Ammesso che la cresta del mirino coincida con il centro della bqc 
ca e che l'origine degli alzi sia sull'asse della canna, ad arma punta 
ta la linea di mira coincide con la linea di sito, il piano di mira con 
il piano di direzione, l'angolo di mira è uguale all'angolo di elevazio 


ne. 


Per una determinata posizione della linea di mira si ha che: 

- tra l'ordinata H e l'angolo di elevazione oc sussiste la relazione: 
H = L tg ; 

- tra l'ascissa S e l'angolo di scostamento Jh sussiste la relazione: 




- fi t 


COS OC * | snf' 

GL , Ll •-> , * 








;\sJU JL HMii U: È-'-' ' 



- 72 - 


a) Alzi a ritto con cursore. La tacca di mira, portata da un cursore, 
si sposta in altezza, lungoni ritto, verticalmente. Il ritto è girevo¬ 
le attorno ad un asse trasversale. Il cursore che porta la tacca di mi 
ra, può essere fissato da un bottone elastico nelle varie posizioni 
corrispondenti alle diverse altezze. Il ritto può assumere due posi¬ 
zioni - rovesciato in avanti e verticale - ed in alcune armi anche tre 
potendo pure assumere quella di abbattuto indietro; quando è rovescia 
to o abbattuto esso determina due linee di mira per le distanze dicom 
battimento a mezzo di due tacche fisse poste alla sua base. La tacca 
di mira può-anehe_e€.sere spostata trasversalmente a mezzo di coman 
do a vite per dare valori di scostamento (fig. 66). V + 



Schema di alzo a ritto con cursore 
(fig. 66) 


(seguito nota di pagina precedente. 

Ad ogni distanza corrispondono determinati valori di H, di oc , 
di S e di Jb . H ed S vengono anche chiamati, rispettivamente, al 
zo e scostamento. 






- 73 - 


b) Alzi a quadrante . La tacca di mira si sposta in altezza, descri¬ 
vendo un arco di cerchio. In pratica, gìTalzi a" <juadrante - sono - queI^ 
li che hanno il ritto girevole attorno ad un perno trasversale portata 
da uno zoccolo e la tacca di mira situata alla estremità del ritto. Le 
varie linee di mira sono determinate dalle diverse altezze a cui vie¬ 
ne a trovarsi la tacca di mira a seconda delle varie inclinazioni as¬ 
sunte dal ritto (fig. 87). 



Gli alzi a quadrante possono avere varia costituzione meccanica. 

Citiamo i tipi più comuni: 

- alzi a quadrante ad alette e tacche di graduazione (fig. 68). Lo zoc¬ 
colo dell'alzo porta due alette laterali, una delle quali ha delle tac¬ 
che radiali che servono a stabilire le varie posizioni del ritto e 
porta segnata nella parte superiore la graduazione; 


posizione della iacea </t mira 
corrispondente ai/a distanza, 
dt m. ZOO (disi d/ comitati. ) 


posizione de//a tacca dt mira 
corrispondente aita d/stanza 


a/e/te 



Alzo a quadrante con alette e tacche di graduazione 


(fig. 68) 






- 74 - 


^ alzi a quadrante con alette a curva di graduazione (fig. 69). Lo zoc¬ 
colo dell'alzo ha due oiccole alette laterali orofilate secondi una- 
curva. sulle auali si aDDOggia il ritto a mezzo di un cursore scor¬ 
revole; una molla tiene costantemente II ritto premuto con il curso¬ 
re contro il dorso delle alette. Secondo le varie posizioni che può 
assumere il cursore lungo il ritto, questo si inclina più o meno in 
dipendenza della sagomatura delle alette. La tacca di mira, porta¬ 
ta all'estremità del ritto, si viene costa trovare a varie altezze 
determinando diverse altezze della linea di mira (fig. 69); 



de//a iacea d/ mira 


(fig. 69) 

^ alzi a quadrante con cursore e zoccolo a gradini (fig. 70). Sono 
molto simili al tiDO precedentemente descritto: le alette dello zoc¬ 
colo, anziché avere un dorso a curva continua, presentano diversi, 
gradini sui quali si appoggia il cursore del ritto; 



Alzo a quadrante con cursore e zoccolo a gradini 

(fig. 70) 



- 75 - 


- alzi a quadrante con cursore e ritto a nervature curvilinee (fig. 71). 
Il cursore è scorrevole sullo zoccolo lungo due guide piane paral¬ 
lele all'asse delia canna e contemporaneamente lungo due nervatu¬ 
re curvilinee ricavate sul ritto; quest'ultimo, a mezzo di dette ner¬ 
vature, può assumere, in relazione alle varie posizioni del curs<>- 
re sullo zoccolo, varie inclinazioni che determinano altrettante al¬ 
tezze della tacca di mira; 


cursore 



Alzo a quadrante con cursore e ritto a nervature curvilinee 

(fig. 71) 

- alzi a quadrante ad eccentrico (fig. 72) . Su uno zoccolo fissato al¬ 
la canna è imperniato un ritto con la tacca di mira. Il ritto è spin¬ 
to da una molla ad appoggiarsi, con l’estremità, su di un perno ec¬ 
centrico ad asse trasversale, che attraversa la parte posteriore 
dello zoccolo e sporge verso destra con un grosso bottone zigrina¬ 
to di manovra, che reca incise le graduazioni in distanza. A secon¬ 
da della posizione del bottone di manovra il perno eccentrico solle¬ 
va più o meno il ritto con la tacca determinando la linea di mira re¬ 
lativa alla distanza segnata sul bottone di manovra. Le varie posi¬ 
zioni del perno sono fissate da un piccolo piolo a molla interposto 
tra il bottone e lo zoccolo. 



Alzo a quadrante ad eccentrico 
(fig. 72) 






- 76 - 


c) Alzi a tangente (fig. 73). La tacca di mira portata da un cursore 
scorre su di uno zoccolo a piano inclinato, applicato sulla canna. 

Graduazioni 

piano inclinato lungo 
il quale si sposta ta 
iacea dì mira 

alette di tacca di mira 

protezione 


linea di fede relativa ai tei intervalli 
per il perfezionamento della giustezza 
in direzione . 

vite micrometrica per lo spostamento 
della tacca di mira su! piano 
azimutale. 



Alzo a tangente 
(fig. 73) 

Le varie posizioni della tacca di mira rispetto allo zoccolo co¬ 
stituiscono diverse graduazioni dell'alzo. 

Le graduazioni sono normalmente portate dalla faccia superio¬ 
re dello zoccolo (carabine "Winchester"). 

Fra gli alzi che hanno più tacche di mira, i. più comuni sono: 

- l'alzo a tacche fisse (fig. 74). E* costituito da una lamina con va¬ 
rie tacche corrispondenti ad altrettante distanze di tiro; 



Alzo a tacche fisse 
(fig. 74) 


- 77 - 


- l'alzo a fogliette (fig. 75). E' formato da varie lamine recanti cia¬ 
scuna una tacca. Le lamine sono ribaltabili perchè ruotanti intorno 
ad un perno; 



Alzo a fogliette 
(fig. 75) 

- l'alzo a tamburo (fig. 76). Su un tamburo sono ricavate due o più 
tacche corrispondenti a varie distanze di tiro. 



Alzo a tamburo 
(fig. 76) 

Gli alzi con più tacche di mira sono idonei per armi destinate ad 
agire a distanze ravvicinate (entro 500 - 600 metri). 

Hanno particolare costituzione i congegni di puntamento per il ti¬ 
ro contraereo (fig. 77). Essi hanno un'unica tacca di mira fissa ed 
al posto del mirino uno speciale reticolo mirino. A mezzo del retico¬ 
lo, che può avere la forma circolare o ellittica, è possibile ottenere 
varie linee di mira in relazione: alla distanza del bersaglio, al suo 
angolo di sito rispetto all'arma, alla velocità e rotta del bersaglio, 
nonché alla durata del percorso del proietto. 

Nei congegni di puntamento a visuale libera la organizzazione dei 
punti di mira può essere a mirino pieno ed a mirino sfiorato. 



- 78 - 



(fig. 77) 

Organizzazione a mirino pieno. E* sistema usato nei congegni con 
la tacca di mira a sezione rettangolare o semicircolare oppure a 
sezione circolare. Perchè il puntamento 'ninno 

sia giusto il mirino deve essere compre- 
so quasi per intero fra il fondo e la parte 
superiore della tacca (per le tacche a se¬ 
zione rettangolare o semicircolare) (fig. 

78).. (fig. 78) 

Organizzazione a mirino sfiorato . E' sistema proprio dei congegni 
aventi tacche di mira con fondo a spigolo vivo e mirino a sezione 
triangolare. Il puntamento è giusto quando la linea di mira passa per 
il fondo della tacca di mira e sfiora la cresta del mirino (fig. 79). 




(fig. 79) 




- 79 - 


Graduazione degli alzi . 

Gli alzi hanno, in genere, graduazioni di hm in hm (di 100 in 100 
yards nelle armi inglesi ed americane) e solo eccezionalmente sihan 
no graduazioni inferiori all'ettometro. 

Relazione tra alzo e distanza. Da quanto è stato detto in merito alla 
funzione dell'alzo appare evidente che con l'aumentare o con il dimi¬ 
nuire della distanza alla quale si trova il bersaglio, dovrà necessa¬ 
riamente aumentare o diminuire l'alzo (h). 

Infatti (fig. 80) sia AO l'asse della canna, AS la linea di sito, 

O P la linea di proiezione, OVS la traiettoria ottenuta con l'angolo 
di proiezione POS (1). Se M è la cresta del mirino e congiungia- 



(fig. 80) 

mo S con M prolungando la retta sino ad incontrare in T, la nor¬ 
male "e„d„ all'asse della canna passante per l'altro punto di mira, la 
T M rappresenterà la linea di mira che occorre per colpire il bersa 
glió S e T la posizione che dovrà avere la tacca di mira dell'alzo. 

Se ora, dal punto M (sommità del mirino) conduciamo una pa¬ 
rallela all'asse della canna sino ad incontrare la "e,"d„ in M', la lun¬ 
ghezza M'T = h chiamasi alzo corrispondente alla distanza di pun¬ 
to in bianco M S. 

Il triangolo rettangolo TM'M è il triangolo di mira. 


(1) - Dato il piccolo valore dell'angolo di rilevamento, si considera 
la linea di tiro coincidente con quella di proiezione. 





-so¬ 


li tratto M'M = 1 rappresenta la lunghezza della linea di mira. 
L'angolo TMM', è l'angolo di mira: esso può considerarsi uguale 
all'angolo di elevazione oc perchè linea di mira TMS e linea di sito 
OS, si possono supporre coincidenti dato il loro piccolissimo angolo 
di convergenza, perciò anche i due triangoli rettangoli TM'M e PSO 
si possono ritenere simili. E poiché nei triangoli simili i lati omolo¬ 
ghi sono proporzionali, aumentando o diminuendo la distanza alla qua¬ 
le si trova S cioè aumentando o diminuendo l'abbassamento PS, do¬ 
vrà necessariamente aumentare o diminuire h; cioè l'alzo deve varia¬ 
re in relazione alla distanza alla quale trovasi il segno da colpire. E' 
quanto volevasi dimostrare. 

Determinazione degli alzi . 

Per determinare la quantità di cui si deve sollevare la tacca di mi¬ 
ra sulla linea di mira naturale, per colpire un segno disposto ad una 
data distanza, si procede nel modo seguente: 

- alla distanza stabilita si colloca un telone sul quale sia ben visibile 
un segno S situato sull'orizzonte dell'arma (fig, 81). 

Con alzo pratico approssimativo TT^, si punta in S. Poiché 
l'alzo impiegato non è il vero, la traiettoria descritta dal proietto 
non passerà per S ma colpirà il telone più in alto o più in basso 
Consideriamo che il proietto colpisca un punto B più in alto e 
che, quindi, l'alzo pratico impiegato sia maggiore del vero. Per 
colpire il punto S, occorre impiegare l'alzo effettivo TT„ che dif- 

Ct 

ferisce dall'alzo pratico approssimativo impiegato della quantità TT. 

Cé Jl 



(iig. 81) 



- 81 - 


Poiché sul telone si può misurare l'errore SB e si conosce TT^, 
la lunghezza L della linea di tiro TO e la distanza OS dell'arma 
dal bersaglio, si può determinare T^T 2 e perciò l'alzo pratico reale 
T T 9 per la distanza voluta. 

Infatti il triangolo O T 2 Tj e QB'S (B'S è la parallela all'alzo con 
dotta da S) sono tra loro simili e perciò: 

t 2 t x S F' 

O T = “o’s" 

Ma per le armi portatili la differenza tra OT^ ed OT può rite¬ 
nersi trascurabile rispetto al valore di cos * come può ritener¬ 

si trascurabile rispetto al valore di OS la differenza tra SB' ed SB. 
Possiamo allora scrivere che: 

T 2 T 1 SB SB 

O t" = O S ossia T 2 T 1 = OS ’ 0T 


Sappiamo inoltre che OT è poco differente da OM, ossia da L 
e pertanto: 


T 2 T 1 = 


SB 

OS 


L 


Ma come si è detto, l'alzo pratico relativo alla distanza OS è dj. 
to da TT 2 =TTj t T 2 T 1( quindi: 


TT„ 


TTj_ ± 


SB 

OS 


L 


Così facendo è possibile determinare i vari alzi da impiegare alle 
diverse distanze di tiro. 

La determinazione degli alzi può anche essere eseguita grafica- 
mente a mezzo della curva degli alzi. 


ARMI - Parte 1" 

Disp. 6" - ACCAD. MILIT. - MODENA. 


DISPOSITIVI DI SICUREZZA. 

Un requisito essenziale da ottenere nelle armi a ripetizione auto 
matica è la sicurezza. Questa si materializza impedendo: 

a) - la partenza del colpo, senza la volontà del tiratore, quando 
l'arma è carica (sparo accidentale); 

b) - la percussione e, quindi, la deflagrazione della carica di laji 
ciò se l'arma non è in chiusura completa (sparo prematuro). 

Le condizioni di cui sopra si realizzano mediante: 

- la sicurezza ordinaria; 

- la sicurezza automatica. 


Sicurezza ordinaria. 


La sicurezza ordinaria impedisce lo sparo accidentale . Essa è 
ottenuta con un dispositivo che deve avere i seguenti requisiti: 

- evitare in modo assoluto lo sparo senza la volontà del tiratore; 

- essere ben visibile e stabile nelle sue due posizioni (fuoco e s_i 
curezza); 

- essere robusto e semplice per consentire con prontezza e faci¬ 
lità la manovra da chicchessia. 

Il dispositivo, costituito da una leva o di una parte munita di un 


braccio esterno di manovra, opportunamente azionato dal tiratore: 

a)- immobilizza un elemento del congegno di sparo . Questo siste 
ma permette di bloccare: 

- il grilletto (pistola "Beretta" mod. 34 - fig. 82 - ; fucile mitra 


gliatore "B. A. R. "); 

- la leva o blocco di scatto, 
rendendo, così, impossibile il 
disimpegno delle masse mobi¬ 
li, anche se si aziona involon¬ 
tariamente il grilletto (moschet 
ti automatici "Beretta"); 



,0*g. 82) 



b) - disimpegna le parti del congegno di scatto, affinchè queste pen¬ 
dano il contatto fra loro, in modo che agendo sul grilletto, la massa 
mobile non possa essere liberata (fucile mitragliatore "Bren"); 

c) - immobilizza il percussore, così che questo non può scattare . „ 

f f ^c. 

anche se è già armato e viene liberato dal congegno di scatto;l p ^ f ^ A ^ 

d) - disarma totalmente o parzialmente la molla del percussore , 

già armato. Questo sistema ha il vantaggio, quando l'arma è in sicu 
rezza, di tener la molla del percussore in istato di riposo, tanto più 
completo quanto maggiore è la distensione della mollaj fAosf ^ ^ 

I due ultimi sistemi sono praticati in armi che hanno la percussio 
ne organizzata per "lancio". 

Sicurezza automatica. 

La sicurezza automatica evita lo sparo prematuro . Essa è ottenu 
ta: 

- mediante parti aggiuntive come, per esempio, leve, nottolini, 

« 

pistoncini, ecc. che agiscono sul congegno di percussione, nelle ar¬ 
mi aventi la percussione organizzata per "lancio'*; 

- per costituzione ed organizzazione dei congegni di chiusura, di 
percussione e di scatto nelle armi in cui la percussione avviene per 
"battuta". 

In particolare, la sicurezza automatica si realizza: 

a)- nelle armi in cui la percussione avviene per "lancio" con : 

- una parte che arresta il percussore quando l'arma non è in chiù 
sura completa nel caso in cui il percussore è stato liberato dal con¬ 
gegno di scatto (pistoncino di sicurezza del fucile mitragliatore "Bre 
da 30"); 

- un mezzo che impedisce al percussore, già liberato dal conge¬ 
gno di scatto e lanciato dalla molla, di raggiungere la cassula e,quin 
di, percuoterla (fig. 83); 




(fig. 


Arma in apertura 
(il percussore non può sporgere) 



33) 

Arma in chiusura completa 
(il percussore può sporgere) 


b)“ nelle armi in cui la percussione si ottiene per "battuta" : 

- costruendo le parti dei congegni di chiusura e percussione in ma 
niera tale da non permettere la battuta del tallone (o zoccolo) sulla te 
sta del percussore quando l'otturatore non è in chiusura completa (fu 
cili mitragliatori "Bren" e "B. A.R. "); 

- impedendo la fuoruscita della punta del percussore, anche quan 
do il cane ha battuto sulla testa del percussore, nel caso in cui l'ot¬ 
turatore non ha compiuto i necessari movimenti per determinare la 
chiusura completa, (fucile semiautomatico "Garantì" - carabine "Win 
Chester"); 

- disimpegnando le parti del congegno di scatto quando le masse 
mobili non hanno compiuto completamente la loro corsa in avanti per 
determinare la chiusura completa (pistola "Beretta" mod. 34). 

Infine si deve aggiungere che, talune armi presentano ecceziona¬ 
li sicurezze dovute a caratteristiche di costruzione le quale impedi¬ 
scono la partenza del colpo nel caso che l'arma non sia montata pe_r 
fettamente; una tal sicurezza è realizzata nei moschetti automatici 
"Beretta". 

MEZZI DI RAFFREDDAMENTO DELLE CANNE . 

La deflagrazione della carica di lancio riscalda sensibilmente il 
metallo della canna, problema importante da risolvere nelle armi a 
ripetizione automatica, specie quelle a tiro continuo, per la rapida 




















- 85 - 


successione dei colpi, che porta, in breve tempo, la canna ad un al 
to punto di riscaldamento. 

Il surriscaldamento provoca la facile usura della canna, riduce 
le qualità balistiche dell'arma e può provocare l'autodeflagrazione 
della carica appena introdotta la cartuccia nella camera di cartuccia. 

Per consentire, quindi, il normale impiego delle armi a ripetizio 
ne automatica è necessario dotarle di un efficace mezzo perchè il 
punto di surriscaldamento sia raggiunto più tardi possibile. 

I mezzi possono essere: 

ad acqua: la canna è rivestita da un manicotto cilindrico nel qua 
le può circolare acqua mediante tubi collegati ad un bidone seroato- 
io ed un sistema di pompe azionate da un servente. Il manicotto, a 
perfetta tenuta, presenta una valvola che consente lo sfogo del vapo 
re quando l'acqua raggiunge elevate temperature. 

Questo complesso mezzo per il raffreddamento della canna, ri¬ 
chiede continua disponibilità di acqua per il reintegro di quella eva¬ 
porata (circa 4 litri ogni .1000 colpi);, il peso dell'arma è sensibilmen 
te maggiorato dal manicotto con l'acqua e dal sistema di pompe per 
la circolazione; infine il cambio della canna è reso oltremodo diffi¬ 
coltoso. Per le sue caratteristiche negative, questo mezzo non è più 
usato. 

- ad aria: costruendo intorno alla canna, specie in prossimità del 
la sorgente di calore (camera di cartuccia), dei radiatori costituiti 
da ondulazioni anulari (rondelle) che aumentano la superficie di irra 
diazione del calore assorbito, rendendo possibile una lunga azione 
di fuoco 84). Anche creando costole longitudinali, per tutta la 

lunghezza della canna, si può favorire il raffreddamento di questa. 

(l) / f \ ( jj 

E' un mezzo che incide sul peso dell'arma. fO 

tv") m i 



(fig. 84) 








aumentando lo spessore della canna : si può ritardare il punto di 
surriscaldamento della canna, in base al principio che, propagando¬ 
si il calore per strati successivi, una massa maggiore raggiunge più 
tardi tale condizione. 

Questo mezzo, però, incide notevolmente sul peso dell'arma e può 
essere realizzato solo in armi destinate ad un'azione di fuoco statica. 


Nelle armi automatiche più moderne, si ris olve il problema in ma 
niera molto razionale. Si costruisce la canna con metallo refrattario 
all'assorbimento del calore, che consente di sparare un'elevato nu¬ 
mero di colpi prima di raggiungere il punto di surriscaldamento. Si 
rende, poi, la canna facilmente sostituibile, c os ì , con la rotazione 
di due o più canne, con brevi interruzioni del tiro per la sostituzio¬ 
ne di essa, si può protrarre l'azione di fuoco a tempo indetermina¬ 


to. 






■é -‘2-vf'O 


CONGEGNO DI LUBRIFICAZIONE. 


Si ha solo in qualche fucile mitragliatore o mitragliatrice. Serve 
a lubrificare le cartucce e l'arma evitando inceppamenti e l'eccessi 
vo riscaldamento delle parti che si muovono rapidamente. 

E' costituito da una scatola metallica (serbatoio) che contiene la 
miscela lubrificante ed un sistema di pompe azionate dal movimento 
stesso delle masse mobili, che lascia cadere, attraverso una valvo 
la di emissione, una goccia di olio sulla cartuccia ad ogni corsa del 
l'otturatore (fucile mitragliatore "Breda" 30). 

CASSA. 


Ha la funzione di sostenere la canna e di unire le diverse parti 
dell'arma, permettendone il maneggio, il puntamento ed il tiro (fi¬ 
gura 85). E' sempre di legno a fibra compatta debitamente stagiona 
to (noce, frassino, faggio)^ 

Essa comprende: 

- il fusto al quale è fissata la canna; 

- l'impugnatura; 



- 87 - 


- il calcio col quale l'arma viene appoggiata alla spalla del tirato 
re durante il puntamento e lo sparo. 

Il fusto ha sezione ovale o tondeggiante e si estende dalla culatta 
mobile fin quasi alla volata (talvolta fino alla volata); le dimensioni 
della sezione vanno diminuendo dall'indietro all'avanti. Siccome nel 
puntamento la mano sinistra impugna l'arma al fusto, questo porta, 
spesso, degli sgusci longitudinali per facilitare la presa. Il fusto è 
sagomato per accogliere la canna, la culatta mobile, i congegni di 
scatto e di alimentazione. Talvolta col fusto fa parte integrante un 
copricanna che avvolge superiormente la canna dalla culatta fino al¬ 
la bocca o solo per un certo tratto. 

copricanna 


C . 

cu/a Ha 



(fig. 35) 

L'unione della canna al fusto è ottenuta mediante fascette e attra 
verso la culatta mobile; ma per trasmettere direttamente al calcio 
la percossa di sparo evitando sollecitazioni al congegno di chiusura 
l'unione è completata da risalti della canna che appoggiano contro s_a 
gomature del fusto. 




■i 


L'impugnatura serve ad impugnare l'arma con la mano destra dji 
rante il tiro; ha sezione ovale. Può avere una sporgenza sagomata 
per dare miglior presa alla mano. 

Il calcio deve ripartire su ampia superficie della spalla del tira¬ 
tore la percossa di sparo; ha generalmente profilo trapezoidale o 
triangolare con un lato in prolungamento della generatrice inferiore 
dell'impugnatura; ha sezione ellittica; posteriormente è limitato da 
una superficie piana o leggermente a sella, perchè possa ben aderi¬ 
re alla spalla del tiratore. 

L'asse della canna forma con l'asse calcio-impugnatura, un ango 
lo che si chiama angolo di calcio ( cC ) (fig. 86). 

Esso ha importanza perchè ne dipendono: 

i 

— la posizione della linea di mira rispetto alla spalla del tiratore 
e per conseguenza la comodità di puntamento; 

'•«'l'azione del rinculo sulla spalla del tiratore e la stabilità del¬ 
l'arma allo sparo; 

«la robustezza della cassa. 



l'asse della canna si scompone secondo due direzioni: una lungo llm 
pugnatura-calcio ed è quella che determina la percossa sulla spalla 
del tiratore, l'altra diretta verso l'alto che provoca l’impennamento 
dell'arma. A parità d'intensità della forza di rinculo, quanto piùgraji 
de è l'angolo di calcio, tanto minore è la prima, tanto maggiore èia 
seconda, con notevole imprecisione del tiro. 



- 89 - 


Infine, un ampio angolo di calcio, pur consentendo il notevole van 
taggio di far risultare la linea di mira, ad arma imbracciata, quasi 
all'altezza dell'occhio del tiratore, presenta lo svantaggio di indebo 
lire eccessivamente la cassa. 

Per armonizzare le predette condizioni, l'angolo di calcio viene 
tenuto tra 4° e 10° con il prevalere dei valori medi. Anche la lunghez 
za complessiva calcio-impugnatura, è un dato di cui occorre tener 
conto, perchè da essa dipendono le distanze del grilletto e dell'alzo, 
rispettivamente dalla spalla e dall'occhio. Il suo valore oscilla fra 
30 e 35 cm.. 

In alcuni fucili la cassa è divisa in due parti: fusto ed impugnatu¬ 
ra con calcio. Tale sistemazione, imposta da particolari forme del 
congegno di chiusura, indebolisce notevolmente il complesso della 
cassa ed è raramente applicata. 'bhZ 


Nelle armi a ripetizione automatica di una certa potenza - fucili 
mitragliatori e mitragliatrici - è necessario, per il puntamento ed 
il tiro, un adeguato sostegno con caratteristiche diverse a seconda 
dell'arma e del suo impiego (terrestre o contraereo) ma sempre ta¬ 
li da consentire un agevole maneggio durante il puntamento ed il tiro. 

Il sostegno può essere: 

- a bipiede; 

- a treppiede. 

Bipiede. 

E' il sostegno comune dei fucili mitragliatori . Dev'essere legge- 
ro,semplice e consentire il tiro solo dalla posizione "a terra". 

E' generalmente costituito da due tubi metallici (gambe) fissi oal 
lungabili con sistema a cannocchiale, muniti ad una estremità di pat 
tini od arpioni per l'àncoraggio al terreno. L'arma è appoggiata al 
bipiede verso la volata e l'unione è ottenuta con attacco snodato che 
consente i movimenti necessari per effettuare il puntamento. Il so¬ 
stegno è completato posteriormente da un calcio in legno per l'appog 



gio alla spalla del tiratore e ridurre al minimo le vibrazioni dell'a_r 
ma durante il tiro (fig. 87). 

Al calcio può essere unita, talvolta, una terza gamba ripiegabile 
(puntalino). 

Il bipiede è privo di congegni di punteria. E' organizzato in modo 
da poter essere ripiegato sull'arma per consentire il facile trasporto 
a spalla dell'arma stessa. 



Treppiede . 

E' il sostegno normale delle mitragliatrici. Dev'essere robusto, 
stabile, e, per quanto possibile, pesante, per cotribuire al conse¬ 
guimento di una maggiore precisione, grande esattezza e ridurre al 
minimo i traballamenti durante il tiro. Il peso, di norma, non supje 
ra i 20 - 25 Kg. per non rendere difficoltoso il suo trasporto a spai 
la. 

E', generalmente, costituito da due gambe anteriori ed una po¬ 
steriore, più lunga, disposte in modo da formare una larga base di 
appoggio molto stabile (1). 

Perchè il treppiede possa essere adattato alle forme del terreno, 
le gambe sono snodate ed allungabili con sistema a cannocchiale; in 
genere sono le due gambe anteriori che, unite a snodo alla testata. 


(1)- Fa eccezione la mitragliatrice tedesca mod. 34 e la "Browning 
cal. 12, 7", che adottano un sostegno con due gambe posteriori 
ed una anteriore il che conferisce una maggiore stabilità nel ti 
ro anche quando l'arma è spostata in direzione. 
f ' a— ,4/vkAa ÌsX. te? 



- 91 - 


possono essere fissate in varie posizioni per regolare l'altezza del¬ 
l'arma sul terreno (ginocchiello). 

Le gambe anteriori terminano con superfici di appoggio munite 
di arpioni o pattini, quella posteriore con un piccolo vomere per 
l'ancoraggio al terreno (fig. 88). 



(fig. 88) 

L'arma deve essere fissata al treppiede solidamente in modo da 

^ - 5 9 

far corpo unico con esso. (La mitragliatrice tedesca mod. 34, per 
assorbire gli scuotimenti dell'arma durante il tiro, data la grande 
celerità di funzionamento (900 colpi al 1'), è incavalcata sul treppie 
de con l'interposizione di una culla nella quale può scorrere longitu 
dinalmente; una molla serve ad assorbire l'energia di rinculo ed a 
riportare avanti l'arma). 


NOTA 

La mitragliatrice è, indubbiamente, un'arma precisa anche a ra_g 
guardevoli distanze, che consente fuoco concentrato, falciante, ma¬ 
novrato, perchè incavalcata su treppiede di notevole peso e con ca¬ 
ratteristiche tali da permettere ampi spostamenti dell'arma nei due 
settori, orizzontale e verticale o di bloccarla su direzione fissa. 

Alcuni fucili mitragliatori, per realizzare le stesse possibilità, 
vengono dotati di un particolare sostegno a treppiede sul quale sono 
installate quando il fuclie mitragliatore deve svolgere l'azione di fuo 
co di vina mitragliatrice (fucile mitragliatore "Bren"). 








Per il tiro contro obiettivi terrestri l'arma deve essere puntata 
in direzione ed in elevazione ed è necessario che possa ruotare ri¬ 
spetto al sostegno, attorno a due assi, uno verticale e l'altro oriz¬ 
zontale. 

I settori concessi (orizzontale e verticale) devono essere molto 
ampi compatibilmente con le limitazioni imposte dalla stabilità tra¬ 
sversale. I movimenti nei due sensi sono eseguiti per mezzo di con 
gegni di punteria che consentono una buona precisione (piccoli spo¬ 
stamenti); i grandi spostamenti si devono invece poter effettuare ra 
pidamente (a mano) svincolando il congegno meccanico. 

I congegni di punteria, in elevazione o in direzione, sono generai 
mente costituiti da sistemi "a vite e chiocciola", "a rocchetto denta 
to", o "a vite tangente e settore dentato". Il congegno di punteria in 
direzione può anche mancare: il puntamento si effettua a mano; siste 
mi di bloccaggio servono per fissare l'arma nella posizione voluta. 




aerei con le mitragliatrici,que 
ste armi sfruttano il treppiede 
ord inario che, mediante parti 


(fig. 89) 



- 93 - 


aggiuntive, viene opportunamente trasformato per consentire settori 
di 90° in elevazione e 360° in direzione con assoluta libertà di sposta 
menti in tutti i sensi, l'al tezza del sostegno deve essere tale da per¬ 
mettere, per comodità, il puntamento con tiratore in piedi (fig. 89). 

PARTI-ACCESSORIE. COM'Cnf CvfM QM 

Sono tutti gli elementi complementari di un'arma a ripetizione au 
tomatica che consentono di migliorarne il rendimento e cioè 

- spegnifiamma; 

- freni di bocca; 

- ammortizzatori del rinculo; 

- riduttori di cadenza. 

Spegnifiamma . - Sono applicati alla volata della canna. Riducono la 
vampata che si origina alla volata delle armi, dovuta alla combina¬ 
zione fra elementi incombusti della carica ed il comburente (ossige 
no) contenuto nell'aria. 

Sono costituiti da ripari metallici, di forma tronco-conica o ci¬ 
lindrica (fig. 90). 

Quasi tutte le armi di maggiore potenza ne sono dotate. 



Freni di bocca . - Vengono avvitati e fissati al vivo di volata ed han¬ 
no dimensioni proporzionate al calibro dell'arma. Servono per ridur¬ 
re il rinculo. 

Sono costituiti da un blocco metallico, in genere di forma cilin¬ 
drica, con un foro coassiale all'anima, di calibro leggermente supe 
riore a quello dell'arma, per permettere il passaggio del proietto e 
di sfogatoi laterali. 

Dei gas che seguono il proietto, una parte fuoriesce con il proiet 
to stesso, mentre la rimanente massa gassosa agisce contro le pare 







ti degli sfogatoi trasferendo ad essi l'energia cinetica di cui è in pos 
sesso. In tal modo l'arma viene sollecitata in avanti da una spinta 
che neutralizza in parte l'energia di rinculo. 

Il freno di bocca si trova talvolta anche nelle armi che hanno ap¬ 
poggio di spalla e già sfruttano l'angolo di calcio per ridurre il rin¬ 
culo. 



(fig. 91) 


Ammortizzatori del rinculo. - Hanno lo scopo di evitare o di attutire 
l'urto di parti mobili contro parti fisse e indirettamente di diminui¬ 
re, nelle armi con appoggio di spalla, l'azione del rinculo contro la 
spalla del tiratore. 

Gli ammortizzatori possono essere: a molla, a liquido, a sostan¬ 
za elastica (cuoio, caucciù), o misti. 

- A molla , sono generalmente costituiti da un mollone contro il qua¬ 
le urtano le parti mobili (mitr. "Breda") o da una molla e da una pia 
stra (fuc. mitr. "Bren"). 

- A liquido , sono costituiti da un cilindro contenente il liquido e da 
un pistone a tenuta (mitr. "Browning"). 

- A sostanza elastica , sono formati da più dischi di caucciù o di cuo 
io (mitr. "Fiat" 14 e 35). 

- Misti, risultano costituiti da un mollone e da dischi di cuoio, o da 
un sistema a liquido, molle e dischi (mitr. "Browning"). 

Regolatori di cadenza . - Sono congegni che permettono di graduare 
la celerità di tiro dell'arma in relazione all'intensità di fuoco che si 
vuole sviluppare. Generalmente, agiscono sugli elementi del conge- 




- 95 - 


gno di scatto determinando il ritegno temporaneo delle masse mobi¬ 
li e facendo realizzare così uno scarto di 200-250 colpi circa tra la 
cadenza normale e quella ridotta (fucile mitr. "B. A. R. "). 

FORNIMENTI . 

I fornimenti (fig. 92), sono tutte quelle parti che concorrono a com 
pletare l'arma; alcune servono a collegare la canna alla cassa: fa¬ 
scette, copiglie, mollette di ritegno, viti di culatta mobile; altre a 
rinforzare parti della cassa: bocchino, scudo, piastrina con magliet 
ta; altre infine servono di protezione e di appoggio: calciolo, ponti¬ 
cello di protezione del grilletto, copricanna. Al trasporto serve la 
cinghia che è unita all'arma mediante magliette. 



(fig. 92) 

La fascetta serve per trattenere la canna alla cassa; può essere 
intera ed allora è trattenuta nella sua posizione dalla molletta; può 
avere apertura variabile ed allora è provvista di una vite di pressio 
ne. 

Le viti della culatta mobile servono ad unire la culatta mobile a_l 
la cassa; generalmente, esse non fanno presa direttamente nel legno 
ma in tubicini di rivestimento del foro incastrati nel legno, che prò 
teggono il foro e stabiliscono l'esatta posizione delle parti avvitate. 

Il bocchino unisce anteriormente la canna alla cassa in modo da 
ridurre le vibrazioni della canna allo sparo, ripara e rinforza l'e¬ 
stremità anteriore del fusto, porta talvolta il fermo della sciabola- 
baionetta. 



- 96 - 


Il calciolo , con le relative viti, rinforza e ripara la base del cal¬ 
cio dagli urti sul suolo. 

Lo scudo serve a riparare l'apertura della cassa in corrisponden 
za della scatola serbatoio. 

Il ponticello di protezione del grilletto ripara la coda del grillet¬ 
to dagli urti accidentali. 

Il riparo del mirino, serve per proteggere quest'ultimo dagli ur¬ 
ti. Può essere fisso o mobile. 

La piastrina con maglietta è applicata al calcio e serve per l'at¬ 
tacco inferiore della cinghia. 

La cinghia è di cuoio o tessuto, serve per il trasporto dell'arma, 
viene attaccata alla fascetta superiore e alla piastrina con maglietta. 

ACCESSORI. 

Sono tutti gli oggetti destinati alla buona conservazione, alla pulì 
zia, alla composizione e scomposizione dell'arma. I principali sono: 

- bacchetta; 

- scovoletto; 

- ampollino per olio; 

- cacciavite; 

- chiavi per smontaggio, ecc.. 

La bacchetta , è un'asta di acciaio più lunga della canna che può 
essere in un pezzo solo o in più pezzi da avvitare insieme. Serve per 
pulire l'interno dell'anima avvitandovi lo scovoletto o nettatoio e per 
vuotare la camera di cartuccia quando il bossolo o tana cartuccia ri¬ 
manga inceppato in essa. 

Un'estremità è ingrossata e presenta una spaccatura per farvi 
passare un piccolo straccio per la pulizia dell'anima; l'altra estre - 
mità è a vite per fissarvi lo scovoletto. 

La bacchetta può essere custodita in un canale praticato nel fusto 
ed allora con l'estremità a vite viene fissata sul fondo del canale ste_s 
so, oppure, scomposta in due o più parti, è custodita in un alloggia¬ 
mento ricavato nel calcio, ed allora vi viene introdotta attraverso 
un'apertura con sportellino ricavato nel calciolo. 



- 97 - 


CAPITOLO VII 

INSTALLAZIONE DELLE ARMI SUI MEZZI CORAZZATI (1) 

L'armamento dei mezzi corazzati può essere suddiviso in: arma¬ 
mento principale ed armamento secondario . 

L'armamento principale è installato in torretta ed è costituito, ge 
neralmente, da: 

- 1 cannone (o obice); 

- 1 mitragliatrice. 

L'armamento secondario, normalmente, è costituito da: 

- 1 mitragliatrice di prua; 

- 1 mitragliatrice di torretta; 

- lanciabombe o mortaio (eventuale). 

L'installazione per l'armamento principale comprende le seguen¬ 
ti parti: 

- Torretta; 

- Supporto corazzato; 

- Culla; 

- Scudo di protezione; 

- Congegni di punteria in direzione ed in elevazione; 

- Consegni di puntamento; 

- Congegni di sparo; 

- Girostabilizzatore (eventuale). 

Torretta . - E' costituita da un sci blocco di acciaio; poggia sullo sca 
fo sul quale può ruotare mediante rocchetto dentato portato dalla tor 
retta ed una cremagliera fissata allo scafo stesso. 


(1)- Per l'installazione delle armi sui mezzi corazzati, si intende 
quel complesso di parti e congegni mediante i quali le armi si 
uniscono elasticamente allo scafo e possono essere puntate per 
effettuare il tiro. 


ARMI- Parte 1" 


Disp. 7~ - ACCAD. MILIT. - MODENA 




- 98 - 


La torretta presenta una finestra di ampio settore in cui prende 
posto il supporto corazzato e, talvolta, una finestra laterale muni¬ 
ta di sportello attraverso la quale si espellono i bossoli. 

Supporto corazzato . - E' fissato alla torretta e permette il movimen 
to in elevazione delle armi. Presenta varie aperture su cui vengono 
installati la bocca da fuoco ed, in due fori laterali, la mitragliatrice 
ed il cannocchiale (unico per le due armi). 

Culla. - Alla culla, che porta i cilindri degli organi elastici, è inse¬ 
rita la b.d.f. e, mediante chiavistelli, è fissata la mitragliatrice ad 
un ' o r e c c hioni e r a. 

Scudo di protezione . - E' unito alla culla; è costituito da una robusta 
corazza. Presenta un foro centrale per il passaggio della bocca da 
fuoco e due fori per il passaggio della canna della mitragliatrice e 
del cannocchiale. 

Si muove insieme alla bocca da fuoco ed alla mitragliatrice. 

Congegni di punteria in direzione ed in elevazione . - Servono per far 
assumere alla bocca da fuoco angoli di elevazione (o depressione) e 
di direzione. 

Mentre il congegno di elevazione permette il movimento tra culla 
e torretta, a mezzo del supporto corazzato, quello di direzione fà 
ruotare tutta la torretta rispetto allo scafo. 

Il puntamento in elevazione si ottiene a mezzo di volantino, con 
"vite senza fine e rocchetto dentato" posto sotto le armi. La rotazio 
ne del volantino sposta, nel senso zenitale, il supporto su cui sono 
installate le armi. 

Il puntamento in direzione si ha mediante la rotazione della tor¬ 
retta (generalmente per 360°). 

La rotazione della torretta (brandeggio) può avvenire: 

- a mano: (nei mezzi leggeri) per mezzo di un dispositivo cinema 
tico costituito da un volantino, comandato a mano, che fa ruotare il 
rocchetto dentato, fisso alla torretta, che ingrana con la corona de_n 
tata dello scafo; 




- 99 - 


- elettricamente : (nei mezzi medi e pesanti) il rocchetto dentato, 
che ingrana sulla cremagliera dello scafo, vien fatto ruotare, anzi¬ 
ché a mano, dà un motorino elettrico. 

Il motorino è azionato da una leva che, assumendo diverse posi¬ 
zioni, regola il bloccaggio della torretta e gli spostamenti verso de¬ 
stra o sinistra. 

Congegno di puntamento . - Per il puntamento del cannone e della mi¬ 
tragliatrice, abbinati, si usa lo stesso congegno di puntamento, cioè 
un alzo a cannocchiale. 

Nei mezzi leggeri si ha un cannocchiale telescopico montato sul 
supporto corazzato, in parallelo con le armi. Un reticolo mirino con 
scala graduata permette di imporre rapidamente il valore dell'ango¬ 
lo di rotta dei mezzi da colpire e l'eventuale elevazione. 

Nei mezzi più pesanti, si adotta un cannocchiale panoramico con 
iposcopio. 

Congegno di sparo . — L'azione di scatto è ottenuta mediante pedalie 
ra (due pedali - uno per arma), sistemata sul fondo della camera di 
combattimento. I pedali comandano le aste di scatto , che agiscono 
sulle rispettive leve di sparo delle due armi. 

I pedali possono azionare le rispettive aste di scatto a mezzo di 
trasmissione meccanica o trasmissione elettrica. La trasmissione 
meccanica è ottenuta mediante un filo di acciaio contenuto in un ca¬ 
vo di custodia. 

La trasmissione elettrica si ottiene per mezzo di una elettrocala 
mita. L'azione sul pedale chiude il circuito elettrico ed un'asta col 
legata a mezzo di bilanciere all'asta di scatto viene attirata e va a 
premere la leva di sparo. 

II congegno di sparo è sempre completato da un sistema sussi¬ 
diario, a mano, da adoperarsi in caso di avaria della trasmissione 
meccanica od elettrica. 

Girostabilizzatore . - E' basato sul principio del giroscopio che è un 


solido animato da un rapido movimento rotatorio attorno al suo as- 




- 100 - 


se e la cui massa è perfettamente equilibrata relativamente all'as¬ 
se. Se è verificata questa seconda condizione nessuna forza viene ad 
esercitarsi sull'asse per effetto della rotazione poiché la forza cen¬ 
trifuga di ogni particella delle masse viene, durante la rotazione, in 
tal caso ad essere annullata da una uguale e contraria. Siccome poi 
ogni particella rotante tende per inerzia a rimanere nel suo piano di 
rotazione che è perpendicolare all'asse, l'asse stesso avrà la tendeji 
za a conservare la sua direzione nello spazio ed alle forze che tenda 
no a modificare questa posizione opporrà una resistenza tanto maggio 
re quanto più grandi saranno i momenti d'inerzia e la velocità di ro¬ 
tazione del giroscopio. 

L’azione della forza tendente a variare l'orientamento dell'asse di 
rotazione ha invece l'effetto di spostare l'asse stesso in una direzio¬ 
ne perpendicolare alla forza perturbatrice. 

Ne consegue che se uniamo rigidamente all'asse della bocca dafuo 
co l'asse di un girostabilizzatore una volta puntata l'arma ad un se¬ 
gno essendo in funzione il girostabilizzatore, qualunque sia la posi¬ 
zione del carro l'arma rimarrà sempre puntata. 

L'armamento secondario non prevede installazioni particolari, in 
fatti: la mitragliatrice di prua sporge dalla piastra anteriore del mez 
zo ed è montata su un piccolo supporto a snodo il quale ha, all'ester¬ 
no, un piccolo scudo a fungo dal quale fuoriesce la volata dell'arma. 
Questa mitragliatrice è impiegata per la difesa vicina del mezzo im¬ 
mobilizzato. 

La mitragliatrice di torretta è montata su un supporto applicato 
al bordo della torretta: impiega il normale congegno di puntamento, 
a mirino e alzo a ritto con cursore. Serve per la difesa contraerei 
e del mezzo immobilizzato. 


o 




- 101 - 


CAPITOLO Vili 

BOMBE A MANO 


Le bombe a mano sono ordigni destinati a produrre effetto di scop 
pio - proiezione di schegge di opportune dimensioni per un certo rag 
gio - oppure effetti speciali - azione nebbiogena, incendiaria, chimi 
ca. 

La costituzione, la organizzazione meccanica e la natura della ca 
rica variano in relazione ai detti effetti. 

Le bombe a mano possono essere classificate in relazioiie ai se¬ 
guenti criteri: 

Ì esplosive; 

a caricamento speciale; 
da esercitazione ed istruzione; 


funzionamento \ 


a percussione (cor^, funzionamento universale); 

.v ''ff' 


(a tempo; 


- impiego 


( offensive; 
difensive. 



SUDDIVISIONE PER IL CARICAMENTO. 


Bombe a mano ad alto esplosivo . 

Sono ad esclusiva azione di scoppio (spostamento d'aria e proie¬ 
zione di schegge). Contengono una carica di sostanza esplosiva che 
viene fatta esplodere per l'azione di una spoletta all'urto contro un 
mezzo, oppure a mezzo di un eccenditore. 

Bombe a mano a caricamento speciale . 

Le bombe a mano a caricamento speciale sono impiegate per otte 
nere diversi effetti. A seconda di questi ultimi esse si suddividono 
in: 






■V bombe a mano nebbiogeno-incendiarie . - Il corpo della bomba è 
formato da un sotti le involucro di lamierino. La carica è costituita 
da fosforo bianco che, bruciando, produce una densa nube di fumo. 
L'effetto delle schegge è minimo, mentre i frammenti di fosforo in 
combustione possono raggiungere la distanza di alcuni metri. 

Le bombe nebbiogeno-incendiarie sono impiegate normalmente per 
produrre annebbiamenti ma anche effetti incendiari specie se lancia 
te contro bersagli di facile combustione; 

+ bombe a mano fumogene. - Il corpo della bomba è di lamiera sot 
tile con un certo numero di fori per l'uscita del fumo. La carica è 
costituita da una miscela fumogena, in genere: zolfo, clorato di po¬ 
tassio, bicarbonato di sodio* Talvolta fe aasa_aggiunta un'idonea 
sostanza colorante. 

Queste bombe vengono impiegate principalmente per segnalazioni; la 
cortina di fumo raggiunge il suo pieno sviluppo in pochi secondi e la 
combustione della miscela dura alcuni minuti; 


7 bombe a mano con aggressivo chimico . - L'involucro esterno è 
di lamiera, di forma e dimensioni variabili, con fori sulla superfi¬ 
cie per l'uscita dei vapori che si sprigionano all'azione di un accen¬ 
ditore sulla sostanza chimica. 

La carica è costituita da miscela con effetto lacrimogeno, starnuta¬ 
torio, ecc. Possono anche essere caricate con una miscela tossica. 
Le prime sono di norma impiegate in operazioni di polizia, le secon 
de in azioni di guerra; 


y- bombe a mano incendiarie. - Hanno corpo di lamierino di ferro 
o di alluminio e sono caricate con termite la quale brucia a tempera 
tura di circa 2400° ed ha, in conseguenza, alto potere incendiario. 
Limitato è, però, il raggio d'azione. -1 


Bombe a mano da esercitazione e da istruzione. 


Queste bombe possono essere o completamente inerti o a carica¬ 


mento ridotto. 





- 103 - 


Le prime sono costituite da un involucro simile, per forma, a 
quello delle bombe ordinarie, ma più robusto perchè deve resistere 
ai molteplici lanci che, con esse, vengono effettuati per l'addestra¬ 
mento del personale. Sono riempite con sostanza inerte per ottenre 
lo stesso peso della bomba attiva e sono prive di congegno di accen¬ 
sione. Servono per l'addestramento al lancio. 

Le bombe a caricamento ridotto sono molto simili alle bombe at¬ 
tive sia per la struttura esterna dell'involucro, che per la presenza 
degli organi di accensione e di sicurezza. Contengono una carica di 
scoppio ridotta od una sostanza capace di produrre una fumata. 
Servono per l'addestramento del personale alle operazioni da compie 
re prima del lancio ed al lancio stesso. 

SUDDIVISIONE PER IL FUNZIONAMENTO . 

^ . 5 . RCm 

Bombe a mano a percussione (con funzionamento universale) . 

Il funzionamento è ottenuto a mezzo di una spoletta, costituita da 
un detonatore, da un percussore e da un organo antagonista (molla). 
Sia il detonatore che il percussore sono portati da due diversi ele¬ 
menti mobili. La detonazione della cassula e, quindi, lo scoppio del 
la carica avvengono per l'urto della bomba contro un mezzo resisten 
te. Le bombe a mano a percussione hanno tutte funzionamento univer 
sale in quanto lo scoppio è assicurato comunque avvenga l'urto. Ta¬ 
le caratteristica è ottenuta con l'aggiunta di parti che assicurano sem 
pre l'avvicinamento dei detti elementi mobili. 

Bombe a mano con funzionamento a tempo. 

Il funzionamento a tempo si ottiene mediante una miccia che, op¬ 
portunamente accesa, trasmette, dopo un determinato tempo, l'ac¬ 
censione al detonatore. La miccia è di polvere nera e la sua lunghez 
za è in relazione al ritardo pirico che s'intende ottenere, che di mas 
sima, si aggira sui 4" - 5". L'accensione della miccia può essere 
ottenuta per: 




- 104 - 


- sfregamento . - L'estremità della miccia è munita di una capoc¬ 
chia di costituzione analoga a quella dei fiammiferi e che viene acce 
sa per sfregamento contro una sostanza ruvida. 

E' un sistema ormai superato; 

- percussione a mano. - La miccia termina con una capsula la qua 
le si trova a contatto con uno spillo portato da un coperchietto. Bat¬ 
tendo quest'ultimo contro un corpo solido si provoca l'urto dello spil 
lo contro la cassula e, quindi, l'accensione della miccia. 

Anche questo sistema non è più usato; 

- percussione automatica . - L'accensione della miccia è ottenuta 
a mezzo di un percussore il quale, appena il lanciatore lascia libe¬ 
ra una leva di sicurezza, batte automaticamente contro la cassula. 
Questo sistema di accensione è un pò complesso perchè richiede un 
vero e proprio congegno per il funzionamento e presenta, inoltre, un 
inconveniente. Allo scoppio della bomba, detto congegno viene pro¬ 
iettato, generalmente tutto intero, come una grossa scheggia, ad 
una distanza maggiore di quella che raggiungono le schegge dell'in¬ 
volucro esterno, costituendo, nelle bombe offensive, un serio peri¬ 
colo per il lanciatore; 

- strappo. - L'accensione è ottenuta a mezzo di un cannello a fri 
zione. Una cordicella o un fil di ferro, opportunamente foggiati a 
dente di sega, immersi nella sostanza innescante, provocano, al 
momento dello strappo, l'accensione della cassula. 

Qualunque sia il sistema di funzionamento, ogni bomba è munita 
di sicurezza di trasporto e di maneggio . Si può avere anche una si¬ 


curezza di traiettoria. 



- 105 - 


SUDDIVISIONE PER L'IMPIEGO . 

Bombe a mano offensive. 

Sono costituite da un involucro di lamierino di ferro o di allumi¬ 
nio di dimensioni di mm. 0, 3 - mm. O, 4, oppure di altra sostanza 
non molto resistente. Internamente presentano una carica di scoppio 

di quantità tale da ottenere la proiezione delle schegge entro un rag- 
20 - * 2 . •> 4 ff- co/* 1 q - K 

gio di fc© metri, per consentire il lancio della bomba anche da posi¬ 
zione non defilata. 

Hanno un peso che oscilla fra i 200 ed i 350 grammi. 

Possono essere con sistema di accensione a tempo od a percus¬ 
sione (funzionamento universale). 

Bombe a mano difensive. 

Sono costituite da un involucro esterno, generalmente, di ghisa 
acciaiosa, con o senza frattura prestabilita, oppure da un sottile in 
volucro esterno di lamierino, simile alle bombe offensive, riempi¬ 
te internamente di frammenti di ferro di opportune dimensioni che 
vengono proiettati all'atto dello scoppio. 

Hanno un raggio di proiezione delle schegge che si aggira sui 50- 
60 metri (talvolta anche sui 150 metri - bomba americana a frattura 
prestabilita M£2) per cui richiedono che il lancio sia effettuato da 
una posizione defilata. 


o 




CAPITOLO IX 


LANCIABOMBE O MORTAI PER FANTERIA 

Durante la T guerra mondiale, per battere obiettivi defilati alle 
armi a tiro teso, furono ideati i lanciabombe, cioè armi capaci di 
lanciare ad una certa distanza, con traiettoria notevolmente curva, 
proietti scoppianti. 

Dai lanciabombe meccanici si passò a quelli pneumatici ed, infi¬ 
ne, ai lanciabombe che impiegano una carica esplosiva per il lancio 
del proietto. 

Lanciabombe meccanici . - Sfruttano l'energia accumulata caricando 
una molla che vien fatta rapidamente distendere per proiettare la 
bomba. 

Lanciabombe pneumatici. - Sfruttano l'energia propulsiva dell'aria 
compressa, contenuta in bombole, per lanciare il proietto. 

Lanciabombe a carica di lancio . - Sfruttano l'energia prodotta dalla 
deflagrazione della carica di lancio. 

Tra i vari tipi di lanciabombe a carica di lancio creati durante la 
guerra del 1914-18 notevole è il lanciabombe "Stokes" sul cui tipo so 
no modellati molti mortai di fanteria oggi adottati in diversi eserciti. 

CARATTERISTICHE GENERALI DEI MORTAI PER FANTERIA. 

I mortai hanno il compito specifico di integrare l'azione delle a_r 
mi a tiro teso della fanteria battendo obiettivi defilati che non posso¬ 
no essere battuti dalle dette armi. Essi, inoltre, disponendo di tra¬ 
iettorie molto curve, possono agire da posizioni defilate ed usando 
proietti scoppianti con raggio d'azione inferiore a quello delle arti¬ 
glierie, possono accompagnare i fanti fino alle minori distanze. 

Al fine di risolvere nella maniera migliore i citati compiti i mor 
tai offrono: 







- 107 - 


- ampie possibilità di tiro con la combinazione delle cariche e de 
gli angoli di tiro; 

- sufficiente celerità di tiro; 

- grande mobilità in qualsiasi terreno, data dal peso modesto o 
dalla possibilità di essere scomposti in parti facilmente trasporta¬ 
bili. 

Di contro quasi tutti i mortai per fanteria presentano fattori nega 
tivi come la notevole durata della traiettoria, la modesta precisione 
di tiro dovuta alla scarsa velocità iniziale ed alla conseguente note¬ 
vole durata della traiettoria ed al sistema di stabilizzatori ad impen 
naggi. Infatti specie per i mortai leggeri e medi il tubo di lancio è 
ad anima liscia. Negativa è anche una relativa frequenza dei colpi 
anomali; questi, però, ne infirmano in maniera molto trascurabile 
l'efficacia sul campo di battaglia. 

I mortai per fanteria in relazione al calibro vengono classificati 
in: 

- leggeri : fino ai 65 mm.; 

- medi : fino agli 82 mm. ; 

- pesanti: oltre gli 82 mm. e fino ai 120 mm.. 

I mortai lanciano proietti scoppianti chiamati bombe, aventi pie 
cola velocità iniziale e traiettoria curva. 

MORTAI LEGGERI. 

Caratteristiche balistiche e tattiche. 

Sono impiegati nel settore di azione del plotone e della compa¬ 
gnia. 

Consentono possibilità di trasporto, messa in postazione ed im¬ 
piego anche da parte di un solo uomo; di conseguenza il peso non è 
eccessivo: varia da Kg. 3, 500 fino ad un massimo di 18-19 Kg.. 

Presentano costituzione rustica, estremamente semplice, poco 
costosa. 

Hanno gittate medie di efficacia fra i 500 ed i 1000 metri, brac¬ 
cio perfettamente adeguato alle pratiche possibilità di tiro delle ar- 



- 108 - 


mi automatiche alle quali essi dovranno, generalmente, essere con¬ 
trapposti. 

I mortai con 500-600 metri di gittata possono fronteggiare i fuci¬ 
li mitragliatori (mortai di plotone), mentre per contrapporsi sicura 
mente alle mitragliatrici occorreranno mortai leggeri la cui gittata 
si aggiri intorno ai 1000 metri (mortai di compagnia). 

I mortai leggeri lanciano bombe di peso fra i 400 ed i 500 gr. ed 
anche bombe nebbiogene, nebbiogeno-incendiarie ed illuminanti con 
paracadute. 

La propulsione della bomba avviene per azione di una carica fis¬ 
sa; solo i mortai da 60 mm. usano cariche multiple. Le velocità ini 
ziali oscillano fra 59 m/s. e 160 m/s.. 

II raggio massimo di proiezione delle schegge va fino a m. 150 
(mortai da 60 mm.). 

La celerità di tiro giunge, in casi eccezionali, fino a 30 bombe 
al minuto primo. 


La dispersione longitudinale massima non va oltre i 50-60 metri. 

(Wra «U 

Caratteristiche meccaniche. 

B (s t \ pC' ^ ^o(_ ,1■* 

_occa da fuoco | ovL^_ 

Carnuto t u bo di km erto ). - E' ad anima liscia di calibro variabile fi¬ 
no ai 65 mm.. Può avere lunghezza fino a 80 cm.. 

- La canna è chiusa in culatta da un blocco me 
tallico avvitato che, però, può essere rimosso per la pulizia della 
canna stessa. 

Alcuni tipi di mortai leggeri presentano un normale congegno di 
chiusura (es. mortaio "Brixia" da 45 mm. ). 


M oU 

Congegno di «geo gtt g gg percussione . - Normalmente la percussione av- 
viene per ^adu^idel^a bomba, che contiene nel codolo la carica di 
lancio, contro il percussore fisso alla culatta; alcuni mortai leggeri, 
che effettuano la percussione a scatto comandato, hanno normali con 
gegni di percussione e scatto. 



- 109 - 


Congegno di puntamento . - I mortai leggeri hanno congegni di punta¬ 
mento di varia costituzione. Di semplice costituzione, talvolta ali¬ 
nea di mira naturale, sono quelli dei mortai di piccolo calibro, men 
tre i mortai di maggiore potenza hanno dei veri e propri alzi. 

Dispositivi di sicurezza . - I mortai leggeri dotati di un vero e pro¬ 
prio meccanismo attuano anche la sicurezza ordinaria (mortaio "Bri 
xia" da 45 mm. ). 

Sostegno. - Nei mortai leggeri si ha una varietà di appoggi. Si posso 
no adottare sostegni, con costituzione talvolta rudimentale (mortaio 
inglese da 2"), essendo formati da una semplice piattaforma, forte¬ 
mente arpionata, per ancorarla al terreno. Il tubo di lancio (o can¬ 
na) è fissato alla piattaforma in modo da consentire il puntamento in 
elevazione e direzione (fig. 93). 



1. - Bloccaggio in direzione. 

2. - Settore orizzontale. 

3. - Piattaforma. 

4. - Cinghia per assicurare la canna 

alla piattaforma durante il tra¬ 
sporto con l'arma ripiegata. 

5. - Arpione. 


Taluni mortai leggeri presentano invece sostegni più solidi e sta 
bili con una larga base con tre punti di appoggio al terreno (mortaio 
"Brixia" da 45 mm. ). 

Il sostegno permette il puntamento dell'arma in elevazione ed in 
direzione mediante congegni di punteria che consentono ampi settori 


verticali e limitati settori orizzontali (fig. 94). 

Alcuni mortai leggeri (60 mm.) - derivati dallo Stokes-Brandt - 
adottano i normali sostegni dei mortai medi. 



(fig. 94) 


MORTAI MEDI. 


Cax^atteristiche balistiche e tattiche . 

I mortai medi sono impiegati nel settore d'azione del battaglione 
con compiti che tendono ad avvicinarli alle artiglierie divisionali. 

II peso totale in batteria dei mortai medi va fino a 60-70 Kg.. 
Consueto è il trasporto a salma o con automezzi cingolati; però so¬ 
no facilmente scomponibili in 3 - 4 carichi spalleggiabili, quando lo 
esigano le necessità del combattimento. 

Sono armi di grande rusticità e facile messa in postazione: mano 
vra semplice con tre uomini al massimo. 

L'azione di fuoco del mortaio medio si manovra su una fronte di 
1-2 Km. per 3-4 Km. di profondità, con una celerità pratica di tiro 
sui 18-20 colpi al minuto. 



- Ili - 


I mortai medi adottano due tipi di bombe ad alto esplosivo, oltre 
ai proietti speciali (nebbiogeni, nebbiogeno-incendiari, illuminanti 
ed a liquidi speciali). Il peso dei proietti arriva fino a 7 Kg. Il siste 
ma di propulsione è a cariche multiple. Il raggio di proiezione delle 
schegge delle bombe a grande capacità va fino ai 200 metri. 

Alle caratteristiche positive, estrema semplicità, rapidità di in¬ 
tervento, elevata capacità di tiro, fanno contrasto le caratteristiche 
negative, bassa velocità iniziale, grande durata della traiettoria e 
conseguentemente la notevole dispersione che rappresenta il lato ve 
ramente negativo dell'arma che ha tanti pregi. Infatti la striscia lon 
gitudinale è pari a 1, 5-2/100 della distanza di tiro. 


Caratteristiche meccaniche. 

50CCA DA FUOCO 

<&jftì&r-(o tubo di lancio) . - Il tubo di lancio, sempre ad anima liscia, 
è chiuso in culatta da un blocco metallico, come si è detto per i mor¬ 
tai leggeri di maggiore potenza. 

La lunghezza del tubo va fino a cm. 135. 

Congegno di scatto e percussione. - Non esiste. La percussione av¬ 
viene per urto della cassula della cartuccia di lancio contro il per¬ 
cussore fisso al blocco di culatta, quando la bomba viene introdotta 
nel tubo di lancio. 


Congegno di puntamento . - E' costituito da un alzo che può consenti¬ 


re anche operazioni di parallelismo. 

_ M . I 1-yJ oto —w>~vkb 0- 


Sostegno. - I mortai medi adottano sostegni a bipiede con gambe mu 
nite di arpioni; una piastra anch'essa arpionata completa l'appoggio 
posteriore dell'arma. Il tubo di lancio è incavalcato su una culla che 
porta un congegno ammortizzatore del rinculo (fig. 95). 

Sul sostegno sono sistemati ì congegni di punteria, normalmente 
costituiti "a vite e chiocciola" ed azionati da volantini, che consen¬ 
tono spostamenti per valori angolari in elevazione da 45° a 85° e 00 

piccolo settore in direzione per non compromettere la stabilità del¬ 


l'arma durante il tiro 

OS3rytt^vsfl> 




/v^vn/v^aJ^ •AaJXsl | ( >—i r 



Il sostegno porta spesso anche un congegno per correggere lo 
sbandamento, in modo da consentire l’impiego dell'arma anche in 
terreni non perfettamente piani (fig. 96). 



(fig. 96) 


- 113 - 


MORTAI PESANTI. 

Caratteristiche balistiche e tattiche. ^ : ^ 

I mortai pesanti sono impiegati nel settore d'azione del Rgt., con 
compiti molto simili alle artiglierie divisionali. 

II peso totale in batteria va sui 150- 300 Kg. circa. Gittata sui 
4-5 Km. . 

Adottano i tipi di munizioni ed il sistema di propulsione previsti 
per i mortai medi. Il peso delle bombe si aggira intorno ai 10-15 Kg.. 

Caratteristiche meccaniche . 

Sono analoghe a quelle dei mortai medi, solo che, alcuni mortai 
pesanti hanno il tubo ad anima rigata. 


o 


ARMI- Parte 1" 

Disp. 8~ - ACCAD. MILIT. - MODENA. 





- 114 - 


CAPITOLO X 

MUNIZIONI PER ARMI A TIRO TESO 

Le munizioni per armi portatili, a tiro teso, sono tutte a cartuc¬ 
cia con bossolo metallico. 

La cartuccia si compone delle seguenti parti: proietto o pallotto ¬ 
la, bossolo , carica , cassula o innesco, lubrificante. 

Questo sistema garantisce un’ottima chiusura ermetica della cu¬ 
latta con un congegno di chiusura anche semplice, conveniente prote 
zione contro la perdita di parti della carica e contro l'umidità, riu 
nione della carica al proietto in un unico elemento consistente che 
permette di soddisfare le elevate celerità di tiro richieste per le a_r 
mi automatiche. 

Per contro, il bossolo metallico costituisce un'inevitabile peso 
morto, è costoso e richiede un congegno di estrazione ed espulsione. 

PROIETTO O PALLOTTOLA . 

E' la parte destinata a produrre l'offesa. 

Nel proietto, in particolare, sono da considerare: il calibro, il 
peso, la lunghezza, la forma, la costituzione. 

Tali elementi costituiscono le qualità statiche del proietto, in¬ 
fluiscono su quelle dinamiche e ne determinano gli effetti. 

Peso . - Dal peso, a parità di calibro, dipende il coefficiente balisti 
co (1) e, quindi, la gittata massima e la forza viva che si possono 
ottenere. 

A parità di calibro e di carica, proietti di peso diverso hanno ve 
locità iniziali diverse. Il proietto di peso inferiore, avendo velocità^ 
iniziale maggiore, fino ad una certa distanza, ha tensione, precisio 
ne e oenetrazione superiori a quelle del proietto più pesante; oltre 


(1)- E' detto coefficien te balis tico "c" il rapporto 
è il peso del proietto ed "a" il calibro^ ■w.) 


P *jr ! 

11000 a^ 1 


in cui P ( 






- 115 - 


certe distanze, il proietto più pesante ha qualità balistiche migliori 
ed ha gittata massima maggiore e maggiore forza viva residua. 

Da quanto è stato detto si può dedurre la convenienza di proiettili: 

- più leggeri per le armi che devono agire entro distanze limitate 
(fucili automatici e fucili mitragliatori); 

- più pesanti per le armi destinate ad agire a distanze maggiori 
(mitragliatrici). 

L'adozione di due proiettili di peso diverso e quindi di differente 
calibro comporta difficoltà di carattere logistico e d'impiego. L'uni 
cità di munizionamento fra le armi a tiro teso risolverebbe il pro¬ 
blema predetto, però, per mantenere le qualità balistiche delle mi¬ 
tragliatrici, chiamate ad agire alle maggiori distanze, si conferire^ 
be alle altre armi impiegate in un più modesto raggio, una potenza 
di nessuna utilità, a scapito di altre doti. 

Per i fucili il peso della pallottola oscilla da un minimo di gr. 8, 30 
ad un massimo di gr, 13, 7 (fucile russo Mossine) con media intorno 
agli 11 gr.. 

Per le mitragliatrici il peso è sempre superiore. 

Per le pistole il peso del proietto si aggira sui 7-8 gr.. 

Lunghezza . - La lunghezza, p er da re un peso conveniente, deve es¬ 
sere tanto maggiore quanto minore è il calibro, ma non deve com¬ 
promettere la stabilità sulla traiettoria, nè favorire la inflessione 
o la torsione all'urto. 

Per i fucili e le mitragliatrici le lunghezze usate variato da cal, 

3, 5 a cal. 5; per le pistole, le carabine ed i moschetti automatici 
sono molto minori. 

Forma . - Il piccolo calibro e là necessità di ottenere grande densità 
trasversale obbligano ad una forma di pallottola molto allungata. 
Inoltre, il bisogno di un notevole grado di penetrazione e la necessi 
tà di ottenere traiettorie molto tese, inducono a foggiare il proietto 
oblungo, cilindro-ogivale con la parte anteriore molto acuminata e 
con ogiva molto lunga rispetto alla parte cilindrica. Il fondello è ge 
neralmente rastremato. 



- 116 - 


Costituzione . - Le pallottole impiegate per il munizionamento ordi¬ 
nario delle armi portatili, sono costituite da due parti essenziali: 
il nocciolo e l'incamiciatura (detta anche rivestimento) 

Il nocciolo è ottenuto con piombo indurito mediante compressione, 
o in lega con 2-3 % di antimonio. Il piombe, che ha la caratteristica 
vantaggiosa di un alto peso specifico, presenta l'inconveniente di un 
basso punto di fusione, per cui la necessità di un rivestimento ester¬ 
no con altro metallo con caratteristiche diverse. 

L'incamiciatura è destinata: 

- a costituire parti conduttrici più resistenti allo sforzo di attrito; 

- a impedire l'impiombatura della canna; 

- a impedire la deformazione del proietto contro ostacoli resistejn 
ti; 

i 

- a impedire la deformazione del proietto durante il caricamento. 

L'incamiciatura non deve però deteriorare l'anima della canna e 

non deve essere facilmente ossidabile. 

Essa è costituita da un sottile involucro di una lega a base di ra¬ 
me. Lo spessore dell'incamiciatura è limitato al puro necessario 
per evitare deformazioni del proietto o rottura dell'involucro stes¬ 
so, generalmente varia da mm. 0, 45 a 0, 55. 

L'incamiciatura ordinariamente si estende a tutta la pallottola, 
compreso il fondello, ed ha spessore costante; talvolta può anche 
essere parziale. 

Nelle pallottole con piccoli angoli di ogiva conviene dare uno spes 
sore maggiore alla punta per ottenere sufficiente potere perforante 
in corpi resistenti. 

La pallottola ha un diametro da mm. 0, 20 a 0, 30 superiore al 
diametro della canna misurato sul fondo delle righe; esiste, cioè, 
un forzamento iniziale della pallottola; perciò occorre che il noccio 
lo e l'incamiciatura presentino un certo grado di plasticità e che sia 
no saldamente collegati fra loro. Pertanto, il nocciolo non viene sol 
tanto fuso ma compresso e saldato alla incamiciatura. 

" * 1 

•i»vX * ’ ^~ C ') 


- 117 - 


BOSSOLO. 


Il bossolo deve: 

Rassicurare la chiusura ermetica della culatta all'atto della de¬ 
flagrazione della carica di lancio; 

essere di metallo dilatabile elasticamente sotto le pressioni dei 


gas; 

assicurare la perfetta conservazione della carica e della cassu- 


la; 

collegare bene le varie parti che compongono la cartuccia; 
consentire un'agevole alimentazione dell'arma; 

O assicurare l'azione dell'estrattore e dell'espulsore; 

determinare esattamente la posizione della cartuccia nella ca¬ 
mera; 

essere leggero e nello stesso tempo robusto, di facile lavorazio 
ne e non costoso. 

Nell'esame del bossolo occorre considerare il metallo e la forma. 


Metallo. - Il metallo da impiegare deve rispondere ai seguenti requi 
siti: 

possedere una sufficiente elasticità per aderire perfettamente 
alle pareti della camera di cartuccia, quando si originano le pres¬ 
sioni 

ritornare allo stato primitivo quando cessano le pressioni, per 
consentire l'estrazione dalla camera; 

(^essere leggero, non ossidabile, nè chimicamente intaccabile dal 
l'esplosivo che deve contenere; 

^essere di facile lavorazione. 

Si sono sperimentati bossoli di rame ma il metallo era facilme^i 
te ossidabile, troppo malleabile, poco elastico e costoso; indi tom- 
bac (rame e zinco dal 5 al 12%), ma anche questo è risultato alquan 
to malleabile e non presentava sufficiente resistenza alla presa del 
l'estrattore. 

Bossoli di ferro (ossidabile e poco elastico), in bronzo (poco eia 
stico e costoso), in alluminio (leggero ma poco resistente alle eleva 



- 118 <■ 


te pressioni), in acciaio (idoneo per la sua resistenza, ma poco ela¬ 
stico ed ossidabile anche se nichelato) non hanno dato buoni risultati. 

Il metallo più comunemente adottato, perchè dimostratosi mag¬ 
giormente rispondente ai requisiti voluti, è l'ottone: lega di rame e 
zinco costituita dal 66 % di rame, 32 % di zinco, 1 % di piombo e sta¬ 
gno, 1 % di antimonio. 

Forma . - La forma dei bossoli deve assicurare, in rapporto al cali¬ 
bro, un notevole volume alla carica. Quindi, per evitare una ecces¬ 
siva lunghezza, il diametro del bossolo è sempre di molto superiore 
al calibro del proietto. 

Il bossolo ha forma tronco-conica con un colletto cilindrico ante¬ 
riore ove viene fissato il proiettile a forzamento o mediante punzona 
tura, un raccordo tronco-conico accentuato, un corpo leggermente 
tronco-conico chiuso posteriormente da un fondello circolare chepo_r 
ta nel centro un foro porta cassula. Il fondello reca un risalto anula¬ 
re od una gola anulare per dare presa all'estrattore (fig. 97). 




(fig. 97) 

Lo spessore delle pareti va diminuendo dal fondello verso l'orlo 
del colletto ove deve essere tale da consentire facilmente la dilata¬ 
zione elastica sotto l'azione dei gas prodotti dalla deflagrazione del 


la carica. 



- 119 - 


La carica è disposta alla rinfusa nell'interno del bossolo, inguai 
che caso è tenuta assestata mediante un dischetto di feltro. 

I bossoli per cartucce da carabina e da pistola sono 
molto corti, data la piccola carica, di forma tronco-co 
nica semplice o cilindrica con colletto di diametro pres 
sochè uguale al corpo, manca, quindi, il raccordo tron 
co-conico (fig. 98). 

CARICA . 

La carica è costituita dalla quantità di esplosivo necessaria per 
lanciare ad una determinata distanza un proietto di un certo peso. 

Gli esplosivi sono sostanze capaci di sviluppare, in un tempo bre 
vissimo, grandi quantità di gas, ad elevata temperatura. 

II fenomeno dell'esplosione è dovuto ad una reazione chimica 

- combustione ad andamento rapidissimo - tra elementi chimici com 
bustibili (carbonio, idrogeno, ecc.) ed il comburente (ossigeno). 

Gli esplosivi che costituiscono le cariche di lancio delle armi da 
fuoco sono detti esplosivi lenti o polveri. Esplodono per deflagrazio ¬ 
ne dando luogo ad uno sviluppo di gas relativamente lento; sono quin 
di capaci di compiere un notevole lavoro di propulsione senza pro¬ 
durre rotture o deformazioni permanenti della canna. 

Sono esplosivi stabili, poco sensibili, con piccolo potere erosi ¬ 
vo (1). 



(1)- Sensibilità : è l'attitudine dell'esplosivo ad iniziare più o meno 
facilmente la reazione sotto l'impulso di un adatto 
agente esterno (urto, sfregamento, riscaldamento, 
accensione, ecc.). 

Stabilità: è l'attitudine dell'esplosivo a mantenere inalterata 

la propria costituzione chimica e fisica, nelle ordì 
narie condizioni di conservazione. 

Potere erosivo : è la tendenza dell'esplosivo a corrodere la su¬ 
perficie interna della canna per un'azione combina¬ 
ta - termica, meccanica e chimica - dei gas e del 
metallo costitutivo della canna. 



- 120 - 


La deflagrazione passa per tre fasi distinte: 

- accensione . E' l'inizio della reazione nella particella di sostan 
za esplosiva sulla quale si è esercitato l'impulso iniziale; 

- infiammazione . E' la propagazione rapidissima, quasi istanta¬ 
nea, dell'accensione a tutta la superficie esterna ed interna di ogni 
singolo grano dell’esplosivo (se questo è composto di tanti grani la 
superficie è quella totale dei vari grani). 

Nello studio teorico la si considera istantanea in tutta la massa, ce_r 
cando poi di regolarla, in pratica, con vari accorgimenti; 

- combustione . E' il successivo propagarsi della decomposizione 
dall'esterno all'interno e viceversa dei singoli grani che costituisco 
no la massa dell'esplosivo. La rapidità con cui questa propagazione 
avviene si chiama velocità di combustione o di reazione. 

La velocità di reazione di una carica deflagrante è in relazione, 
principalmente, dei seguenti fattori: 

- densità dell'esplosivo : è dato dal suo peso specifico tenendo con 
to delle porosità racchiuse nella sua massa. Negli esplosivi defla¬ 
granti la velocità di reazione è tanto maggiore quanto minore è la 
densità. Un aumento di pressione nell'ambiente in cui avviene la rej. 
zione provoca un acceleramento della reazione stessa; 

- densità di caricamento : è ji ran nnrtn t ra il peso dell'esolosivo 
in Kg. ed il volume de l recipie nte in dm^. La velocità di reazione è 
maggiore se maggiore è la densità ai caricamento poiché, a parità 
di quantità di esplosivo, minore è lo spazio disponibile per l'espan¬ 
sione dei gas e quindi maggiori le pressioni che si manifestano. Gli 
esplosivi di lancio, ad esempio, possono detonare se inizialmente 
compressi ed energicamente innescati; bruciano senza esplodere, se 
incendiati semplicemente al contatto di una fiamma, talvolta anche 
se in grande quantità, all'aria aperta. La velocità di reazione aume_n 
ta con la temperatura iniziale; 

- intasamento; è la resistenza che 1 gas dell'esplosione incontra¬ 
no nell'espandersi. Con l'aumentare dell'intasamento aumenta la ve 
locità della reazione esplosiva; 




- 121 - 


- natura dell'azione innescante : influisce sull'andamento della rea 
zione, che è tanto più rapida quanto più energica è l'azione innescaci 
te. 

Una carica è definita, oltre che dalla qualità e quantità di esplosi 
vo, anche dalla granitura . Questa, dando ai grani forma geometrica 
e dimensioni precise e ben definite (cubi, sfere, piastrelle, striscie, 
solenoidi, ecc. ) (fig. 99), garantisce la massima regolarità nello 
sviluppo dei gas, durante la combustione. A mezzo di essa è infatti 
possibile ottenere che: 

- tutti i grani inizino contemporaneamente la combustione su tutti 
i punti della loro superficie; 

- che la combustione di ciascun grano proceda dall'esterno all'in 
terno e viceversa di quantità eguale in tempi eguali. 



(fig. 99) 

La granitura di una carica viene espressa a mezzo delle dimen¬ 
sioni dei grani che la compongono. Una carica viene indicata con i 
seguenti elementi: 

= mm. 2 diametro esterno; 
= mm. 1 diametro interno; 
= mm. 2 lunghezza; 

- g. 0, 23 balistite in piastrelle (0, 1x1,1 x 1, 1 mm. ); 

-g 10 cordite in piastrelle (3, 5 x 35x 35 mm. ). 

Le cariche di lancio sono costituite da nitrocellulosa gelatinizza 
ta e si distinguono in: 


-g. 2, 28 solenite in tubetti (2x1x2 mm. ) 





- 122 - 


- polveri alla nitrocellulosa, quando la base principale è la nitro 
cellulosa senza traccia di nitroglicerina; 

- polveri alla nitroglicerina, quando, oltre alla nitrocellulosa, 
contengono anche'nitroglicerina. 

Le polveri alla nitrocellulosa deflagrano in modo lento e progre_s 
sivo ed hanno temperatura di esplosione di circa 2300° C. (inferiore 
a quelle alla nitroglocerina). Sono più costose, meno stabili e meno 
potenti di quelle alla nitroglicerina. 

Le polveri alla nitroglicerina sono in linea di massima più conve 
nienti di quelle alla nitrocellulosa: per il maggior effetto balistico, 
per la maggiore costanza e regolarità di effetti (dovuta, tra l'altro, 
alla maggiore plasticità ed omogeneità di struttura), per la maggiore 
stabilità eccetto che alle basse temperature (trasudamenti di nitro¬ 
glicerina). Hanno però il difetto di essere fortemente erosive. Delle 
polveri alla nitroglicerina le più usate sono: 

'-*■ la balistite, miscela chimico-fisica ottenuta per gelatinizzazio¬ 
ne del cotone collodio in nitroglicerina (50 %). E 1 un esplosivo di laji 
ciò di grande potenza. Temperatura di esplosione 3000°; ha il difet¬ 
to di essere fortemente erosiva. 

Al fine di ridurre il potere erosivo della balistite si è diminuito 
il tenore di nitroglicerina (minor temperatura di esplosione): balisti 
te attenuate al 42 % di nitroglicerina; balistite C.G. 13 al 25 % di ni 
troglicerina, 60 % di cotone collodio e fulmicotone, 15 % di binitro- 
toluene. Sono, però, meno potenti della balistite normale; 

-, la splenite italiana, studiata per avere un esplosivo di lancio 
meno erosivo. Il titolo di nitroglicerina è del 36 % . Vi è invece' con 
tenuto un 12 % di fulmicotone, oltre al 49 % di cotone collodio e 3 % 
di olio minerale. Temperatura di esplosione 2660°; 

- la cordite - usata nel munizionamento inglese - con il 30 % di 
nitroglicerina, 65 % di fulmicotone, 5 % di vasellina. La detta com 
posizione è quella media. Vi sono altri tipi di cordite contenente i 
detti elementi in percentuali diverse, ovvero contenenti elementi di- 




- 123 - 


versi come il cotone collodio al posto del fulmicotone e la carbamite 
al posto della vasellina come stabilizzante e refrigerante. La cordi¬ 
te viene preparata principalmente in fili; può, però, essere prepara 
ta in tutte le altre principali graniture. 

L'esplosivo da impiegare per armi portatili deve possedere una 
elevata energia potenziale per consentire di ridurre il peso della ca 
rica, il volume ed il peso del bossolo; nello stesso tempo è necess_a 
rio che il potere erosivo non sia troppo elevato. Generalmente si 
usano polveri alla nitroglicerina; ma qualche nazione usa anche pol¬ 
veri alla nitroglicerina. 

Le pressioni massime che vengono raggiunte nei fucili e nelle mi 
tragliatrici sono piuttosto elevate. Ciò è reso possibile dal grande 
spessore relativo che può essere dato alle canne; spessore che, da¬ 
to il calibro, non porta ad aumenti elevati di peso. I valori normali 
delle pressioni massime raggiunte vanno da 2800 a 3500 atmosfere. 

Le graniture comunemente adottate sono: a cubi, lamelle, pia¬ 
strelle, tubetti, cilindretti, trucioli. 

Il peso della carica impiegata varia a seconda delle caratteristi¬ 
che dell'arma e delle qualità di esplosivo impiegato. 

Usando polveri alla nitroglicerina, con proiettili da 10 a 15 gram 
mi, la carica pesa da gr. 2, 28 a 2, 43; giunge fino a g. 3, 30 con poi 
veri alla nitrocellulosa. 

Il peso della carica deve essere molto preciso; non si ammetto¬ 
no, generalmente, tolleranze superiori a 0, 05 od anche 0, 015 g.. 

Un centigrammo di differenza nel peso della carica può portare 
a differenze di 3 o 4 m/s. nella velocità iniziale e 6 o 7 atmosfere 
di differenza nella pressione. 

Nelle pistole il peso della carica è proporzionalmente ridotto e 
varia da 0, 2 a 0, 5 grammi. 



- 124 - 


CAPSULA 

CASSULA O INNESCO . 

La cassula o innesco è un tubicino metallico che si applica nel fo 
ro portacassula del fondello; contiene una sostanza che detona alla 
percussione e produce l'accensione della carica di lancio. 

La cassula deve: 

<C)essere giustamente sensibile all'urto del percussore; 

assicurare l'accensione della carica e non produrre fecce; 

Q non alterare le sue proprietà di detonante anche durante un iun 
j7Q_periQrio di conservazione; 

- essere stabile e non'dàr luogo a reazioni con il metallo del tu¬ 
bicino che la contiene; 

- non sfondarsi, nè uscire dal porta-cassula all'urto, del percus¬ 
sore 

La cassula è generalmente in ottone perchè più resistente e meno 
intaccabile del rame e del tombac; talvolta conviene proteggerla con 
un copri-cassula o contro-cassula. 

La materia detonante è costituita da un esplosivo molto sensibile 
che compie il processo di trasformazione con estrema rapidità ed è 
finito prima ancora che i gas abbiano avuto il tempo di espandersi. 

E' a base di fulminato di mercurio con clorato di potassio (o ni¬ 
trato di potassio) e solfuro di antimonio (miscela detonante), oppure 
mescolato con polvere di vetro. Per le cassule delle cartucce viene 
usata una miscela fulminante composta di 60 % di fulminato di mer¬ 
curio, 25 % di clorato di potassio, 15 % di solfuro d'antimonio. 

La miscela è compressa nella cassula e rivestita con un sottile 
strato di vernice o un dischetto di stagnola per proteggerla dall'umi 
dità ed impedire screpolature e sgretolamenti. 

Nell'innesco centrale esterno la cassula è forzata nel porta-cas¬ 
sula, il quale ha una parete foggiata a punta od a più punte, detta in- 
cudinetta , e questa alla base presenta dei forellini sicché il percus 
sore, urtando il fondo della cassula, schiaccia la materia detonante 
contro l'incudinetta e produce una fiammata che, passando attravejr 
so i forellini, accende la carica contenuta nel bossolo. Le forme di 
innesco centrale esterno più usate sono: 



125 - 


- innesco ordinario o "Berdan"; 

- innesco di sicurezza o "Boxer". 

Nell'innesco ordinario (Berdan) il fondo dell'alveolo è ripiegato 
a guisa di capezzolo in modo da costituire una incudinetta conica; i 
forellini per il passaggio della fiamma sono praticati alla base della 
incudinetta; la cassula, talora protetta da un copri-cassula, s'inve¬ 
ste e si forza sull'incudinetta finche la materia detonante risulta a 
contatto dell'incudinetta. Questo tipo d'innesco è semplice e di poco 
costo, perciò è il più usato; volendo, permette il ricaricamento del 
bossolo (fig. 100). 



Innesco ordinario (Berdan) 

(fig. 100) 

Nell'innesco di sicurezza (Boxer) il fondo dell'alveolo presenta i 
forellini e non ha alcuna ripiegatura; l'incudinetta è costituita da una 
piastrina a forma di cuore con due risalti; l'incudinetta viene intro¬ 
dotta dentro la cassula coi risalti appoggiati all'orlo della cassula in 
modo che la fronte risulti un poco distante dalla materia detonante, 
indi la cassula, provvista dell'incudinetta, viene forzata dentro il 
porta-cassula finché la base dell'incudinetta poggia sul fondo dell'al 
vedo. Questo tipo d'innesco presenta maggiore sicurezza dell'inne¬ 
sco ordinario poiché l'urto per l'accensione dev'essere esattamente 
centrale. E' molto adatto per il ricaricamento dei bossoli; per con¬ 
tro è più complicato e più costoso dell'innesco ordinario (fig. 101). 



Innesco di sicurezza (Boxer) 
(fig. 101) 



- 126 - 


LUBRIFICANTE. 

E' un miscuglio di vasellina gialla, cera e paraffina che viene 
spalmato in sottile strato esternamente alla pallottola, fino ad una 
certa distanza dal colletto del bossolo. 

La sostanza lubrificante non deve mai penetrare nell'interno del 
bossolo, altrimenti può provocare la decomposizione della sostanza 
esplosiva, facendo variare il comportamento di questa. 

M UNIZIONI DA GUERRA . 

Il problema del munizionamento da guerra delle armi portatili si 
è fatto più ampio e più complesso per le nuove esigenze tattiche. 

Le sole cartucce a pallottola ordinaria non riescono a soddisfare le 
necessità del combattimento odierno. Si richiedono cartucce con pai 
lottole dotate di buon potere perforante per agire contro mezzi leg¬ 
germente consistenti; cartucce con pallottole traccianti e di aggiu¬ 
stamento capaci di far individuare la traiettoria con una traccia lu¬ 
minosa visibile anche di giorno, o segnare il punto di arrivo, anche 
se a distanza relativamente grande, per apportare le opportune cor 
rezioni al tiro. Lo studio relativo a tali proietti da guerra deve por¬ 
tare a pallottole che conservino le stesse caratteristiche balistiche 
delle pallottole ordinarie e abbiano, rispetto a queste, traiettorie 
uguali o pochissimo differenti. 

Il munizionamento da guerra comprende: 

Cartucce a pallottola ordinaria. - Questa 
cartuccia costituisce il munizionamento nor¬ 
male per l'azione contro bersagli umani o di 
materiale leggero. Il proietto ha costituzio¬ 
ne analoga a quello descritto nella prima pa_r 
te del capitolo (fig. 102).^ 

Cartucce a pallottola^perforante. - Le pal¬ 
lottole perforanti sono destinate per la loro 
forma e costituzione a forare lamiere metal 
liche di determinata grossezza od altri ber¬ 
sagli resistenti. 



(fig. 102) 



- 127 - 

Le caratteristiche principali di una pallottola perforante possono 

' ; ; ,V' 'Vr V,/• ’ • 

così riassumersi:' ' v ;i ^- v 

- forma affusolata, perchè la più adatta alla penetrazione; 

- nocciolo della pallottola di metallo particolarmente atto alla per 

forazione; ]■■■ f - v . 

- massima velocità iniziale consentita dalle qualità balistiche del 

l'arma, ■ , V ' ■ s . ' 

Una pallottola perforante è quindi costituita generalmente da: 

- un involucro esterno di metallo simile a quello delle pallottole 

ordinarie;' . . /'•. v; 

- un nucleo centrale che rappresenta l'elemento perforante, co¬ 
stituito da acciaio speciale, opportunamente temprato e trattato con 
procedimenti tali da raggiungere la massima tenacità e durezza, op 
pure di acciaio legato (al cromo,' al tungsteno, ecc. ). 

La parte ogivale e, talvolta, il fondello della pallottola presenta¬ 
no un riempitivo di piombo od altro metallo a grande peso specifico 
allo scopo di ottenere una buona densità trasversale (fig, 103), 




acciaio speciale 
temperato 





carica cf/\ 
/a/?c/o , 


(fig. 103) 




- 128 - 


RéKwY 

Cartucce a pallottola tracciante . - Le pallottole traccianti sono 
costituite in modo da rendere visibile per qualche tratto la traietto¬ 
ria da esse seguita per consentire la correzione del tiro, fare segna 
lazioni, provocare incendi e per individuare bersagli. 

L'effetto visivo è ottenuto in genere per mezzo di una miscela coja 
tenuta nel fondello della pallottola. L'effetto prodotto dalla combu¬ 
stione della miscela luminosa non è mai disgiunto dallo sviluppo di 
calore, che talvolta è considerevolissimo, raggiungendo durante la 
combustione temperature superiori a 2000°C. Da- «iè deriva la seeon 
da -denominazione di pallottole-dm?endiaria r-data- ad-alcum tipi di dette 
pallottole ehe -rieseone-qaatehe volta ad appiccare il fuoco a materia 
li facil m e nte com b ustibili. 

La pallottola tracciante (ordinaria o perforante) presenta verso il 
fondello un vano nel quale è contenuto un tubetto metallico (tracciato 
re) con la miscela per produrre la scia luminosa (nitrato di stronzio, 

ovsido 

magne siòT'/ecc. J~. 





acc/aio placcato 
p/omòo 

- acciaio sjeee/a/e 
temperato 

iracc/atore 


. carica </Ì lancio 





Cartuccia tracciante perforante 

(fig. 104) ( flg * 105 ) 


pia reato 


d/ /andò 


- 129 - 


_o^o-vi (^r{s'~iy 

Cartucce a pallottola per aggiustamento . - La pallottola per aggiu 
stamento permette di segnare il punto di arrivo con una piccola fu¬ 
mata. Serve per la correzione del tiro quando il bersaglio è situato 
in particolare terreno (erboso, bagnato). 

La costituzione del proietto presenta in prossimità dell'ogiva, una 
carichetta al fosforo. Questo venendo a contatto dell'aria, al momeji 
to dell'urto, per la frattura del rivestimento, s'incendia dando luogo 
ad una nuvoletta bianca, facilmente visibile ad una certa distanza z 
(fig. 105)^W i9~ JL. 


c*—u. 5. ^ «.i- 


JU 


J >.c 


MUNIZIONI SPECIALI. 


y f f 'jMX. 






Viene normalmente denominato munizionamento speciale quello 
destinato all'addestramento, ai servizi di ordine pubblico, alle e- 
sperienze. 

Le questioni inerenti al munizionamento di esercitazione rivesto 
no per le armi portatili una particolare importanza, perchè esso de 
ve servire all'addestramento di masse considerevoli, che devono es 
sere tenute in continuo esercizio. Tale munizionamento deve quindi: 

- essere economico; 

- non logorare le armi; 

- essere atto all'impiego in poligoni situati negli abitati o nelle 
caserme stesse; 

- richiedere le stesse condizioni o modalità d'impiego e dare tra 
iettorie non troppo diverse da quelle del munizionamento da guerra. 


Costituiscono munizionamento speciale le seguenti cartucce: 

Cartucce per tiro ridotto . - Sono impiegate nell'istruzione di pun 
tamento e di tiro e consentono lo svolgersi di dette istruzioni in li¬ 
miti di terreno alquanto ristretti. Le caratteristiche principali di 
queste cartucce sono: carica ridotta e proietto di poca consistenza 
in modo da risultare facilmente frangibile all'urto. 


ARMI- Parte 1" 


Disp. 9~ - ACCAD. MILIT. - MODENA. 




- 130 - 


Cartucce da salve. - Sono impiegate 
nelle esercitazioni tattiche per simulare 
il fuoco, per segnalazioni e per salve di 
saluto. La cartuccia da salve ha una ca¬ 
rica ridotta e può essere: 

- senza pallottola; la chiusura del bos 
solo si ha mediante una coppetta o un di¬ 
schetto di cartone tenuto a sito da alcune 
gocce di gomma lacca; 

- con pallottola, fatta in modo che si 
frantumi all’uscita dalla canna (fig. 106). 

Le pallottole per cartucce da salve per 
armi a ripetizione ordinaria sono di legno 
o di carta. La forma esterna è quasi identica a quella delle pallotto 
le ordinarie. 

Le pallottole da salve per armi automatiche hanno maggiore co_n 
sistenza dovendo assicurare il funzionamento dell'arma. In genere, 
sono costituite da limatura di piombo rivestita da un involucro di 
metallo malleabile. 

Cartucce inerti per istruzione. - Servono per istruire il persona 
le nel maneggio delle armi. Non hanno carica, nè cassula; la car¬ 
tuccia consta solo del bossolo e del proietto. 

Cartucce per prave di pressione . - Vengono impiegate nei tiri per 
il collaudo delle armi. 

La cartuccia presenta la caratteristica eccezionale di una mag¬ 
giore quantità di carica. Data la fortissima pressione che si genera 
all'atto della deflagrazione, le armi da collaudare vengono fissate 
ad un cavalletto disposto in luogo protetto e lo sparo viene fatto a di 
stanza mediante un dispositivo elettrico. Questa cartuccia deve es¬ 
sere impiegata solo dal personale tecnico. 



- 131 - 


IDENTIFICAZIONE DELLE MUNIZIONI . 

Le cartucce a pallottola perforante, tracciante incendiaria e di 
aggiustamento presentano particolari segni che consentono la loro 
identificazione. Questi segni sono costituiti dalla colorazione che vie 
ne data all'ogiva delle pallottole, talvolta anche riprodotta sul fondel 
lo della cassula. Non tutte le nazioni adottano lo stesso colore per 
indicare la medesima cartuccia. 

Sul fondello del bossolo delle cartucce sono, inoltre, indicate la 
sigla dello stabilimento costruttore, quella del collaudatore e la da¬ 
ta di fabbricazione. 

Le cartucce inerti si riconoscono perchè hanno il bossolo forato 
o scanalato e mancano di cassula. 


o 



- 132 - 


CAPITOLO XI 

MUNIZIONI PER ARMI A TIRO CURVO 


Le armi a tiro curvo - mortai - lanciano proietti (bombe) ad azio 
ne esplosiva e ad azione speciale (nebbiogena, incendiaria, chimica) 
con piccola velocità iniziale. 

Costituzione delle bombe. 

Le bombe generalmente sono costituite da: 

- un corpo periforme o cilindrico, con raccordi tronco-conici ve_r 
so la parte inferiore e superiore. Il metallo costitutivo è l'acciaio 

o la ghisa acciaiosa. Viene spesso usata, quest'ultima, sfruttando la 
relativa bassa pressione unitaria a cui vengono sottoposte le pareti 
della bomba, all'atto della deflagrazione della carica di lancio. Sul 
corpo, e sempre in corrispondenza della parte del diametro maggio 
re, sono praticate della fasce di centramento ; 

- una carica di scoppio, contenuta nella cavità interna, eventual¬ 
mente insieme alle parti destinate a contenere sostanze speciali (to_s 
siche, nebbiogene, illuminanti), 

- una parte ogivale, che può fare parte del corpo oppure ad esso 
unita a mezzo di filettatura. Detta parte ogivale, anteriormente, ha 
forma di bocchino entro cui viene avvitata la spoletta; 

- la spoletta e gli artifizi, destinati a produrre l'accensione del¬ 
la carica; 

- un sistema d'impennaggio tendente ad eliminare l'effetto della 
coppia perturbatrice. E' formata da un certo numero di alette appli 
cate attorno ad un vano cilindrico. In quest'ultimo è allogata la ca¬ 
rica fondamentale di lancio; fra le alette sono disposte le cariche ajj 
giunti ve. 

Detto sistema è diverso nelle bombe impiegate dai mortai con ca 
rica di lancio fissa. 



- 133 - 


Costituzione e funzionamento delle spolette . 

Lo scoppio della carica della bomba è ottenuto a mezzo di spolet¬ 
te che, a seconda del funzionamento, si dividono in: spolette a per¬ 
cussione, se richiedono per il funzionamento l'urto del proietto con¬ 
tro un'ostacolo; spolette a tempo, se determinano lo scoppio in un 
punto prestabilito della traiettoria. 

Le spolette, generalmente, constano di: una cassula di materia 
detonante che, al momento opportuno, deve detonare e produrre una 
fiammata; uno spillo, destinato a battere contro la cassula e deter¬ 
minare l'esplosione; eventuali detonatori che servono a rinforzare 
la fiammata della cassula ed a trasmetterla alla carica di scoppio 
della bomba. Comprendono inoltre organi di sicurezza aventi lo sco¬ 
po di evitare, comunque, lo scoppio della bomba durante il traspor¬ 
to, il maneggio, il caricamento e nel primo tratto della traiettoria. 

Il funzionamento della spoletta a percussione può avvenire: 

- per urto diretto; 

- per concussione. 

Nel. primo caso lo spillo è fissato ad un cappelletto, deformabile 
e mobile verso l'indietro; la cassula è unita al corpo della spoletta. 
All'urto contro il terreno, il cappelletto si schiacchia o è spinto in¬ 
dietro e lo spillo urta contro la cassula. 

Nel secondo caso si sfrutta l'inerzia di una massa mobile. Cas¬ 
sula e spillo sono mobili e tenuti a distanza a mezzo di una molla a_n 
tagonista. All'urto contro il terreno, la parte mobile, per inerzia, 
tende a proseguire nella corsa della bomba conservando la propria 
velocità. In tal maniera vince la resistenza della molla e va ad urta 
re contro l'altro elemento determinando la detonazione. 

Cariche di lancio . 

La propulsione della bomba è ottenuta a mezzo di opportuna ca¬ 
rica di lancio. Questa può essere fissa o variabile . Quand'è fissa è 
costituita da un normale bossolo contenente una certa quantità di sjo 
stanza deflagrante. Nel secondo caso, invece, è formata da: 


- 134 - 


- un elemento fondamentale; 

- cariche aggiuntive. 

La carica fondamentale ha la forma di una normale cartuccia da 
caccia. Detta cartuccia è completa anche di cassula e può, talvolta, 
portare il percussore destinato a battere contro una superficie si¬ 
stemata alla base del tubo di lancio. 

Le cariche aggiuntive sono costituite da involucri di materiale fa 
cilmente infiammabile (celluloide, cellophane) contenenti una certa 
quantità di polvere dell'elemento fondamentale. Sono disposte di no_r 
ma tra le alette del codolo. Possono, anche, essere costituite da blo_c 
chetti di sottili foglietti di esplosivi di lancio che, mediante un foro, 
vengono agganciati al codolo, oppure fissati ad esso in altro modo. 

TIPI DI BOMBE . 

Per soddisfare le moderne esigenze tattiche, le armi a tiro cura¬ 
vo adottano un munizionamento vario. Citiamo appresso i normali 
tipi di bombe da guerra: 

- ad alto esplosivo; 

- nebbiogeno-incendiarie; 

- illuminanti con paracadute; 

- ad aggressivi chimici, 

e quelle da esercitazioni ed istruzioni: 

- da esercitazione o per scuola di tiro; 

- inerti per istruzione. 

Bombe ad alto esplosivo. - Sono ad esclusiva azione di scoppio. Il 
corpo della bomba contiene una carica di sostanza esplosiva che scop 
pia all'azione di una spoletta sistemata nella parte anteriore del prò 
ietto. Possono essere a piccola e grande capacità. La spoletta è, nor 
malmente, del tipo a percussione con funzionamento istantaneo. Ven 
gono, però, anche impiegate spolette a doppio effetto: istantaneo o 
ritardato (figure 107 e 108). 
























- 136 - 


Bombe nebbiogeno-incendiarie . - Sono impiegate per: 

- accecare elementi nemici; 

- creare cortine nebbiogene atte a coprire il movimento di repa_r 
ti; 

- produrre incendi in abitati, boschi, ecc.. 

Sono analoghe, per forma e dimensioni esterne, alle bombe ad al 
to esplosivo, dalle quali, però, differiscono sia per lo spessore del¬ 
l'involucro che per la carica. Infatti, l'involucro esterno è più sotti 
le, in genere di acciaio, a frattura occasionale; la carica interna è 
costituita da sostanze nebbiogene o nebbiogeno-incendiarie (fosforo 
bianco, esacloretano, miscela compressa di ossido di zinco, siliciu 
ro di calcio ed esacloretano). Le caratteristiche che da queste bom 
be si richiedono sono: 

- avere lo stesso comportamento balistico delle bombe ad alto e- 
splosivo; 

- non lasciare, almeno nel primo tratto della traiettoria, scie che 
facilitino l'individuazione della postazione dei mortai; 

- dare un'emissione di nebbia densa e persistente, almeno per 1 
o 2 minuti. 

Adottano normalmente, spolette a percussione con azione istanta 
nea. 

Bombe illuminanti con paracadute . - Sono adoperate per illuminare 
una determinata zona del campo di battaglia, con un'intensità lumi¬ 
nosa che va fino a 145. 000 candele (variabile secondo il tipo di mi¬ 
scela) e per la durata di 25-30 secondi. 

La bomba illuminante si compone dei seguenti elementi: 

- involucro di metallo leggero, generalmente di forma cilindrica, 
con bocchino anteriore per avvitarvi là spoletta a tempo (fisso o gra 
duabile); 

- un complesso illuminante (bengala) costituito da nitrato di bario 
ed alluminio, polvere compressa di magnesio od altra sostanza illu 
minante, collegato ad un paracadute mediante una funicella o filo me 
fallico leggerissimo; 





- 137 - 


- una carica di esplosivo propellente (polvere nera in genere) che, 
innescata dalla spoletta, ad una certa altezza della traiettoria (nor¬ 
malmente al vertice) propelle il bengala sospeso al paracadute il qua 
le, lentamente, scende a terra. 


Il mezzo di propulsione è identico a quello usato per il lancio de¬ 
gli altri tipi di bombe (fig. 109). 



(fig. 

1. Spoletta a tempo (fisso). 

2. Corpo di bomba. 

3. Raccordo tronco-conico. 

4. Codolo. 

5. Cariche aggiuntive. 

6. Carica esplosiva. 


7. Bengala illuminante. 

8. Raccordo del bengala. 

9. Distanziatore. 

10. Paracadute. 

11. Raccordo filettato del codolo. 

12. Carica di lancio. 


















» 138 - 


Bombe ad aggressivi chimici . - Sono adoperate per irrorare una de¬ 
terminata zona del campo di battaglia di aggrissivo chimico. 

L'involucro esterno, normalmente in acciaio a pareti sottili, con 
tiene un aggressivo chimico liquido che, all'atto dello scoppio, per¬ 
mette di irrorare il terreno, per un certo raggio, con la sostanza 
contenuta nel corpo della bomba. 

Bombe da esercitazione o per scuola di tiro . - Sono impiegate per 
addestrare il personale alle operazioni da compiere al tiro. Hanno 
la stessa forma e grandezza delle bombe ad alto esplosivo. Per con 
sentire l'immediato reimpiego alcune volte il corpo porta degli sfo¬ 
gatoi circolari che consentono la sfuggita dei gas, riducendo così al 
minimo l'utilizzazione della forza propulsiva della carica di lancio 
(fig. HO). 

Bombe inerti per istruzione . - Hanno la stessa forma e dimensioni 
di quelle ad alto esplosivo. Sono dotate di spoletta inerte e caricate 
con materiale anch'esso inerte. Si usa per istruzioni di spolettamen 
to. Non deve mai essere nè caricata nè lanciata. 

IDENTIFICAZIONE DELLE MUNIZIONI. 

- Ogni bomba porta, per la identificazione, i seguenti contrassegni: 

. calibro e tipo (inerte, esercitazione, alto esplosivo, ecc.); 

. tipo di esplosivo, della carica o miscela speciale; 

. lotto di appartenenza, 

- Le cariche portano segnati: il tipo, l'anno di fabbricazione, il lot¬ 
to e la sigla del collaudatore. 

- Le spolette sono contrassegnate con i seguenti dati: 

. tipo e modello; 

. anno di fabbricazione; 

. lotto di appartenenza; 

. sigla del collaudatore. 






- 139 - 


Bomba da esercitazione 




(fig. HO) 

1. Detonatore. 

2. Carica di polvere nera. 

3. Riempimento inerte. 


= =oOo= = 









MINISTERO DELLA DIFESA - ESERCITO 

DIREZIONE GENERALE ARTIGLIERIA 


N. 4806 

MDNIZIONEIIENTO DI IRMI DELIE FINTERIE E ITERICENE 

(Tarale) 

(Stralcio e traduzione della pubblicazione americana TM 9 - 1904 - ed. 1944) 

Luglio 1949 



Errata-corrige alla pubblicazione N. 4806 (Tavole) 


FIGURA 

ERRATA 

CORRIGE 

!• i 

2 - B 

cal. 11,4 (0”,45) 

! 

cal. 11,21 (0”,45) M1911 

2 - C 

(0”,22) 

(0’\22) long ride j 

11 - G 

lega piombo 

Lega di piombo 

13 - denomiiiaz. 

continuazione. 

- contino azione. ! 

19 - B 

cartuccia per istruzione 

... da ... i 

24 

in nastro di teìa 

... nastri ... j 

36 

(dicitura... 

(diciture... 1 

40 - N. 8 

cartocci e M3 

cartuccia M3 ! 

44 - N. 12 

delle cartoccio 

della cartuccia j 













MINISTERO DELLA DIFESA - ESERCITO 

DIREZIONE GENERALE ARTIGLIERIA 

N. 4806 

MUNIZIONIIOTO DI IRMI DEUI FINTEMI IH 

(Tarale) 

(Stralcio e traduzione della pubblicazione americana TM 9 - 1904 - ed. 1944) 


Luglio 1949 




mmm 


Figura 1 Tipi dì munizioni per armi portatili 


0^1° ° ^ D S e L'* ^ 


A - Cartuccia per moseh* cal. 7,62 (0'\30) MI I) - Cari uccia per fucile tipo cuccia da 12 gagc 

B - Cartuccia a pallottola cui. 11,4 (0 ,? ,45) E * Cartuccia a pallottola cuL 7,62 ((f\3(ì M2 

C - Cartuccia a pallottola cui- 5,58 (0 ,? ,22) P - Cartuccia a pallottola cui, 12,7 (0 ,# ,50) M2 

Figura 2 — Cartucce per armi portatili, sezionate 


J + \ ^. r r i , Jj- 





‘-H, 

W^BKSSttSSi 



-tF w 



. ■ | 

. - «►' ? 





























JJoofòC 


sezionati 


Figura 5 Caricatore per 8 cartucce 
cal. 7,62 (0,30 poli.) 


Figura 4 Caricatore per 5 cartucce 
cal. 7,62 (0,30 poli.) 


Figura 6 Caricatore per revolver cal. 11,21 (0,45 poli.) 







Fjgura 7 - Elemento di nastro 
caricatore metallico MI, per 
cartucce da mm. 7,62 
(0,30 poli ). 


Pallottola normali*, M2 


Pallottola perforante, M2 
Rosso 


Pallottola tracciante. MI 

Figura 10 - Pallottole da mm. 
7,62 (0,30 poli.). 


A - Cartuccia perforante, M2 
B - Cartuccia a pallottola (normale) M % 2 


( - Cartuccia tracciante MI 


D - Cartuccia a pallottola (normale) MI 
E-Cari, a pallottola M2, tipo National 


Match 


Figura 12 - Cartucce da mm. 7,62 (0,30] 


A - Riempitivo posteriore di similoro 
B - Carichetta del comp. trace, d'accens. 
C - Composto tracciante 
D - Nucleo di acciaio al cromo 
e tungsteno 

E - Incamiciatura di similoro 
E - Riempitivo anteriore di piombo 
G - Nucleo di lega piombo e antimonio 


Figura 11 - Pallottole da mm. 7,62 (0”,30) - sezionate 


Figura 9 - Pezzo di nastro caricatore me 
tallico per cartucce da mm. 7,62 
(0,30 poli.). 


E 








Comic t Tu di carimi L'ino 


< -- Dischetto m cartoncino 


Dischetto ili feltro 


Figura 14 - Cartucce a salve (rimboccatura è stata 
sezionata per mettere in evidenza i vari 
tipi di dischetti di chiusura) 


S.C&& tinto 


iioss .0 - C5S(tf:ii ni in* Uj 


A - Carium:i a pallottola- M DIM 
B Girl, li saive per revolver MI 
(* - Cartuccia da istruzione M19J1 
I> -Curi. per prove ili pressione MI 
E-Cari urna tracciante MI 


Fig. 15 - Cartucce da mm. 11,21 
(0,45 poli.) 


Si agnato 


Logajli piombo 


Slaguato 


A - Cartuccia per tiri a salve M190! 
B-Cartuccia chi istruzione M2 
C - Cartuccia ila istruzione MI IH Hi 

D -Cartuccia per servizi ili guarditi 

MI 

E'Cartuccia per servizi di guardia 

mi orni 

F - Cari uccia per provi 1 di pressioni 


Figura 13 - Cartucce da mm. 7,62 (0,30 poli.) 
continuazione. 


Stimilo 


















Pallottola tracciante, MI 


( arie netta daccens. elei conip. brace 
('aridi, ausiliari*'! d’acccns. del comi 
Composto t raciante 
Nurico d'acciaio 

Nucleo d'acciaio al cromo r tungsteno 
Incamiciatura di similoro 
Uicmpitivo ani. di piombo-aniimonio 
Nucleo di piombo c antimonio 


In alto : Pallottola normale M2 
In mezzo: Pallottola perforante M2 
In basso : Pallottola tracciante MI 


Figura 17 - Pallottole da mm. 12,7 (0,50 poli.) 
sezionate. 


Fig, 16 - Pallottole da mm. 12,7 
(0,50 poli.) 


A - Cartuccia perforante M2 — B - Cartuccia a pallottola normale M2 — C - Cartuccia tracciante MI 

Figura 18 - Cartucce da mm. 12,7 (0,50 poli ) 








A ( ri uccia per tiri a salve MI 

1> -t\*irluccisi per istruzione M2 

C - Cartuccia per prove* ili pressione MI 




Figura 19 - Cartucce da mm. 12,7 (0,50 poli.) - continuazione. 


|MMM 

tp piHI 

Cart. a salve da mm. 5,58 M2 e M2 Al 
per mitragliatrici (l'addestramento 


HHb 

\^y Pallottola di piombo 

r 

*- 25-^ 

Cart. a pallottola da mm. 5,58 (Long Rifle) 

Figura 20 - Cartucce da mm. 5,58 (0,22 poli.) 

In alto: Cart. per moschetto da mm. 7,52 
(0,30 poli.) MI. 

In basso: Cart. per tiri ridotti da mm. 7,52 
(0,30 poli.) M1925. 

Fig. 22 - Cartucce varie 



Figura 21 - Cartuccia da caccia da 12 gage 









mm 


Figura 23 - Contrassegni e striscie colorate per cassette per cartucce di piccolo calibro 














I Foro di riempimento (filettato 
in fusione) 

2. Carica di scoppio (polvere E. 
Blank) 

3. Caiica d’infiammazione (polve¬ 
re nera) 

4. Involucro di rame 

5- Rivestimento alia cellulosa 

6. Spoletta a tempo (tipo com¬ 
merciale) 

7. Percussione 

8. Piastrina di chiusura della spo¬ 
letta 

( ) Punta del percussore 

10 Leva del percussore 

11. Copiglia doppia ad occhiello 

12. Perno della cerniera 


13 Molla del percussore 

14. Dischetto di stagnola 

15. C'.assu a, tipo \ÌK. V 

16. Corpo della spoletta 

17- Coppetta della cassula 

IH. Rondella di guarnizione 

l ( ). Involucro della bomba 

20. Anello d'estrazione della co¬ 
piglia doppia 

21 Modello della $pole:tn. inizia i 
de 1 fabbricante e numero del 
lotto di fabbricazione stampi¬ 
gliati sulla leva 

22. Stampigliatura dell'ispettore 

23. Iniziali del fabbricante del cor¬ 
po della bomba 


Fig 26 - Bomba a mano a frattura prestabilita 
MK II con spoletta per bomba a mano M10A2. 


1. Levo (li sicurezza 

2. Percussore 

.'L Molla del percussore 
I. Piastrina di ehius. della spoletti! 
5. Corpo della spot, (di ghisa) 


Figura 27 - Bomba a mano a frattura 
prestabilita MKII 


1 - Dischetto di stagnola 

2 - Spoletta 

3 - Cassu la 

4 - Tubo metallico o detonatore 

5 - Corpo della bomba (di ghisa) 

3 - Carica esplosi va 

7 - Tappo di chiusura del foro di caricamento 

Figura 28 - Bomba a mano (sezionata) 


Romba a mano a 
frattura prestabilita, MK2 


Bomba a mano per 
addestramento , 


Figura 25 - Bombe a mano 


Bomba a mano Bomba a mano 
fumogena. HC. M8 irritante 
CN.DN.M6 


Bomba a mano 
a gas irritante 

CN. M7 








AX * <1 


?T 





Ihfigiuh* 





ili ~ d.h 

C r WkJf anticarro IT* -»• ì 

’"*** per fucile, M3 

Bomba anticarro Bomba anticarro 

per fucile, M9 per fucile, M9A1 


Lanciabombe per furili, MI 


Figura'29 - Bombe per fucili e lanciabombe per fucili 














fi 

K i ' ”1 




là J 




********m+ w m 



Figura 30 - Lanciarazzo anticarro, MI 








1. Imponimelo 

2. Ugello 

H, Spina dì siruiTZKa 
I. Anello ili ri untai tu 


. 31 - Razzo anticarro da 
60 mm. (2,36 poli.) M6. 


Figura 33 - Mortaio da 81 mm 








1. Involucro 

2. Fondello 

3. Collare di raccordo per spoletti 

1. Porto carica rii Lincio 

5* Involucro del detonatore 
fi* Tappo porta spoletta 
7- Carica dì scoppio (tritolo) 


J21.6 


L Ogiva con spoletta 

2. Detonatore 

3, Involucro 

1. Candir aggiuntive 
5. Cartuccia 


Figura 34 - Bomba per mortaio da 3 poli, e da 81 miri. MKI 


1* Numero del lotto delle munizioni 
2. Modello della bomba 
3* Tipu delie carica di scoppio 

4. Calibro del mortaio 


Ve mici «itimi oliva (diciture iu già Ilo)- 


Figura 35 - Bomba ad alto esplosivo IV143A1 per mortaio da 81 mm. 


.Verniciatura blu (dicitura iu bianco) 


icitura iu bianco)— 


1. Tipo della carica di scoppio 

2. Numero del lutto delle munizioni 
■’i, Modello della bomba 

L Calibro del mortaio 


Figura 36 - Bomba per scuola di tiro per mortaio da 81 mm. 






1. Spoletta 

a percussione M45 

7. Impennaggio 

2. Raccordo 


8. Cariche aggiuntive 

3. Coppa di 

bachelite del detonatore 

9. Cartuccia M3 

4. Involucro 

della bomba 

10. Alette ripieghevoli 

5. Carica di 

scoppio di tritolo 

11. Cariche aggiuntive 

fi. Fascia di 

centramento 

12. Cartuccia M3 

Figura 37 - 

Bomba ad alto esplosivo M45, per mortaio da 81 mm 


Modello della bomba Ti P° tirila carica di scoppio 

Numero «lei lotto di munizioni *1 f~ Calibro del mortaio 



Figura 38 - Bomba ad alto esplosivo M56 per mortaio da 81 mm. 



Figura 39 - Bomba a caricamento chimico M57, per mortaio da 81 mm. 
















5 




- Parti separate 

Calibro e modello della bomba 
Contrassegno aona di 


Cannello MS3 e Cartuccia MB 


Spoletta 1\1>. (anteriore) M52 
(■oppa di bachelite per detonatore 
Involucro della bomba 
Collare di raccordo 

Fascisi sporgente 
Tubo di scoppio M2 


7. Fascia di centramento 

8. Cartoccio M l\ 

ÌL lai pei maggio 

10, Alette 

11. Stelo dcirimpeniiaggio 
Kb Carica aggiuntiva M2 


Figura 40 - Bomba a caricamento chimico M57 per mortaio da 81 mm. 


Figura 41 - Bomba da istruzione M68 per mortaio da 81 mm. 


Bumba da islrnz. Mfi8 per mortaio da 81 min. 
sciiku iuipcnnìiggim cartuccia- e 1 cannello 


Impennaggio por bombe 
M43A1 e MBS 


B - Colpo completo 

Verniciatura nera (diciture in bianco) 











Figura 42 - Cartucce e cariche aggiuntive per mortai da trincea 


Figura 43 - Bomba ad alto esplosivo M49A2 per mortai da 60 mm. 


M49A2 

M50A2 













I- Spoletta P. D + M 55 
2. Fascia di centramento 
5, Involucro della bomba 

4. Carica esplosiva 

5. Porta-cariche -api* 3 unti ve, MI 

6 . Carica aggiuntiva, M3 
7* Impennaggio 

8, Cannello M 32 

9, Cartuccia M 5 

10, Fori di scarico dei gas 
I I. Disco di piombo 

12 Alloggiarne rito delle cartie-cic 
I 3, Aletta 

14. Collare 

13, Porta-cariche aggiuntive, MI 

16 . Occhiello 


17. Cannello M 32 

18. Corpo del cannello 
19- Incudinetla 

20, Caricherà M 35 

21, Caricherà di trasmissione 

22, Dischetto di chiusura 

23, Porta cassula 

24, Cartuccia M 3 
25' Tubo esterno 

26. Tubo interno 

27. Carica 

28. Dischetto 

29. Rondella 

30. Lettere e cifre in giallo 
31 Verniciatura oliva 


Figura 44 - Bomba ad alto esplosivo M49A2 per mortai da 60 mm. 



Figura 45 - Bomba illuminante da 60 mm, M83 - Complesso del paracadute 







I ■ Involucro 

2, Carica di prima accensione 
3* Carica illuminante 

4. Carica d*innescamento 

5. Filo metallico di sospensione 
6- Disco d'acciaro 

7, Dischetto di copertura della cariche!ta 

di rinforzo 

8. Dischetto supcriore di chiusura 


9- Dischetto mf. di compensato 
10. Caricherà di «Inforzo 
11 Dischetto inf. di chiusura 
12. Rondella distanziatricc 
fi. Anello distanziatore della ca belletta 
di rinf. 

14. Cordicella dì legatura 

15. Nastro di rinforzo 

16. Nastro d unione 

li * 


111 V.GV 1 

pi 

M 

ni 

p | 


LlL 


11 



| 


Complesso illuminante 


Involucri» della bumba 


1. Involucro della bomba 

2. Complesso illuminante 

3. Comp fesso paracadute 

4. Complesso di coda 

5. Collare di raccordo 

6. Collare di r.sccordo de IT impennaggio 

7. d ubp jnlecno distanziatore del paracadute 


8. Raccordo Ironcc-conico 

9. Pezzo d unione 
IO. Disco d unione 

11 Disco del paracadulo 

12. Spillo di ritegno del tubo de! paracadute 

13. Tubo dell'involucro 


Figura 46 - Bomba illuminante da 60 mm, M83 * Involucro e complesso illuminante 


Verniciai ur* in Grìgio diciture in —' 

Nero 

- 362 7 -— 


Figura 47 - Bomba illuminante da 60 mm,, M83 - Contrassegni